Rassegna Stampa
Duecento psichiatri per salvare la «180»
di GABRIELLA ZIANI
Oltre 200 specialisti della salute mentale provenienti da una
decina di regioni italiane, e da Palestina, Argentina, Serbia,
Australia hanno partecipato nella sede del Dipartimento dell’Azienda
sanitaria al «Forum della salute mentale» organizzato
dal direttore Giuseppe Dell’Acqua. Tema caldo: come far
partire da Trieste una voce politicamente efficace di fronte ai
progetti di legge sulla revisione della «180» attualmente
giacenti in Parlamento. Che tendono a riproporre misure di reclusione
e di contenzione. Gli esponenti stranieri hanno partecipato invece
ai lavori nell’ambito di un programma di scambi da tempo
attivato con Trieste che è centro collaboratore dell’Organizzazione
mondiale della sanità per la salute mentale. La delegazione
argentina si è trattenuta anche oltre i termini dell’incontro
formale per conoscere da vicino i sistemi di cura territoriale
triestini che largamente discendono dalla filosofia sanitaria
basagliana, tra cui le Microaree, piccole strutture di quartiere
in cui gli operatori vanno incontro al bisogno del cittadino per
intercettarne le necessità sociali e sanitarie soprattutto
allo scopo di prevenire disagio e malattia e l’acutizzarsi
di situazioni a rischio. «La Serbia poi - riferisce il direttore
del centro di salute mentale di Barcola, Roberto Mezzina -, che
ha visto brutalmente bloccato il processo teso a chiudere l’ospedale
psichiatrico tradizionale e ad aprire il primo Centro di salute
mentale su modello triestino, ha chiesto maggiore collaborazione
e solidarietà vista la delicata situazione in cui si trova
il Paese». Preoccupati gli psichiatri triestini per le proposte
di legge «anti-180», tra cui quella del parlamentare
di An Carlo Ciccioli che è stata ampiamente analizzata
e criticata da Luigi Benevelli. Anche se la materia, hanno constatato
i relatori, sembra non essere una priorità per questo governo,
mentre le iniziative di contrasto o anche solo di riflessione
(specie nell’anniversario dei 30 anni dalla legge Basaglia)
si sono sparpagliate in tutta Italia e non hanno avuto Trieste
come grande centro propulsore di riferimento. In realtà
l’Azienda sanitaria lo è in modo continuativo: i
«visitatori» specializzati che studiano il funzionamento
del sistema sono stati 550 nel 2007 e il numero sarà superato
alla fine di quest’anno. Intanto il ministero ha dato incarico
proprio al Dipartimento di salute mentale di Trieste, da cui si
sono diramate numerose cooperative sociali volte al recupero degli
ex pazienti, di realizzare un’indagine a livello nazionale
per verificare quanti ex assistiti dalle strutture pubbliche in
Italia hanno effettivamente trovato lavoro, e dunque reinserimento.
(Domenica 23 novembre 2008, Trieste )
[articolo inserito il 04-12-2008]
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