immagine di sfondo Segnalazioni [magazine] - Quotidianità da un Dipartimento di Salute Mentale Dipartimento di Salute Mentale di Trieste: www.triestesalutementale.it
Mappa del sito | Redazione | Contattaci | Credits || Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Maggio, 2009 11:20


Forum Salute Mentale (link al sito)

[ Percorso: Home » Rassegna Stampa » Febbraio 2008 » Articolo ]

* Rassegna Stampa

Trieste prepara un fitto calendario di manifestazioni per i 30 anni della legge 180

Basaglia a 30 anni dalla «rivoluzione»

 

Il 13 maggio 2008 Trieste vivrà un open day con dodici ore ininterrotte di musica, letture, interventi, testimonianze, con la città intera arredata di installazioni artistiche a segnare i percorsi e i luoghi della salute mentale. Marco Cavallo, il famoso simbolo della rivoluzione manicomiale promossa da Franco Basaglia, sarà collocato in una piazza centrale; l'autobus 12, che percorre il parco di San Giovanni, viaggerà dipinto di azzurro. Inizierà così, con una grande festa (allargata a Gorizia e ad altri centri), l'anno delle celebrazioni della trentennale legge 180 (1978).

Trent'anni, dunque, da allora; un lungo periodo di eventi cittadini (in realtà, già alla fine di aprile ci sarà il padiglione permanente del Fest al molo IV), con un calendario fitto di iniziative a tutto campo sotto il felice nome di «Fabbrica del cambiamento»: un cambiamento che c'è stato, che continua ad agire attraverso tutto quello che è stato realizzato in questi trent'anni, ma che dovrà continuare con un nuovo slancio, dato che ora si tratta di «cercare un futuro». A questa ricorrenza se ne intreccia un'altra: i cento anni dalla nascita del mitico frenocomio di San Giovanni, che sarà a propria volta oggetto di mostre, studi, manifestazioni pubbliche. Se, come si progetta, vi verranno messe a dimora cinquemila specie diverse di rose, il parco già splendido (oltre che intriso di recente storia vissuta) diventerà il più grande roseto d'Europa. La Legge 180, tutti sappiamo o crediamo di sapere cosa è. Ha chiuso i manicomi grazie alla rivoluzione di Basaglia (prima a Gorizia, poi negli anni Settanta a Trieste), ha fatto sì che l'Italia facesse uno scatto in avanti sulla salute mentale e assumesse quel ruolo di modello in Europa (e nel mondo) che ancora detiene. Avremo l'opportunità, nel corso del 2008, di ragionarci su e di vedere cosa ha prodotto in termini di socializzazione e cittadinanza per coloro che soffrono di disturbi mentali. Come a Trieste questi effetti si sono integrati nella gestione complessiva della salute (per esempio, con l'esperimento delle «microaree» di assistenza che è attualmente in corso). Ma anche come, sul territorio nazionale, questi effetti siano stati nel complesso assai lenti o del tutto inesistenti, se è vero (dati del 2003) che in 7 servizi di Diagnosi e cura su 10 si continua ad attuare come sistema di «cura» la contenzione dei malati (legati ai letti, e anche peggio). Tutto ciò, mentre a Trieste abbiamo un operatore ogni mille abitanti e ci si occupa di diritti, cittadinanza e «protagonismo» delle persone sofferenti. Non a caso, nel 2005, Peppe Dell'Acqua, direttore del Dipartimento di salute mentale, è stato invitato a Helsinki, nella seduta plenaria dell'Organizzazione mondiale della sanità, di fronte ai rappresentanti di 53 Paesi, a illustrare i risultati e le caratteristiche del modello triestino. Dell'Acqua e Franco Rotelli, che oggi è al vertice dell'Azienda sanitaria, hanno raccolto l'eredità di Basaglia. Ma sarebbero loro i primi a correggere il tiro: non si tratta di leader, bensì di un lavoro serrato di équipe per il quale andrebber o fatti moltissimi nomi. Sempre alla fine degli anni