Rassegna Stampa
AL VIA UNA RICERCA CHE FARA’ IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
Lavoro contro il disagio mentale: Trieste capofila in Italia
Il Dipartimento cittadino guida un progetto nazionale mirato a
incrementare le iniziative in tutto il Paese
Tornare a lavorare è un segno di salute personale e sociale
(per chi il lavoro ce l’ha). Ridare lavoro a chi è
passato per una malattia mentale è uno dei capisaldi della
cura basagliana che solo a Trieste ha trovato ampia applicazione
grazie alle Cooperative sociali, la prima fondata già nel
1972. Qui si spendono 500mila euro all’anno per borse lavoro
e formazione mirate al reinserimento nell’autonomia economica
e nel tessuto produttivo e dunque alla speculare uscita dall’assistenza
sanitaria. Circa 2000 assistiti dal Dipartimento di salute mentale
(Dsm) a Trieste sono in età da lavoro (il 40% del totale)
e 1000 lo devono conquistare; 200 entrano in borsa lavoro, di
questi 20 sono poi assunti dalle cooperative sociali. Per altri
ci sono percorsi nel normale mercato produttivo.
È per questo che il Dsm triestino è stato scelto
dai ministeri della Salute e del lavoro come capofila di un progetto
nazionale denominato «Per l’inserimento lavorativo»
(Pil). Oggi e domani i rappresentanti di tutte le regioni italiane
saranno a Trieste per dare il via operativo a una ricerca finanziata
dallo Stato con 215mila euro complessivi che farà il punto
su cooperative, metodologie, soddisfazione e storia dei pazienti-lavoratori,
sulle scuole di formazione, sui partner, sulle agenzie del lavoro,
sul privato-sociale, e anche su famiglie e loro associazioni.
Una mappatura che dovrebbe dare impulso a iniziative ora assai
«leopardate» e rispondere in modo concreto, si dice,
alle talvolta aggressive intenzioni di cambiare la legge 180 in
senso restrittivo.
Lo hanno spiegato ieri nella sede della direzione del Dsm il direttore
Giuseppe Dell’Acqua assieme a un gruppo di psichiatri: il
responsabile del Csm di Barcola, Roberto Mezzina, anche incaricato
dei rapporti con l’Oms e di progetti di ricerca, Pina Ridente,
a capo del servizio Riabilitazione e residenzialità dello
stesso Dsm, Renata Bracco, che si occupa del sistema formativo
e della ricerca e Massimo Marsili, impegnato su aspetti di ricerca
epidemiologica e rafforzamento della qualità dei servizi.
«Molti dei rappresentanti regionali che arrivano a Trieste
- ha sottolineato la Bracco - lavoreranno al progetto gratuitamente,
215mila euro sono il prezzo di un appartamento e qui serviranno
per costruire una rete nazionale». Dell’Acqua: «Progetti
come questo sono una risposta forte a chi vuole rifare la legge
180 entro il 2009». Ridente: «In questi momenti di
acuta crisi rimettere l’accento sul lavoro è assolutamente
cruciale». (g. z.)
(venerdì 16 gennaio 2009, Il Piccolo
- Trieste)
[articolo inserito il 20-01-2009]
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