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* Storie

Open day, prove tecniche di cittadinanza

*Eugenio sta seduto ed ascolta, assorto, il trio di fiati che suona Mozart. Osservo la sala gremita di persone e penso che io solo sono al corrente del suo segreto. La sua memoria non è in grado di trattenere i ricordi per più qualche minuto, egli vive costantemente nell'attimo fuggente, come sulla cresta delle note che fluiscono rapide dagli strumenti dei musicisti.
Eugenio è venuto qui a Domio nella sala al pianterreno insieme a Fulvia, Lorenzo e altre persone anziane con lo stesso problema per la giornata delle porte aperte.

Un momento dell'Open Day di Domio, il 9 novembre 2005Alberto è in ospitalità qui da noi da vari mesi. La sua è una storia tormentata con momenti molto drammatici vissuti da lui, dai suoi familiari e da tutti gli operatori del Centro di Salute Mentale. È giovane, molto forte, molto sofferente ed insofferente. Lo invito a uscire dalla stanza, dove si era furtivamente ritirato per non farsi vedere, ed a partecipare agli eventi. Un po' a malincuore accetta. Dopo una mezz'ora, inaspettatamente, diventa più di buon umore e ad abbandona il suo consueto aspetto truce. Anche lui nella sala al pianterreno ascolta Mozart, e si alza solo alla fine del concerto.

Più tardi, Alice, una giovane infermiera, mi presenta i suoi due bambini di 5 e 2 anni. Bellissimi scorrazzano tra gli spazi affollati del Centro ed il giardino, dove campeggia, perfettamente a suo agio, Marcocavallo. Nel pomeriggio incontro inaspettatamente Agnese, una insegnante mia ex vicina di casa. È venuta a vedere cosa stava accadendo là, in periferia, dove c'era questa strana festa. Alle quattro del pomeriggio arriva una torma di ragazzini. Vengono dal ricreatorio di Borgo San Sergio, dove hanno preparato alcuni numeri da giocoliere. Dopo l'esibizione corrono al piano di sopra dove è stato preparata per loro una merenda. La loro rumorosa presenza rende l'atmosfera effervescente.

Un momento dell'Open Day di Domio, il 9 novembre 2005 Nel frattempo al pianterreno si svolge una lotteria, organizzata, pensate un po', da un'associazione contro la dipendenza dal gioco d'azzardo!
Vincono premi Luisa, Antonio, Licia, Andrea e molti altri.

Ci importa qualcosa sapere che i vincitori sono rispettivamente una paziente schizofrenica, una psicologa tirocinante, il genitore di una giovane portatrice di handicap, un operatrice dei Servizi sociali del comune?
Ha senso questa specificazione, aggiunge forse qualcosa alla comprensione dell'evento ?
Questa domanda retorica nasconde una semplice verità. Quando i rapporti fra le persone sono diretti, quando il clima in cui ci troviamo è basato sulla fiducia e sul reciproco riconoscimento, scompaiono e non hanno più senso le etichette con le quali inevitabilmente ci presentiamo nel contesto sociale.
Restano le persone, con i loro pregi e difetti, con i loro desideri e aspettative, con la loro umanità.

Oggi in giro, tra lo spazio aperto intorno al cavallo azzurro ed i due piani illuminati a giorno del Centro di Domio, ci sono solo tante ...persone.

Persone del quartiere, persone di passaggio incuriosite dalla musica dei DJ di Radio fragola, persone appassionate di teatro, persone delle più disparate associazioni del quartiere, persone sane e malate, persone giovani e anziane, persone deboli e forti, uomini e donne, persone di madrelingua italiana, slovena, serbocroata, araba, etc.
Tutti venuti a partecipare a questa festa per il piacere di esserci e non per dovere d'ufficio o per ben figurare, sapendo che, a causa dello sciopero dei mezzi d'informazione, l'evento non avrebbe avuto alcun risalto sulla stampa e sulla televisione locale.

Da mattina a sera abbiamo contato più di seicento persone.
Operatori del Distretto sanitario, dei comuni, delle associazioni, del Dipartimento di Salute Mentale hanno lavorato ed hanno fruito insieme dell'atmosfera festosa e serena che l'openday ha proposto.
Un momento dell'Open Day di Domio, il 9 novembre 2005 Oggi il Centro di Salute Mentale di Domio si è aperto e si è presentato come spazio aperto, di cui i cittadini potevano appropriarsi, uno spazio comune, proprietà e patrimonio di tutti, così come la salute mentale è un bene di tutti.
Gli eventi e le performances in programma hanno voluto sottolineare un unico messaggio, lo stesso che trent'anni fa, in epoca sicuramente più eroica, ha spinto all'apertura dei Centri di Salute Mentale: muri, barriere, confini (concreti e simbolici), etichette non servono a proteggerci, ma aggravano il nostro isolamento.

L'evento di oggi, oltre ad essere un momento di festa, è stato anche un concreto esempio di collaborazione tra diversi servizi. Un esempio tangibile d'integrazione.
Una volta di più risulta evidente che l'integrazione fra servizi non avviene per decreto e neppure attraverso espedienti d'ingegneria istituzionale ed amministrativa. L'integrazione reale avviene nella comunità, molto più semplicemente, attraverso esperienze comuni, conoscendosi e riconoscendosi reciprocamente e lavorando assieme.
Quando parliamo di integrazione, a noi, operatori, amministratori e politici, non dovrebbero venire in mente interminabili ed insopportabili riunioni intorno a tavoli tematici o colossali fascicoli in trecentoquindici capitoli con dettagliate descrizioni delle competenze, ma dovrebbero venirci in mente le persone, le stesse convenute qui a Domio nella giornata del 9 novembre, operatori ed utenti, tutti con i loro diritti e i loro doveri, le loro aspettative ed i loro bisogni.
Oggi, e sempre più in futuro, un Centro per la Salute Mentale riesce ad essere efficace solo se crea e moltiplica questi momenti di promozione di salute mentale a tutti i livelli, individuali e collettivi, e nello stesso tempo a farsi garante, per tutte le fasce deboli della popolazione, del massimo sforzo nel rispetto dei diritti di cittadinanza previsti dalla Costituzione.
In definitiva la cittadinanza, come la salute mentale, è incontro, dialogo e riconoscimento a prescindere da tutte le difficoltà ed i pregiudizi che compromettono la convivenza sociale.
Se questa giornata, anche solo in parte, è riuscita a rendere concrete queste parole e queste intenzioni, vuol dire che è stato fatto un buon lavoro e che dobbiamo proseguire in questa direzione.
Con un po' di orgoglio mi viene da pensare che oggi, tutti noi, abbiamo fatto le prove generali per la creazione di un “servizio per la piena cittadinanza”.

Massimo Marsili
(responsabile del CSM di Domio)

[articolo inserito il 10-11-2005]

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