Rassegna Stampa
Dell'Acqua: mutata la città e anche la visione che i
triestini hanno di se stessi
Suicidi in calo: meno 40% in dieci anni
In un decennio, dal 1997 al 2007, il tasso di suicidi a Trieste
è diminuito del 40 per cento e lo scorso anno si è
chiuso con un indice di 12,51 per 100 mila abitanti (nel 2006
era stato di 14,98). È come se un certo profondo mal di
vivere, per di più inesprimibile, si fosse profondamente
attenuato se si pensa che a fronte delle 30 persone che nel 2007
hanno scelto di non vivere tra il 1992 e il 1993 erano state ben
70. I dati derivano dal monitoraggio costante che appunto dal
1997 l'Azienda sanitaria ha varato assieme ad altre iniziative
di contrasto alla solitudine, dal «telefono speciale»
attivato proprio per chi fronteggia situazioni di sconforto psicologico
al telefono di Amalia per le persone troppo sole.
«È senza dubbio cambiata la visione che i cittadini
hanno di se stessi - commenta Peppe Dell'Acqua, direttore del
Dipartimento di salute mentale -, e non è privo di influenza
il fatto che già da qualche anno la gente ha cominciato
a percepire l'attenuazione prima, e poi la sparizione del confine».
I confini, e quelli più chiusi e problematici in specie,
sono scientificamente catalogati come fonte di acuta depressione.
«Ma a partire dall'amministrazione Illy - prosegue Dell'Acqua
- e a seguire con quella Dipiazza, Trieste è diventata
più colorata e più vissuta in senso collettivo,
sono cominciate le feste in piazza e la città è
stata più attraversata nel centro e nelle periferie, poi
nel frattempo sono cresciute manifestazioni come Barcolana e Bavisela,
eventi di grande partecipazione e attenzione collettiva, e non
fanno certo male nemmeno mercatini e baracchini da cui così
frequentemente le nostre strade sono vivacizzate».
Ma se il «fattore città» è molto importante,
non meno essenziale è stata in questi anni la sempre più
assidua vicinanza dei servizi sociali e sanitari con una rete
capillare di distretti, strutture, cooperative, sedi di ascolto
con cui sono stati aggrediti gli angoli più nascosti del
tessuto cittadino alla ricerca di condizioni esistenziali e sociali
difficili cui offrire una via d'uscita, almeno come possibilità.
«Negli ultimi 10 anni - dice ancora Dell'Acqua - c'è
stata una moltiplicazione eccezionale di servizi sul territorio
e di azioni volte a creare sempre più interazione fra le
persone, quindi se si dice che per contrastare la disperazione
esistenziale c'è bisogno di ascolto e di servizi molto
prossimi alla persona io credo che a Trieste sia stato soddisfatto».
Dai dati raccolti nell'azione di monitoraggio (che coinvolge
il servizio del «telefono speciale» ma anche medici
e forze di polizia) risulta che tra le persone che infine non
ce l'hanno fatta a sopportare le proprie fatiche è aumentato
il numero di coloro che hanno preso contatto con il Dipartimento
di salute mentale e il suo centro d'ascolto. L'indice «di
contatto» è stato di 0,47 contro lo 0,39 del 2006.
E per Dell'Acqua il fatto è positivo anche se l'esito non
lo è stato altrettanto: «Essenziale - dice - è
che il supporto si estenda e sia sempre più conosciuto
e disponibile, poi non è nel nostro potere impedire a tutti
di fare la propria scelta». Quanto ai dati statistici, nel
2007 l'età media dei suicidi è stata di 59 anni
(57 per gli uomini e 64 per le donne), l'anno prima era stata
di 55. Il fenomeno colpisce sempre più gli uomini il cui
tasso per 100 mila persone è stato lo scorso anno di 17,62
mentre quello femminile si è fermato a una soglia di 7,92.
g. z.
(Martedì 22 gennaio 2008, Il Piccolo
- Trieste)
[articolo inserito il 31-01-2008]
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