Rassegna Stampa
E l'Accademia della Follia mette in scena Stravaganza
VENEZIA «Non so cos’è la follia. Potrebbe essere tutto o niente. È una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione». Parole di Franco Basaglia, lo psichiatra che ha liberato i matti, restituendo loro dignità di persona. Da Trieste Basaglia aveva lanciato la sfida alle Istituzioni totali e l’aveva vinta; nel 1978 i manicomi chiudevano, ma la società e la sanità non hanno saputo completare la sua opera. Ce lo dice con tragica cadenza la cronaca quotidiana: chi soffre troppe volte resta solo, senza difese e chiuso nel silenzio; i centri di igiene mentale e i reparti ospedalieri sono ancora ben lontani da un’assistenza men che decente. Del resto insisteva Basaglia: «La società per dirsi civile dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece questa società accetta la follia come parte della ragione, e quindi la fa diventare ragione attraverso una scienza che si incarica di eliminarla». Quel che Umberto Galimberti, grande psicanalista e filosofo conferma nell’intervista qui sopra e dirà il 9 ottobre al teatro Goldoni a Venezia, aprendo il Festival dei Matti numero zero. Si chiama proprio così, numero zero a sottolinearne il carattere di prova aperta per un più impegnativo progetto, con un sottotitolo “Incontri e invenzioni dentro la follia” . Lo hanno tenacemente voluto tre donne veneziane – Anna Poma, psicologa, Laura Barozzi e Alessia Vergolani, operatrici socio-culturali – con la loro battagliera cooperativa Con-tatto. Hanno trovato sostegno nell’assessorato alla cultura del Comune e in un’altra cooperativa, qualche patrocinio e molti silenzi invidiosi e colpevoli. Questa è la realtà di oggi ma il Festival nasce con una due giorni di prim’ordine. Accanto a Galimberti ci sarà Franco Rotelli , psichiatra e direttore dell’Azienda Sanitaria di Trieste (9 ottobre ore 19), poi Elio (delle Storie Tese) cui piacciono molto questi confronti borderline , Carlo Antonelli , l’originale Massimo Cirri e Alice Banfi col “Suo Romanzo di una matta”. Il piatto forte sabato 10 ottobre quando la triestina Accademia della Follia porterà in scena “Stravaganza” di Dacia Maraini , anteprima nazionale: cinque personaggi narrano la propria storia, le proprie manie, la follia di ciascuno, con ironica e lucida consapevolezza. Grazie alla legge lasciano il manicomio, ma le famgilie li ricacceranno indietro e insieme troveranno una soluzione originale e coraggiosa. Il grande Claudio Misculin , il regista che dal 1976 - quando cominciò con Basaglia - lavora al sogno della libertà delle persone con sofferenze mentali sfociato nella legge 180 e per parte sua dando vita al teatro con gli attori a rischio considerato e apprezzato come il modlelo più avanzato in Italia, è al lavoro da tempo insieme con i suoi “matti” all’opera che Dacia Maraini scrisse nel 1986, rappresentata poche volte in Italia. La scrittrice ne è entusiasta. “Un lavoro eccellente”, dice. Lo presenterà lei stessa al Goldoni alle 17 del 10 con Misculin e Sandro Pascucci, la rappresentazione la sera alle 21. “Stravaganza” sarà poi in scena alla Sala Bartoli di Trieste dal 10 al 22 novembre. (se. bu.)
(sabato 26 settembre 2009, Il Piccolo,Trieste)
[articolo inserito il 01-10-2009]
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