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* Storie

I Fuochi di San Giovanni

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Un momento della festa nel parco
I suonatori
Una della installazioni preparate per la festa

[Foto di Giovanni Montenero]

* L'Associazione di Volontariato Franco Basaglia in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale e numerose Associazioni e Cooperative Sociali, con il contributo della Regione FVG e del Centro Servizi per il Volontariato ha organizzato dal 12 al 23 giugno 2006 nel Parco di San Giovanni e nel Centro Diurno di Aurisina, 15 giornate di pittura in plain air che hanno visto la partecipazione di artisti vari tra cui 4 esponenti del gruppo parigino 59 Rivoli invitati a partecipare alla preparazione e alla festa tradizionale dei Fuochi di San Giovanni.

Si è trattato di un incontro proficuo e interessante su diversi livelli giacché i 4 artisti provenienti da nazionalità diverse (Francia, Giappone, Estonia, Martinica), assieme a me e in collaborazione con il Servizio Abilitazione e Residenze, hanno avviato un ampio momento di animazione anche al di fuori dell'orario previsto per i laboratori suddetti, esponendo e dimostrando, da parte loro, la buona riuscita di un movimento culturale significativo che segue vie non istituzionali, quali quella dell'occupazione di locali all'interno della città lasciati all'abbandono. Gli artisti che per l'arco di tutto il periodo abbiamo chiamato "francesi", provenienti infatti da un'ormai conclusa esperienza di occupazione illegale di un palazzo parigino, oggi centro artistico rinomato, hanno confermato, con il loro entusiasmo e lo spirito di condivisione, l'importanza del lavoro collettivo e dunque la necessità di luoghi e spazi all'interno della città in cui colorare e costruire opere e pensieri. Da parte sua, il Dipartimento di Salute Mentale ha ancora una volta dimostrato l'apertura ad ascoltare, accogliere e valorizzare la diversità come veicolo di arricchimento reciproco.

Fin da subito, seguendo lo spunto di Pino Rosati (Laboratorio P di Trieste oggi referente del progetto sartoria Visibilia del Padiglione M) ho cercato di avviare un vasto ragionamento sul fuoco, protagonista assoluto della festa di San Giovanni, che nel pomeriggio del 23 prevedeva, accanto ai "francesi", anche altri tipi di laboratori per la costruzione di aquiloni (Cooperativa Duemilauno-Agenzia Sociale), fiabe e filastrocche curati dall' Associazione dei Senegalesi con cui, analogamente, si sono avviati in parallelo interessanti ragionamenti sul senso del fuoco e delle acque e sul ciclo delle stagioni, anche rispettando l'opposta posizione geografica dei due paesi Italia vs Senegal e inizio dell'estate vs hivernage- stagione delle piogge.
Ho pertanto diviso il mio lavoro in laboratori e scritti e per ognuno di questi filoni è stata prodotta della documentazione digitale e cartacea consultabile al Padiglione M.
Per quanto riguarda i Laboratori di preparazione alla Festa, fin da subito, ho scelto di parlare di Opere Effimere che sarebbero state bruciate nel grande falò di gioia o falò propiziatorio appiccato nella notte del 23 giugno.
La proposta era quella di costruire grandi sagome di cartone in cui chi partecipava avrebbe potuto inserire qualcosa che gli apparteneva che poi sarebbe finita alle fiamme come atto di esorcizzare, purificare, propiziare attraverso il fuoco, la futura annata. Dunque sagome simili a totem.

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Un'immagine della festa al calar del sole
Il fuoco del falò
Giocolieri attorno al falò
Il grande cavallo costruito per il falò

[Foto di Giovanni Montenero]

Si è tuttavia ben presto codificata una consapevolezza più alta del valore che questo tipo di lavoro poteva assumere e si è pertanto spostato il focus sul tema centrale delle ombre intese come il naturale altro che ci portiamo accanto, riflesso del sole, nonché del fuoco, parte buia, oscura, nera da cui non ci stacchiamo, compagno, amico e mostro che non si dà e non esiste se non con luce, e che pertanto ci torna a trovare nelle varie ore e stagioni ogni volta riflesso in maniera diversa a rappresentare l'altro in noi.

Questo intenso lavoro con l'altro e sulle ombre, che non si vuole esaurire in questa breve esperienza, ben si addiceva sia a un'idea di tipo artistico che come pulizia e rigenerazione (come spesso si suole definire l'intervento artistico nell'ambito sociale e istituzionale) , sia al tema del fuoco che secondo Bachelard suggerisce il desiderio di cambiare, di portare la vita a compimento, di distruggere per rinnovare.

Per chi non ha mai vissuto da vicino un momento comunitario, la festa e i preparativi attorno al fuoco, possono risultare banali e ricondurre a significati ovvi. Bisogna invece sottolineare che l'idea di riproporre un tale tipo di festa, quella di voler ragionare artisticamente attorno a un tale tema che rimanda a simboli forti, il desiderio di rendere laboratori e festa dei Fuochi un momento di comunione di spiriti diversi all'interno di un Parco che gode di una storia particolare come quello dell'ex Ospedale Psichiatrico del quartiere di San Giovanni, è una scelta significativa e significante che racchiude in sé il desiderio di accogliere, per rispettare, tradizioni diverse attorno ad un momento dell'anno centrale.

Grazie alla partecipazione dei "francesi", ma anche a quella dei senegalesi, dei musicisti serbi e moldavi, e di chiunque abbia partecipato alla serata, il falò appiccato nel Parco, lungi dall'essere un fuoco tipico come quello del Pignarul friulano, è stato atipico e tipico insieme nella sua eterogeneità, giacché lo scheletro non tradizionale, è stato composto da un'opera collettiva, un grande cavallo bruto "free style", che nell'atto di essere bruciato ha rinvigorito e non liso la carica simbolica di Marco Cavallo, forte di avere intorno a sé nuovi ammiratori e "adepti" nella sua galoppata libera nel blu.

La festa dei fuochi di cambio stagione diventa allora la festa del "falò propiziatorio" detto anche "falò di gioia", momento particolare in cui si uniscono e si scoprono originali universi umani, realtà uniche, culture, lingue, persone diverse che concorrono nella loro peculiarità a creare il cuore del Parco in un bagaglio che unisce il vecchio e il nuovo, nelle ricerca delle proprie radici ma con l'occhio attento e calato nelle modernità del presente, nella multiculturalità crescente, attraverso gli elementi che compongono la materia: terra, fuoco, aria, acqua e, forse, storia.

Il segreto della festa è quindi la condivisione di un momento importante che ripete ogni anno attraverso il fuoco il ciclo della vita, della morte e della rinascita in un cerchio che racchiude ogni cosa, un cerchio che non resta chiuso ma diventa una spirale attenta a coinvolgere i nuovi arrivati. Ecco perchè l'azione umana, intesa anche nella semplice partecipazione alla festa, assume grande significato aiutando a perpetuare simbolicamente e fisicamente la riproduzione di un rito comune legato alle stagioni prima che a qualsiasi altra credenza-esperienza, ponendo l'uomo come attore e protagonista e il fuoco come figura di riferimento della comunità e dei soggetti a cui viene affidato il compito di tramandare un gesto millenario e di esorcizzare la paura del passaggio, come quello della migrazione, da una dimensione all'altra, al fine di integrarsi in un nuovo punto di partenza.

Paola Pisani
Morena Furlan

[articolo inserito il 10-07-2006]

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