Rassegna Stampa
Un’altra cura è possibile.
Le storie dei familiari degli utenti e dei medici
Tre pubblicazioni per un anniversario raccolgono le esperienze
e le testimonianze del successo della riforma che rivoluzionò
il modo di guardare alla malattia mentale
di Nico Pitrelli
trent’anni dall’approvazione della legge grazie alla
quale il nostro paese è diventato un punto di riferimento
mondiale nell’assistenza alle persone affette da disturbomentale,
approdano in libreria tre volumi sulla salutementale: trattano
dell’esperienza di Franco Basaglia, del movimento legato
alla sua eredità scientifica e culturale e della 180.La
cornice teorico-pratica
delle tre opere è costruita sul confronto tra saperi (compreso
quello dei pazienti), sulla ricerca di soluzioni condivise, sulla
partecipazione di familiari, amministratori, giornalisti,
artisti.Per ribadire che la salute mentalenonè solouna
questione tecnica, che le coordinate di intervento della psichiatria
non hanno sistemi di riferimento riducibili amodelli onnicomprensivi,
compreso quello medico- biologico. Ritroviamoquestodibattito in
Storie
di vita Storie di follia, curato da Paolo Tranchina e Maria Pia
Teodori: in circa 300 pagine sono raccolti i racconti di utenti,
familiari, medici che forniscono al lettore esempi di risposte
concrete al disagio anche nelle situazioni più difficili.L’occasione
per quella che gli autori presentano come un tentativo di «clinica
del sapere pratico» sono i 35 anni di Psichiatria
Democratica, associazione fondata nel 1973 da Basaglia e da alcuni
suoi collaboratori.Se nel libro di Tranchina e Teodori la 180
fa da sfondo alla raccolta, un’esplicita «riflessione
collettiva» sulla legge è l’obiettivo di Emilio
Lupo e Salvatore Di Fede nella realizzazione del volumeCentottanta.
I testimoni chiamati ad esprimersi spaziano dalla politica alla
cultura, dall’architettura alla sociologia. Rosy Bindi,
Guglielmo Epifani, Alex Zanotelli, Riccardo Dalisi
sono alcuni dei nomi.Ma è nell’ultimo libro di questa
rassegna che possiamo rileggere direttamente le considerazioni
di Basaglia a poco più di un anno all’approvazione
della riforma che porta il suo nome.Raffaello Cortina Editore
ha infatti ripubblicato il libro-intervista La nave che affonda.
È un dialogo a più voci condotto dal giornalista
Salvatore Taverna e
al quale partecipano oltre aBasaglia, FrancaOngaro e lo psichiatra
Agostino Pirella.Un documento realizzato subito dopo un importante
e contrastato Reseau internazionale di alternativa alla psichiatria
svoltosi nel 1977 a Trieste.Siamo alle fasi conclusivedel lungo
percorso di abbattimento del manicomio. Le pagine del libro restituiscono
appieno «l’interno di un’esperienza calda»
di allora, ma ci parlano anche di oggi, dell’etica del sacrificio,
di ciò
che non si deve fare.Ci dicono che l’eredità più
importante del superamento dell’ospedale psichiatrico è
«la voglia di rimettersi in gioco con generosità,
senza cedere al disincanto
verso la politica o alle illusioni della tecnica».La stagione
in cui politica e cultura sapevano creare «complessità
e legame sociale» è però vista comeormai lontana.Ed
è forse per questo
che tutti gli autori dei volumi descritti sembrano mossi dall’urgenza
di mostrare che, nonostante tutto, esistono storie di successo,
che anche dai disturbi mentali più severi si
può guarire.»
(venerdì 23 gennaio 2009, L'Unità)
[articolo inserito il 23-01-2009]
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