Rassegna Stampa
Il cantante ha voluto vedere l'ex Opp di cui aveva «studiato»
Cristicchi: «Una canzone per Trieste»
Arriva con la sua chioma ribelle, gli immancabili occhialini,
un sorriso sul volto e il desiderio di conoscere meglio Trieste,
città simbolo della rivoluzione di Basaglia, parte di un
mondo che da anni canta e racconta con umanità e affetto.
Simone Cristicchi, ospite del Premio Luchetta, ha anticipato l'arrivo
in città ieri pomeriggio per visitare la «Fondazione
Luchetta, Ota, D'Angelo, Hrovatin» e il comprensorio dell'ex
Ospedale Psichiatrico di San Giovanni, accompagnato da Gaetano
Curreri degli Stadio. Nato trent'anni fa a Roma Cristicchi ha
scalato le classifiche prima con «Vorrei cantare come Biagio
Antonacci», imponendosi poi nel panorama della musica italiana
con la vittoria al Festival di Sanremo, grazie alla canzone «Ti
regalerò una rosa», con un testo toccante, ispirato
alla sua esperienza di obiettore di coscienza e volontario nel
centro di igiene mentale di Roma. Il brano, apprezzato da pubblico
e critica, ha vinto anche i premi «Mia Martini» e
dei giornalisti radio-Tv. Il suo ultimo successo è il tormentone
di questa estate: «L'Italia di Piero». Prima tappa
triestina dunque il centro di via Valussi, dove Cristicchi ha
incontrato i bambini e i genitori ospitati nella struttura. «Conosco
l'importanza della Fondazione – dice – ma qui posso
vedere con i miei occhi la gioia di tutti questi bambini, la voglia
di vivere. È un'atmosfera che da coraggio, speranza, sento
grande affetto in ogni gesto. Un ambiente che mi piacerebbe valorizzare,
magari proprio con una canzone». Il cantautore ha ricevuto
dalle bambine alcune rose in dono, a ricordo delle parole del
suo più grande successo, ha mangiato insieme ai piccoli
le focacce preparate per l'occasione e ha chiacchierato con i
ragazzini. Tappa successiva l'ex Ospedale Psichiatrico «la
cui storia – ha ricordato Cristicchi – è legata
alla legge 180 del 13 maggio 1978, meglio nota come legge Basaglia,
dal suo promotore Franco Basaglia che impose la chiusura dei manicomi
e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, con
l'istituzione dei servizi di igiene mentale pubblici. «Prima
di partire per il viaggio che ho percorso nei manicomi, un viaggio
durato circa cinque mesi – spiega – ho iniziato con
gli studi, proprio dalla realtà di Trieste ed ora mi ritrovo
qui, a vederla da vicino. So che il comprensorio di San Giovanni
ha subito dei cambiamenti nel corso del tempo, come molti manicomi
che ho visitato. Alcuni hanno conservato gli spazi identici ad
un tempo, altri invece sono stati risistemati. Credo però
sia importante che resti un segno - sottolinea – di ciò
che è accaduto nel passato. Per certi aspetti i manicomi
sono paragonabili ai campi di concentramento, naturalmente con
le dovute differenze e distinzioni». «Alcune condizioni
di vita erano simili. Oggi molti campi di concentramento sono
rimasti immutati nella struttura, per mostrare alla gente quello
che è successo, per non dimenticare. Per questo motivo
penso che parchi come quello di San Giovanni – conclude
– debbano giustamente venir riqualificati come sta accadendo
qui a Trieste, ma tracce del passato devono restare, per fare
capire, soprattutto ai giovani, quello che un tempo rappresentava
una realtà simile. Una curiosità del parco mi piace
– sorride – so che sono già state piantate
moltissime rose e tante ne saranno sistemate in futuro, un simbolo
al quale sono ormai particolarmente legato». Nella visita
all'ex Opp Cristicchi è stato accompagnato da Peppe Dell'Acqua,
responsabile del Distretto di Salute Mentale di Trieste. In serata
Cristicchi è stato uno degli ospiti musicali, insieme agli
Stadio, della serata «I nostri Angeli – Premio Luchetta
2007».
Micol Brusaferro
(Domenica 22 luglio 2007, Il Piccolo - Trieste)
[articolo inserito il 11-10-2007]
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