immagine di sfondo Segnalazioni [magazine] - Quotidianità da un Dipartimento di Salute Mentale Dipartimento di Salute Mentale di Trieste: www.triestesalutementale.it
Mappa del sito | Redazione | Contattaci | Credits || Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Maggio, 2009 11:20


Forum Salute Mentale (link al sito)

[ Percorso: Home » Rassegna Stampa » Gennaio 2008 » Articolo ]

* Rassegna Stampa

Enrico Baraldi, storie di psichiatria

 

Uno psichiatra precipita con l'auto da un viadotto. E negli istanti che precedono lo schianto scorrono vorticose le immagini del suo passato: due donne fragili e bellissime, un anziano e sovversivo dottore morto ammazzato, uno scienziato ostaggio dell'industria farmaceutica. Ma come annunciato dal titolo, la vera protagonista è la psichiatria, intesa nel senso più alto di ascolto e vicinanza a chi soffre di disturbo mentale.

«Psicofarmaci agli psichiatri» (Stampa Alternativa, pagg. 140 pagine, euro 10) , ultimo romanzo dello psichiatra Enrico Baraldi che viene presentato oggi alle 16.30 al Club Zyp in Via delle Beccherie 14 a Trieste, dall'autore e da Giuseppe Dell'Acqua, direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste, è infatti un duro attacco a quanti sono convinti che basti una pastiglia a curare la sofferenza psichica e che la rigida distanza tra medico e paziente nel setting terapeutico sia elemento centrale della cura anziché segnale di una relazione umana stroncata sul nascere.

«I fattori della malattia mentale sono talmente tanti che non si possono ridurre alla sola componente biologica trattandoli con i farmaci, la contenzione o, come accade ancora in tante realtà con l'elettrochoc. Chi la pensa così andrebbe sottoposto a sua volta a una robusta dose di psicofarmaci come afferma provocatoriamente una delle pazienti del libro», dice Enrico Baraldi, 51 anni, direttore del Centro psicosociale di Mantova e direttore artistico di Rete 180, la radio che da alcuni anni dà voce a chi è affetto da sofferenza psichica (sul web www.rete.180.it).

L'eco della lezione di Basaglia («Siamo tutti suoi figli», sorride Baraldi) è marcata fin dalle prime pagine e assume toni sferzanti nell'affrontare il tema del rapporto tra psichiatra e paziente. «Si tratta di una relazione unica, del tutto asimmetrica, per molti versi paradossale, in cui il terapeuta non dice nulla di sé ma entra nel profondo della vita di chi sta male – dice Baraldi –. A questa distanza va invece contrapposta una forte vicinanza affettiva, una cura fraterna, un mettersi in gioco dell'operatore in prima persona».

È un rovesciamento faticoso, capace però di produrre risultati notevoli. «Bisogna imparare ad ascoltare, anziché continuare a parlare di medicina in termini militare nella presunzione di poter attaccare o sconfiggere le malattie – conclude Enrico Baraldi -. Solo così possiamo cercare di far convivere la parte sana e quella malata, preservando ciò che la persona ha di originale e autentico».

«Nessuno possiede l'arma che uccide il leone», sussurra il Dottore del romanzo ammettendo la finitezza delle possibilità umane e terapeutiche. È una citazione da Franco Basaglia, la stessa che quasi trent'anni fa proprio Giuseppe Dell'Acqua aveva usato come titolo per il suo libro, da poco ristampato, che narrava l'apertura del manicomio di Trieste restituendo, dopo decenni di silenzio, voce e parole ai suoi ricoverati.

Daniela Gross

(Lunedì 28 gennaio 2008, Il Piccolo - Cultura, Spettacolo)

[articolo inserito il 31-01-2008]

* Ultimi articoli: [Rassegna Stampa]

Segnalazioni [magazine] a cura del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste
via Weiss 5 - 34127 Trieste - tel. 040 3997350 - e-mail: dsm@ass1.sanita.fvg.it