Storie
Esperienza personale nel convegno a Trento
su stigma e disagio sociale
Partiti da Trieste con le macchine, con dietro bagagli e tutto
il necessario; un simpatico gruppo di 7 persone: in un mix di
amici di vario pensiero ed epiteo.
Alla mattina, con una giornata un po' uggiosa abbiamo preso
i bagagli e i libri e siamo partiti per un lungo "viaggio"
fra mare, monti e colline ammirando il panorama, fino a Trento,
con un unico scopo esprimere le nostre idee e far comprendere
alle persone cosa significa essere emarginati o lontani dalla
vita quotidiana per la sofferenza, il dolore affettivo, la frustrazione
per il lavoro,i ritmi troppo veloci di cambiamento del salto generazionale
e del progresso: con le mode che cambiano di continuo, gli status
symbol molto diversificati e quel senso di solidarietà
che si perde nelle grandi città, qui come in altre.
Al convegno ci sono molte persone: ragazzi con problemi di vario
tipo, operatori,persone del servizio civile, assistenti, psicologi,
medici psichiatri,familiari e associazioni impegnate nel sociale
provenienti da tutta Italia.
La giornata si apre con l'intervento di una persona a prima
vista "bizzarra", ma che coglie appieno i motivi di
malattia. Parla del fatto che le comunità di paesi piccoli
e a medio-bassa urbanizzazione hanno un indice di sofferenza psichica
minore, nonostante le infrastrutture e i servizi assistenziali
siano molto scarsi rispetto ai paesi più sviluppati.
Il relatore è Ron Colemann per tanti anni utente di ospedale
psichiatrico e di servizi di salute mentale come uditore di voci
e sofferenze varie, che attraverso l'automutuoaiuto, qualche operatore
che lo ha capito e la sua grande voglia di ripresa e riscatto
ha gestito e superato i suoi disturbi, si è formato una
famiglia ed è diventato un grande formatore anche di operatori
psichiatrici.
Del nostro gruppo sono intervenuti nel dibattito Francesco con
un dialogo aperto; Mara ed Iris con la loro esperienza molto sofferta
e toccante.
Io sono intervenuto sul fatto che mentre una volta tutti ci si
aiutava in "famiglia", nel microcosmo come nel macrocosmo,
mentre oggi si va sempre più perdendo la solidarietà
reciproca.
Una volta nelle imprese medie ci si aiutava a trovare lavoro grazie
ai famigliari e a imparare i mestieri da loro; il contatto ed
il rispetto della natura si va perdendo nelle grandi città;
la tecnologia, buona se utilizzata bene, spesso viene rivolta
contro l'uomo.
Siamo abituati a vivere con ritmi diversi rispetto ad una volta:
il rapporto con i vicini di casa spesso è quasi inesistente,
molte persone hanno pregiudizi e capita che i più deboli
non riescano a dialogare con gli altri.
Alessandro
[articolo inserito il 21-12-2005]
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