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Disagio psichico: una riflessione

 

Non è mia abitudine rispondere agli articoli che compaiono su «Il Piccolo» in merito al disagio psichico, siano essi scritti dal direttore o da persone comuni. Lavoro ed opero nell'anonimato. Essendo, tuttavia, apparsa lunedì 12 novembre scorso su Segnalazioni una nota di un sacerdote sull'assistenza al disagio psichico, credo opportuno intervenire per dire al mio confratello e ai lettori, tramite il vostro giornale, qualcosa sull'operato dei medici psichiatri e mio personale nei Centri di salute mentale di Trieste. Nel 1979 sono stato nominato dal Vescovo mons. Lorenzo Bellomi delegato diocesano all'assistenza religiosa nei Centri di Trieste. Sono stato successivamente confermato in tale incarico dall'attuale Vescovo mons. Eugenio Ravignani. Sono 28 anni che attuo il mio ministero in mezzo ai diversamente abili, all'inizio con il direttore Franco Rotelli, attualmente direttore generale dell'Ass. 1 Triestina, e oggi con il direttore dott. Giuseppe Dell'Acqua. Personalmente conosco tutti i medici che operano nei Centri di salute mentale, tutti gli infermieri e quasi tutte le persone che vi transitano o risiedono in tali strutture. La lettera, alla quale mi riferisco, è intitolata: «Disagio psichico: giudizio arduo». È davvero arduo esprimere un giudizio, netto e definitivo, sul modo di operare dei medici nei Centri. Bisognerebbe conoscere bene la «sofferenza psichica» e il modo con cui, nel tempo, si è fatto fronte ad essa. L'approccio è stato molto diverso, è mutato ed ha compiuto progressi: dall'uso dei farmaci alla conoscenza scientifica della malattia, all'accostamento alla persona. Nessuno psichiatra può pretendere di guarire la persona disturbata mentalmente. S'impegna nella ricerca delle cause specifiche del suo disagio psichico, indaga e studia le esperienze proprie della persona; valuta il contesto ambientale e relazionale (familiare e sociale) in cui essa vive. Tutti ambiti che devono essere attentamente considerati per avviare una terapia. Una soluzione potrà aversi per le persone in stato d'ansia leggero. Un grande aiuto di origine sanitario e soprattutto sociale potranno avere le persone sofferenti di schizofrenia. La lettera terminava con un voto: «auguro ai Csm di poter ottenere tale guarigione, ma umanizzando l'ambiente, sapendo ascoltare...». Condivido pienamente tale augurio e, per quanto riguarda l'umanizzazione dell'ambiente e l'ascolto, so di certo che la massima parte dei medici attuano quanto desiderato. Se qualcuno non lo attua può forse dipendere da situazioni particolari o dallo stato d'animo del momento, come succede talvolta anche a qualche confratello sacerdote. L'augurio continua dicendo: «inserendo un po' di spiritualità...». È un augurio che faccio tutto mio specialmente se la spiritualità non è intesa come «nevrosi» da curare ma come modo di concepire e vivere la vita ispirata da fede religiosa. Nell'assistenza al malato è un compito che spetta eminentemente al sacerdote. Da parte mia, per quanto possibile, attendo con impegno a questo compito.

Don Simeone Musich
delegato diocesano all'assistenza religiosa
dei Centri di salute mentale di Trieste

(Il Piccolo, lunedì 3 dicembre 2007)

[articolo inserito il 27-12-2007]

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