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* Rassegna Stampa

Il club è una grande comunità dove le persone si sentono protette

Racconta Claudia, tecnico di riabilitazione psichiatrica: «Qui il contatto con l’altro è diverso da quello sanitario». Si cucina, si scherza, si mangia e si fanno anche le ore piccole...


Porte aperte a tutti i bisogni

Operatori, utenti, familiari e studenti crescono insieme

TRIESTE - Due donne raccontano il Club Zyp e le trasformazioni che questo ha vissuto e fatto vivere durante i quindici anni trascorsi dalla sua fondazione: sono Claudia Battiston, tecnico della riabilitazione psichiatrica, ed Ester Cmet, socia che ha lavorato al Club in borsa lavoro nel 2005.
Uno spazio grande e luminoso, un appartamento, quello dello Zyp, semplice ed accogliente: Claudia e Ester sono sedute sul piccolo terrazzino esterno decorato con numerosi vasetti di fiori, un tappeto d'erba ed un mosaico raffigurante il cavallo-icona della salute mentale triestina. «L'esperienza dello Zyp è stata fondamentale per il mio lavoro, ho lavorato qui dal 2001 al 2006 e il bagaglio di risorse, che grazie a questo luogo sono stata capace di raccogliere, l'ho portato anche nel mio lavoro all'interno della Struttura Sanitaria», racconta Claudia. «Il Club è stata una sorta di palestra dove ho potuto sperimentare un contatto con l'altro, diverso da quello che viene invece generato in ambito sanitario: qui è come vivere in una grande comunità dove si cucina, si scherza, si parla e si fanno attività tutti insieme. Qui ho scoperto delle persone che prima non conoscevo e, alcune di queste, proprio a partire dal Club, sono state capaci di trovare un lavoro e stare meglio».
Ester era diventata un punto di riferimento per il Club e gli utenti che lo frequentavano: si occupava della segreteria, apriva e chiudeva l'appartamento, facendo spesso anche le ore piccole insieme agli amici e compagni di chiacchiere e cenette.
«Le persone avevano bisogno di un punto di riferimento e al Club Zyp si sentivano libere di parlare, confrontarsi e crescere insieme, il tutto infarcito dai miei risotti bruciacchiati, dalle pizze per asporto e dai piatti di pasta che ci cucinavamo» ricorda Ester. «In molti mi chiedevano che cosa avesse di tanto particolare il Club dal momento che tutti venivano qua e in pochi invece ai Centri di salute mentale. La risposta è semplice: allo Zyp ci si sente protetti, è una struttura che grazie al fatto di essere flessibile e capace di autogestione dà una risposta concreta ai bisogni delle persone in difficoltà».
Il corso di «Mis Mas», dedicato alla scrittura autobiografica, coinvolgeva una grande varietà di persone: operatori sanitari, utenti, familiari, tirocinanti e studenti che insieme seguivano le lezioni tenute dagli esperti, costituendo un variegato gruppo di individui che insieme organizzano svariati momenti di festa, musica, ballo e divertimento.
«Per Natale abbiamo invitato anche dei musicisti di strada che sono venuti a suonare qui nell'appartamento e con un gruppo del mio servizio veniamo spesso al Club», commenta Claudia. «Alla sera da queste finestre si può godere di una scenografia molto suggestiva grazie all'orologio di Piazza della Borsa che illumina l'interno delle stanze e le luci soffuse che danno vita ad un'atmosfera calda e familiare».

l.d.

(Luned'ì 07 aprile 2008, Il Piccolo - Trieste, Agenda)

[articolo inserito il 07-04-2008]

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