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* Storie

"Un ponte per l'Argentina" è un progetto della Polisportiva Fuoric'entro

Se fossi nato a Buenos Aires...

 

- Nel mese di aprile di quest'anno ho avuto il piacere e l'onore di partecipare, grazie all'invito di Raffaele Dovenna – amico e presidente della Polisportiva Fuoric'entro (associazione per cui oggi lavoro) – ad un'iniziativa nobile e lodevole, frutto di un percorso intrapreso dalla stessa Polisportiva in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale di Trieste. Percorso cominciato nel 2001 con progetti di cooperazione internazionale prevalentemente nell'ambito della salute mentale.

Purtroppo la situazione sociale in Argentina è molto complessa, e complesso è il modo con cui viene trattata la malattia mentale. Esistono sì delle isole felici – penso ad esempio all'Hospital Escuela de Salud Mental di San Luis – realtà che abbiamo avuto il piacere di conoscere e che offre un servizio di ottimo livello, ma sono tante e troppe le province che non hanno ancora condannato l'istituzione manicomiale.

Nella Provincia di Buenos Aires, ad esempio, esistono ancora i manicomi. Ne ho visitati due: il Borda (maschile, più di mille internati) e l'Esteves (femminile, anch'esso con più di mille internate). Venire a contatto con questi due orrori della società moderna mi ha semplicemente sconvolto. Sconvolgente l'idea che una persona con problemi psichici venga ancora oggi rinchiusa ed abbandonata in un istituto pubblico. Alla faccia della libertà e della democrazia!
Vedere realtà come il Borda e l'Esteves mi ha aperto gli occhi sulla grandezza della figura di Basaglia e sul lavoro di chi lo ha sostenuto ed aiutato a mettere in atto una vera e propria rivoluzione.
Non solo psichiatrica, anche sociale.

Il mese trascorso in Argentina è stato per me un'esperienza unica ed irripetibile. Ho avuto modo di conoscere un nuovo paese, una nuova cultura e per di più con la sensazione di essere partecipe – col mio piccolo contributo – ad un processo di cambiamento utile e necessario.

In Argentina ho portato la mia esperienza, ed assieme a Raffaele abbiamo parlato della Polisportiva e della realtà triestina. Abbiamo cercato di dimostrare che esistono delle strade migliori per curare la malattia mentale e che il processo di cambiamento deve nascere prima nelle teste delle persone. Solo così si abbatte il pregiudizio, lo stigma nei confronti di chi è diverso da noi.

Basaglia era riuscito a preparare la società all'accoglienza ed alla solidarietà nei confronti di persone deboli e sfortunate. Grazie a Basaglia, oggi c'è una rete di servizi, associazioni e cooperative che lavorano congiunte per aiutare e ridare dignità alle persone che hanno o hanno avuto un disturbo psichico.
A Buenos Aires ci sono ancora i manicomi.
Ecco perché per me è stato bello ed importante esserci.
Perché ho potuto dire che se fossi nato a Buenos Aires, oggi starei parlando con un muro internato in un istituto psichiatrico mentre – grazie a Basaglia ed alle persone che lo hanno e che mi hanno aiutato – posso ancora permettermi il lusso di viaggiare, lavorare, conoscere persone, inseguire il mio sogno.

Federico Scarpa

[articolo inserito il 23-07-2007]

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