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Sanità, due medici di famiglia in ogni distretto


di GABRIELLA ZIANI Sarà per il sistema delle cure e dunque per il cittadino una piccola sana rivoluzione. L’Azienda sanitaria sta per annunciare l’insediamento di due medici di famiglia in ciascun distretto che copriranno quotidianamente l’orario dalle 15 alle 19. La politica 2009 della sanità territoriale è centrata sull’assistenza 24 ore su 24 e il medico di famiglia è il primo cambiamento, che disarticola un sistema rimasto invariato nei decenni: il proprio medico con orario mattutino. Da fine mese ognuno di noi potrà rivolgersi a un equivalente del medico personale per ogni esigenza. Più tardi la sera potrà chiamare per la stessa serie di problemi (non tali da telefonata al 118) la Guardia medica. E anche qui si cambia. Dopo le proteste del condominio di piazza dell’Ospitale dov’era stata di recente ospitata, la Guardia medica viene ben più che traslocata. I sanitari saranno distribuiti sul territorio provinciale per essere più immediatamente vicini al cittadino in caso di chiamata notturna: a Muggia, ad Aurisina, nella sede distrettuale di campo San Giacomo e all’Itis. «In questo modo - afferma il direttore generale Franco Rotelli - tra medico di famiglia mattutino e pomeridiano, distretti, Guardia medica sul territorio e Centro prime cure del Maggiore andiamo verso una tutela sanitaria non ospedaliera che copre le 24 ore». Anche per il Centro prime cure (ex Pronto soccorso del Maggiore e oggi riservato ai problemi di salute non acuti) è pronto il progetto di lavorare 24 ore su 24. Stessa idea riguarda il servizio del Sert e delle dipendenze legali e illegali. Questi sono solo alcuni aspetti dell’ampio piano operativo dell’anno appena iniziato, che comprende anche (per citare i capitoli più innovativi) dei corsi professionali per le badanti, le quali con un attestato potrebbero guadagnare più credibilità sul mercato delle esigenze familiari potendosi definire «accreditate dal sistema sanitario», e le chiamate via cellulare all’infermiere reperibile di notte per chi ha malattie oncologiche (ma non solo). «Gia ora - spiega Rotelli, che nel suo testo programmatico si dispiace del fatto che le «misurazioni» dell’attività sanitaria siano ancora troppo tarate sul mondo ospedaliero lasciando in ombra il peso di tante azioni territoriali - l’infermiere di distretto ha 20 suoi pazienti che possono chiamarlo al cellulare di notte, ma il numero tende a salire, gli infermieri stessi si aumentano il lavoro per non negare aiuto a persone in difficoltà». Su un altro fronte diventa più forte l’intervento verso i minori e anche l’Azienda sanitaria fa accordi con l’Ater per avere alloggi in cui ospitare bambini allontanati dalle famiglie (in questo caso per ragioni di salute e non di tribunale) che altrimenti finiscono in comunità fuori Trieste. Attualmente sono 120. La tensione è verso una ventina di appartamenti da adibire a questo scopo, in collaborazione col Comune, o a sollevare la solitudine degli anziani, evitando nello stesso tempo la soluzione della casa di riposo. Mentre nel 2009 il personale dell’Azienda sanitaria non aumenterà (lo ha fatto nel 2008 con 50 nuove unità) ingenti sono ancora i lavori alle varie sedi distribuite sul territorio. A partire da una più limpida e operativa azione di «condominio» nel parco di San Giovanni tra Azienda sanitaria, Comune, Provincia e Università, e dalla prossima inaugurazione del rinnovato distretto di Muggia e del centro di salute mentale alla Maddalena. Ma tutto il «programma delle opere», tra semplici restauri, ristrutturazioni e migliorie mette in calendario oltre 30 cantieri. Il principale e più vicino risultato sarà il trasloco del Centro cardiovascolare nell’ala rimessa a fresco del Maggiore, lasciando così l’ormai storica sede di via Farneto.

 

(venerdì 16 gennaio 2009, Il Piccolo - Trieste)

[articolo inserito il 20-01-2009]

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