Sport - Benessere: DSM di Trieste e Polisportiva Fuoric'entro
presentano...
Lo scafo progettato nel 1992 e aggiustato solo negli ultimi
giorni
ha battuto molti maxi ipertecnologici
Il vecchio Moro firma una storica impresa
La barca con a bordo i ragazzi del progetto «In rotta»
vola al ventesimo posto
TRIESTE Mauro, Elisabeth, Giorgio, Max, Giovanni, Carlo. Avevano
un desiderio, fare la Barcolana dopo i corsi di vela del progetto
«In rotta» del Dipartimento di salute mentale con
le Cooperative sociali, ma non avrebbero mai immaginato di coronare
un sogno, che era il sogno anche di chi scrive, «mezzo lughero»
alla sua prima regata, grazie all'olimpionico Marco Bodini, a
Paolo Pinelli, Mitja Gialuz, Giulio Fonda e il suo equipaggio.
Non aveva mai fatto una regata prima d'ora il Moro di Venezia
e ieri è arrivato al ventesimo posto alla Barcolana, con
una performance inaspettata, in condizioni di vento, quasi oltre
al limite, volando sul mare in una «gara» che alla
fine si è rivelata una vera impresa.
Non se l'aspettava proprio nessuno quel piazzamento, e d'improvviso
tra le onde che lambivano lo scafo, le raffiche di bora che tentavano
di sormontare le urla del tattico Bodini e di Pinelli che era
al timone, pochi minuti prima della partenza al largo di Miramare,
è rimerso lo spirito di Raul Gardini che aveva pensato
quella barca, ma si è poggiata sul timone, da lontano,
anche la mano di Paul Cayard che aveva condotto il timone di quello
scafo in Coppa America. Una vecchia e nobile signora che risale
al 1992 che ha rischiato di fare le scarpe alle imbarcazioni maxi
colme di tecnologia, di sponsor miliardari, ma soprattutto di
vele degne di questo nome. È la fine bellissima di una
favola iniziata tre giorni fa a Porto San Rocco, quando l'equipaggio
messo in piedi da Paolo Pinelli, assieme a Marco Bodini e all'altra
«armatrice», Roberta Mantini che sembrava impossibile.
Forse centesimi, se andava bene nei primi cinquanta. Le previsioni
erano tutte poco lusinghiere per quel Moro di Venezia ritrovato
a Porto San Rocco con tutti, ed evidenti, gli acciacchi degli
anni. Dallo scafo ancora da ripulire dagli attacchi del mare,
ai winch arrugginiti che rivelavano completamente il peso del
tempo.
Sono stati Marco Bodini, Paolo Pinelli, Giulio Fonda, Mitja Gialuz,
ma anche Giancarlo Geiger, Matteo Gasperini, Cristiano Bresich
e Renato Sivillotto che hanno fatto quel miracolo che sembrava
impossibile grazie anche alla perizia meccanica di un'esperto
come Enrico Coppo. Solo una prova in mare, venerdì tra
la mattina e il pomeriggio, la scoperta delle cose ancora da mettere
a punto in barca soprattutto sui winch, fino alle vele in kevlar
talmente vecchie da sfogliarsi. L'ultima messa a punto il sabato
con la sostituzione di uno speciale cuscinetto, arrivato da un'azienda
triestina fatta riaprire per «grazia» del proprietario
alla mattina. Poi le vele, rammendate all'ultimo istante e il
fiocco, scelto solo poche ore prima dai tattici dell'equipaggio
tra i «meno peggio» rimasti nell'equipaggiamento del
Moro. Solo l'albero è nuovo di zecca. Un'impresa che aveva
dell'incredibile, ma che ha entusiasmato tutti sin da giovedì
mattina quando i ragazzi del Dipartimento e delle Cooperative
sociali si sono ritrovate sulle banchine di Porto San Rocco per
attaccare gli adesivi degli sponsor. Tre giornate fitte trascorse
assieme tra Muggia e Trieste.
Due minuti alla partenza, un giro e poi il via come uno schiocco
di frusta. Bodini alle prese con la calibratura al Gps e le strategie
assieme a Gialuz, Pinelli al timone, alla randa Gialuz e alla
prua Fonda. Una partenza da manuale. D'un tratto il Moro ha iniziato
a volare con lo scafo di carbonio che vibrava sotto i piedi. Un'emozione
fortissima mentre le barche avversarie si perdevano a poppa e
le vele si tendevano al vento al limite della sopportazione. A
bordo tra i ragazzi del Dipartimento la presidente della Provincia
(tra gli sponsor con l'Insiel) Maria Teresa Bassa Poropat con
l'assessore Mauro Tommasini, sul gommone di scorta Peppe Dell'Acqua,
ma tra l'equipaggio anche la vera armatrice del Moro, Olimpia
Gucci che alla fine, incredula, ha ringraziato Bodini e i ragazzi
artefici di un sogno, possibile forse solo a una gara pazza come
la Barcolana.
Giulio Garau
(da Il Piccolo - Sport, lunedì 9 ottobre 2006)
[articolo inserito il 09-10-2006]
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Racconto: "Barcolana
- vista da bordo" nella rubrica [Storie]
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