Settanta, Franco Basaglia poi scomparso nel 1980, parlò in un piccolo libro-intervista (che andrebbe ripubblicato) dell'immagine di «una nave che affonda». Affondava il vecchio manicomio con tutte le sue catene istituzionali. Ma, aggiungeva subito, con la sua perspicacia critica e la sua inquieta disillusione, che altri navigli si profilavano all'orizzonte e che dunque si era solo agli inizi. Ciò significa che di questa grande festa che si annuncia Basaglia avrebbe soprattutto apprezzato le parole «cambiamento» e «futuro». Da coniugare strettamente con un'altra parola, «possibilità», che molto opportunamente Dell'Acqua sottolinea in un'intensa intervista in uscita sulla rivista «Animazione sociale». Infatti, l'essenza di ciò che è accaduto in questi trent'anni a Trieste (e altrove) va al di là del dettato della Legge 180, o meglio: è la premessa necessaria per la sua realizzabilità. «È possibile». È possibile che chi soffre di disturbi mentali esca dal tunnel, non solo dell'istituzione chiusa, ma da quello sociale e umano che blinda la sua esistenza, e possa diventare cittadino a pieno titolo, titolare di una «sua» soggettività. Diventi appunto «protagonista», non rinnegando la propria storia personale, non limitandosi a sedare il disturbo con l'aiuto dei farmaci, ma trasformando l'una e l'altro in una propria identità, riconoscibile e riconosciuta nella comunità. È possibile. Questo attesta il lavoro esemplare nei servizi e sul territorio in atto a Trieste. Ricordiamoci che da secoli la «follia» subisce un interdetto micidiale e squalificante: l'esclusione dalla soggettività e dai suoi diritti (lo possiamo già leggere nelle Meditazioni metafisiche di un certo René Descartes detto Cartesio). Togliere questo interdetto è sicuramente un gesto rivoluzionario. L'interdetto è ancora intorno a noi. Nel silenzio di moltissimi Diagnosi e cura, e in altri cupi e più sommersi silenzi che interessano poco ai media, i malati di mente vengono tuttora legati, trattati come non persone, imbottiti di farmaci. E intanto la psichiatria continua a parlare di crisi acute e di cronicità, torna all'assalto impugnando le armi offerte dalle neuroscienze, e in fondo proclama, sommessamente ma non tanto, che quelle di Basaglia e dei suoi sono soltanto parole inefficaci, che occorre affidarsi al potere dei farmaci (con relativo business) e all'unica «cura» che essa ha sempre praticato, la segregazione, il distacco del malato dalla società di coloro che sono sani e dunque produttivi. Basaglia, e non solo per celia, metteva in guardia tutti nei confronti della psichiatria. La psichiatria, rincara oggi Dell'Acqua, «non vede il suo malato». O, se lo vede, lo vede appunto solo come un malato, non come un soggetto. È possibile! Si comprende l'incredulità di molti di fronte a questa esclamazione. Eppure una montagna di esperienze sono ormai lì a testimoniare che si può. (Anch'io mi sono sentito incredulo e perplesso quando mi è stata offerta l'opportunità di condurre un piccolo laboratorio di «filosofia e vita quotidiana» al Club Zyp, cioè in uno dei tanti luoghi della galassia triestina collegata alla salute mentale. Ho accettato e dopo un anno di esperienza continuo a sentirmi inadeguato: però qualcosa è successo, si sono prodotti dei legami e una circolazione di discorsi. Personalmente ne ho ricavato parecchio e devo dire che l'incredulità è sparita).

Pier Aldo Rovatti

(Sabato 9 febbraio 2008, Il Piccolo - Cultura, Spettacolo)

[articolo inserito il 04-03-2008]

* Ultimi articoli: [Rassegna Stampa]

Segnalazioni [magazine] a cura del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste
via Weiss 5 - 34127 Trieste - tel. 040 3997350 - e-mail: dsm@ass1.sanita.fvg.it