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A Fest viaggio nei misteri del cervello


Logica e arte, gioco e divulgazione, etica e storia, malattia e cura, tribù mediatiche e disturbi del sonno: ancora una volta un melting pot di conoscenza che non ha eguali in Italia. Fest sembra una di quelle fiere di una volta dove spettacolo fa rima con meraviglia, una moderna «Wunderkammern», come l’ha definita il presidente di Fest Stefano Fantoni, che ci ricorda quanto la scienza e la circolazione delle idee siano parte integrante della nostra quotidianità, di noi stessi. Uno dei simboli di questo viaggio di cinque giorni nel mondo della ricerca è l’installazione interattiva Neuronde dello Studio Canali: il visitatore entra in una specie di gazebo a base pentagonale, siede su un seggio di legno con gli elettrodi sulla fronte che registrano le sue onde cerebrali trasmettendo i dati a un computer, e sua volta io computer trasforma le onde Theta dell’emisfero sinistro e quelle Beta dell’emisfero destro in musica, luci e movimento di vele al soffio dei ventilatori. Così ogni visitatore vede se stesso, il suo cervello, trasformato in una performance artistica di musica e movimento, entra in una dimensione fantasmagorica creata dalla sua stessa mente. Se la nostra testa può fare questo, viene da pensare al termine della seduta, allora possiamo essere ottimisti.
Eppure le insidie del cervello sono ancora tante, e ci condizionano. Per esempio nella stessa scienza, che troppe volte tiene fuori dalla porta le donne. Se ne è parlato alla tavola rotonda su «Differenze sessuali nel funzionamento del sistema nervoso», dove Rebecca Young, Raffaella Rumiati e Flavia Zucco, intervistate da Angela Simone, hanno ricordato come «non c’è nessuna differenza scientificamente provata tra cervello maschile e cervello femminile, ma anche se ci fossero è compito dell’intera società annullare queste differenze». Troppe donne, infatti, sono state bistrattate da una scienza maschilista. Lo ha raccontato Nicola Witkowski presentando il suo libro «Troppo belle per il Nobel, la metà femminile della scienza» (Bollati Boringhieri), sciorinando una serie di esempi e storie poco esemplari. Come quella di Rosalind Franklin: fu lei, nel febbraio del 1953, a vedere e fotografare per prima la struttura del Dna. Ma il suo capo, Wilkins, a sua insaputa aveva mostrato i risultati della ricerca a Crick e Watson, e furono loro a prendere poi il Premio Nobel.
Ma i misteri del cervello non riguardano solo le differenze tra sessi. C’è un problema al momento insolubile nei labirinti della testa, ed è quello del comportamento sociale, dell’empatia, dello stare con gli altri. Lo ha affermato James Blair durante la sua seguitissima conferenza su «Le basi naurali del comportamento sociale», spiegando come le origini delle psicopatie allignano i due punti precisi del cervello, amigdala e corteccia frontale. E perché certe persone sono condannate a comportamenti antisociali è un enigma racchiuso in un gruppo di geni responasabili di bene e male. Eppure sta a noi capire e aiutare chi è affetto da distrubi emotivi: «Ci occupiamo degli altri - ha detto Balir - perché siamo in grado di distinguere lo stato d’animo degli altri», ed è questa la strada da percorrere di fronte alla irrisolviblità biologica della psicopatia. Lo sanno bene all’Azienda sanitaria, presente a Fest con la «Fabbrica del cambiamento», un programma dedicato ad approfondire il lavoro e l’eredità di Franco Basaglia nel trentennale della legge 180. Ieri è stata la volta dei volumi «Basaglia. Una biografia» (Lint) con gli autori Francesco Parmegiani e Michele Zanetti e «Non ho l’arma che uccide il leone» di Peppe Dell’Acqua. Oggi, fra l’altro, è la volta del convegno dedicato a Basaglia e del libro di Claudio Ernè «Basaglia a Trieste. Cronaca del cambiamento» con Alessandra Longo e Diana De Rosa. In quanto a comportamenti, tutto da esplorare è anche il mondo dei rapporti tra giovani e new media, come è stato evidenziato nel corso della tavola rotonda «Le tribù mediatiche» organizzata dal Corecom, durante la quale Franco Del Campo ha presentato i risultati parziali di un’indagine che ha premesso di individuare tra il popolo di internet almeno quattro gruppi, di giovani accomunati dagli stessi valori etici e culturali.
Cervello umano come icona del XXI secolo, dunque, secondo Dan Lloyd, filosofo e scrittore, che ha spiegato come gli scienziati non riescano ad acchiappare quella che alla fine dei conti è la parte fondamentale dell’attività neuronale: la coscienza. E se la coscienza a volte ci condiziona tanto da non farci dormire, è pure possibile arrivare a «Un sonno perfetto», come recita il titolo del libro di Luigi Ferini Strambi e Manuela Maria Campanelli (Sperling & Kupfer), presentato ieri da quest’ultima. Un saggio-manuale, ha detto Campanelli, che sfata tutta una serie di falsi miti sul sonno: «Ciascuno ha il suo sonno, e il sonno perfetto si può imparare».

(Venerdì 18 aprile 2008, Il Piccolo - Cultura)

[articolo inserito il 23-04-2008]

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