Storie
Open day, prove tecniche di cittadinanza
Eugenio
sta seduto ed ascolta, assorto, il trio di fiati che suona Mozart.
Osservo la sala gremita di persone e penso che io solo sono al
corrente del suo segreto. La sua memoria non è in grado
di trattenere i ricordi per più qualche minuto, egli vive
costantemente nell'attimo fuggente, come sulla cresta delle
note che fluiscono rapide dagli strumenti dei musicisti.
Eugenio è venuto qui a Domio nella sala al pianterreno
insieme a Fulvia, Lorenzo e altre persone anziane con lo stesso
problema per la giornata delle porte aperte.
Alberto
è in ospitalità qui da noi da vari mesi. La sua
è una storia tormentata con momenti molto drammatici vissuti
da lui, dai suoi familiari e da tutti gli operatori del Centro
di Salute Mentale. È giovane, molto forte, molto sofferente
ed insofferente. Lo invito a uscire dalla stanza, dove si era
furtivamente ritirato per non farsi vedere, ed a partecipare agli
eventi. Un po' a malincuore accetta. Dopo una mezz'ora,
inaspettatamente, diventa più di buon umore e ad abbandona
il suo consueto aspetto truce. Anche lui nella sala al pianterreno
ascolta Mozart, e si alza solo alla fine del concerto.
Più tardi, Alice, una giovane infermiera, mi presenta
i suoi due bambini di 5 e 2 anni. Bellissimi scorrazzano tra gli
spazi affollati del Centro ed il giardino, dove campeggia, perfettamente
a suo agio, Marcocavallo. Nel pomeriggio incontro inaspettatamente
Agnese, una insegnante mia ex vicina di casa. È venuta
a vedere cosa stava accadendo là, in periferia, dove c'era
questa strana festa. Alle quattro del pomeriggio arriva una torma
di ragazzini. Vengono dal ricreatorio di Borgo San Sergio, dove
hanno preparato alcuni numeri da giocoliere. Dopo l'esibizione
corrono al piano di sopra dove è stato preparata per loro
una merenda. La loro rumorosa presenza rende l'atmosfera
effervescente.
Nel frattempo al pianterreno si svolge una lotteria, organizzata,
pensate un po', da un'associazione contro la dipendenza
dal gioco d'azzardo!
Vincono premi Luisa, Antonio, Licia, Andrea e molti altri.
Ci importa qualcosa sapere che i vincitori sono rispettivamente
una paziente schizofrenica, una psicologa tirocinante, il genitore
di una giovane portatrice di handicap, un operatrice dei Servizi
sociali del comune?
Ha senso questa specificazione, aggiunge forse qualcosa alla comprensione
dell'evento ?
Questa domanda retorica nasconde una semplice verità. Quando
i rapporti fra le persone sono diretti, quando il clima in cui
ci troviamo è basato sulla fiducia e sul reciproco riconoscimento,
scompaiono e non hanno più senso le etichette con le quali
inevitabilmente ci presentiamo nel contesto sociale.
Restano le persone, con i loro pregi e difetti, con i loro desideri
e aspettative, con la loro umanità.
Oggi in giro, tra lo spazio aperto intorno al cavallo azzurro
ed i due piani illuminati a giorno del Centro di Domio, ci sono
solo tante ...persone.
Persone del quartiere, persone di passaggio incuriosite dalla
musica dei DJ di Radio fragola, persone appassionate di teatro,
persone delle più disparate associazioni del quartiere,
persone sane e malate, persone giovani e anziane, persone deboli
e forti, uomini e donne, persone di madrelingua italiana, slovena,
serbocroata, araba, etc.
Tutti venuti a partecipare a questa festa per il piacere di esserci
e non per dovere d'ufficio o per ben figurare, sapendo che,
a causa dello sciopero dei mezzi d'informazione, l'evento
non avrebbe avuto alcun risalto sulla stampa e sulla televisione
locale.
Da mattina a sera abbiamo contato più di seicento persone.
Operatori del Distretto sanitario, dei comuni, delle associazioni,
del Dipartimento di Salute Mentale hanno lavorato ed hanno fruito
insieme dell'atmosfera festosa e serena che l'openday
ha proposto.
Oggi il Centro di Salute Mentale di Domio si è aperto e
si è presentato come spazio aperto, di cui i cittadini
potevano appropriarsi, uno spazio comune, proprietà e patrimonio
di tutti, così come la salute mentale è un bene
di tutti.
Gli eventi e le performances in programma hanno voluto sottolineare
un unico messaggio, lo stesso che trent'anni fa, in epoca
sicuramente più eroica, ha spinto all'apertura dei
Centri di Salute Mentale: muri, barriere, confini (concreti e
simbolici), etichette non servono a proteggerci, ma aggravano
il nostro isolamento.
L'evento di oggi, oltre ad essere un momento di festa,
è stato anche un concreto esempio di collaborazione tra
diversi servizi. Un esempio tangibile d'integrazione.
Una volta di più risulta evidente che l'integrazione
fra servizi non avviene per decreto e neppure attraverso espedienti
d'ingegneria istituzionale ed amministrativa. L'integrazione
reale avviene nella comunità, molto più semplicemente,
attraverso esperienze comuni, conoscendosi e riconoscendosi reciprocamente
e lavorando assieme.
Quando parliamo di integrazione, a noi, operatori, amministratori
e politici, non dovrebbero venire in mente interminabili ed insopportabili
riunioni intorno a tavoli tematici o colossali fascicoli in trecentoquindici
capitoli con dettagliate descrizioni delle competenze, ma dovrebbero
venirci in mente le persone, le stesse convenute qui a Domio nella
giornata del 9 novembre, operatori ed utenti, tutti con i loro
diritti e i loro doveri, le loro aspettative ed i loro bisogni.
Oggi, e sempre più in futuro, un Centro per la Salute Mentale
riesce ad essere efficace solo se crea e moltiplica questi momenti
di promozione di salute mentale a tutti i livelli, individuali
e collettivi, e nello stesso tempo a farsi garante, per tutte
le fasce deboli della popolazione, del massimo sforzo nel rispetto
dei diritti di cittadinanza previsti dalla Costituzione.
In definitiva la cittadinanza, come la salute mentale, è
incontro, dialogo e riconoscimento a prescindere da tutte le difficoltà
ed i pregiudizi che compromettono la convivenza sociale.
Se questa giornata, anche solo in parte, è riuscita a rendere
concrete queste parole e queste intenzioni, vuol dire che è
stato fatto un buon lavoro e che dobbiamo proseguire in questa
direzione.
Con un po' di orgoglio mi viene da pensare che oggi, tutti
noi, abbiamo fatto le prove generali per la creazione di un “servizio
per la piena cittadinanza”.
Massimo Marsili
(responsabile del CSM di Domio)
[articolo inserito il 10-11-2005]
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