Rassegna Stampa
MUSICA Progetto nel trentennale della rivoluzione dei manicomi
L'Orchestra dei matti a Trieste nel ricordo di Franco Basaglia
di Carlo Muscatello
TRIESTE Nasce l'Orchestra dei matti di Trieste. Nel trentennale
dell'unica rivoluzione che la città ha visto nascere e
compiersi, quella basagliana, e quasi a far da apripista alle
tante iniziative che dal mese prossimo ricorderanno la Legge 180,
si fa strada un'idea dalla grande forza simbolica.
Il progetto? Dare vita a una formazione orchestrale composta da
persone in qualche modo imparentate con il disagio. Il disagio
psichico, quello legato alle dipendenze, ma anche quello che nasce
più semplicemente dalla solitudine. E assieme a loro persone
che invece quei problemi magari non li hanno, ma semplicemente
lavorano per alleviare quel disagio. Tutti uniti dall'amore, dalla
passione, dalla frequentazione musicale.
«L'idea - spiega Peppe Dell'Acqua, direttore del Dipartimento
di salute di mentale di Trieste - mi è venuta guardando
all'Orchestra di Piazza Vittorio, la formazione multietnica nata
nel quartiere romano dell'Esquilino, che da anni porta in giro
la grande ricchezza di suoni e musicisti provenienti da mezzo
mondo. Ebbene, ho pensato che qualcosa di simile può nascere
anche a Trieste, città dove la formazione musicale di base
è molto diffusa...».
Qui, dice ancora Dell'Acqua, che assieme a Franco Rotelli può
essere considerato l'erede di Basaglia, «per molti ragazzi
suonare è come giocare a pallone: una cosa naturale, che
si impara da piccoli e non si scorda più. Merito dei ricreatori,
ma anche delle comunità carsoline dove c'è la tradizione
del canto corale, della fisarmonica, della chitarra, degli strumenti
a fiato suonati in compagnia».
Su questo filone s'inserisce lo specifico che riguarda il disagio,
mentale e non solo. «Nei nostri Centri di salute mentale
- prosegue Dell'Acqua - abbiamo molte persone che sanno suonare
uno strumento. Magari suonavano da giovani, e poi hanno smesso,
per colpa della malattia o semplicemente perchè le cose
della vita hanno voluto così. E ho notato che esistono
anche delle piccole eccellenze, gente con trascorsi musicali di
un certo livello, storie di gruppi degli anni Sessanta e Settanta,
o a volte ancor più lontane nel tempo».
Che poi nella storia della rivoluzione basagliana la musica ha
sempre avuto un ruolo importante. Come dimenticare, infatti, i
concerti nei primi anni Settanta, in quello che era ancora il
manicomio di San Giovanni: gli Area, Ornette Coleman, Giorgio
Gaslini, Gino Paoli... «Sì, la musica è stata
una costante nel nostro lavoro - ammette Dell'Acqua -, quei giovani
che negli anni Settanta entravano per la prima volta a San Giovanni
per seguire i concerti ci permisero di entrare in contatto con
la città. E non a caso quel primo contatto avvenne con
la parte più giovane della popolazione, quella priva di
pregiudizi, aperta al confronto con l'altro. Ricordo i grandi
concerti, ma anche le esperienze dei laboratori teatrali, il cinema...».
Ma torniamo al 2008. Anno del trentennale della Legge 180 (approvata
dal parlamento il 13 maggio 1978) ma anche del centenario del
manicomio di San Giovanni (aperto il 4 novembre 1908). «Tre
utopie che si incontrano: quella positivista del parco di San
Giovanni; quella basagliana; quella di oggi, con il parco che
ritorna alla città e diventa luogo di incontro, di incrocio,
di confronto...».
Anche per celebrare queste tre utopie Dell'Acqua e i suoi stanno
reclutando persone che sappiano suonare o cantare. «Per
ora è girata una circolare nei nostri ambienti di lavoro:
i Centri di salute mentale, il Sert, le cooperative, le associazioni
con cui siamo in contatto. In pochi giorni abbiamo ricevuto già
una ventina di adesioni, ma sogniamo di arrivare a un centinaio...».
Poi, gli organizzatori già lo sanno, arriva il difficile.
Ci vogliono una grande sala prove («non necessariamente
nel comprensorio di San Giovanni: stiamo pensando anche a un capannone
o a un loft in centro...»), uno o più musicisti che
coordinino il lavoro, che sostengano questa iniziativa. E magari
un progetto cui finalizzare l'idea.
Sottolinea Dell'Acqua: «Sarà l'orchestra dei "matti"
perchè questa parola qui è stata sdoganata due volte:
la prima con il lavoro che ha portato alla chiusura del manicomio,
la seconda attingendo al dialetto triestino, nel quale la parola
"matto" indica semplicemente una persona...».
«E la musica - prosegue lo psichiatra - diventa allora mezzo
per veicolare la cultura dell'accoglienza, la lotta al pregiudizio.
Ma anche per stimolare scambi, rinsaldare legami sociali, promuovere
conoscenza e consapevolezza attorno alle più svariate esperienze
che accadono, lottare contro la solitudine».
Per l'Orchestra dei matti di Trieste ci sono già dei (possibili)
testimonial illustri: da Simone Cristicchi, che ha vinto il Sanremo
2007 proprio parlando di «matti», e che l'estate scorsa
in occasione del concerto in piazza Unità ha visitato il
comprensorio di San Giovanni, all'amico di sempre Gino Paoli,
che negli anni Settanta fu tra i primi all'appello dei «basagliani».
«Ma ho in programma - conclude Peppe Dell'Acqua - anche
un incontro con Mario Tronco (componente degli Avion Travel e
"inventore" dell'Orchestra di Piazza Vittorio - ndr).
Sarebbe bello organizzare, magari per il Natale prossimo, o a
Capodanno, un concerto a Trieste della sua orchestra e in quell'occasione
presentarci alla città. Con la nostra orchestra, l'Orchestra
dei matti di Trieste...».
(Giovedì 17 gennaio 2008, Il Piccolo
- Cultura e Spettacoli)
[articolo inserito il 21-01-2008]
Ultimi articoli: [Rassegna Stampa]