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* Rassegna Stampa

Nella fascia d'età tra i 18 e i 29 anni si registrano stati d'ansia e disagio mentale

Giovani triestini, il 50% è depresso

 

Quasi la metà dei giovani, a Trieste, soffre di qualche disagio mentale: ansia, depressione, insonnia grave, o quello che genericamente si definisce mal di vivere. Altrettanto presente l'uso di alcol o sostanze. E' questo l'inedito ritratto scaturito da una indagine di livello europeo sulle percezione (attiva e passiva) della salute psichiatrica che in vari paesi ha già coinvolto oltre 60 mila cittadini intervistati. Il campione triestino era di 900 persone, di cui 102 di età inferiore ai 29 anni (percentuale corrispondente alla situazione demografica). Questo dato certamente rilevante, che si discosta dai risultati di città paragonabili, è stato ottenuto grazie alla ricerca promossa congiuntamente dal Dipartimento di salute mentale come Centro collaboratore dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e dall'analoga struttura francese di Lille. Durante lo scorso ottobre 30 studenti delle facoltà di Psicologia e Scienze della formazione, appositamente istruiti, hanno intervistato complessivamente 900 triestini rappresentativi della realtà sociale della città - il campione è stato disegnato con l'aiuto di Swg -, per raccogliere un quadro esaustivo di due questioni: come viene percepita la malattia mentale, e quanto essa è diffusa. Se Trieste si segnala per un alto grado di tolleranza rispetto alla malattia psichiatrica (meno della metà degli interpellati considera «pericoloso» un delirio, per esempio, mentre in Francia suscita terrore, e il direttore del Dipartimento di salute mentale Giuseppe Dell'Acqua commenta: «Basaglia qui non è passato invano...»), in media, il 37 per cento degli interpellati ha denunciato invece qualche disturbo. Molto accentuato, appunto, fra i giovani. Lo psichiatra Massimo Marsili, responsabile della ricerca assieme a Dell'Acqua e a Jean-Luc Roelandt del centro di Lille, ha osservato sull'argomento: «Sono stati rilevati aspetti problematici, di tipo ansioso e depressivo, non gravissimi, ma sicuramente superiori in percentuale a quelli riscontrati nelle altre fasce d'età. Nella cifra sono compresi anche i casi di abuso di alcol e di sostanze stupefacenti, elementi considerati in senso patologico dall'Oms. Sono riscontri che devono far riflettere sulla questione del disagio giovanile, in particolare dal punto di vista sociologico. Attenzione, poi, non è un problema solo di Trieste: un'analoga situazione è stata rilevata pure in Francia. La società cambia e, a fronte di una maggiore richiesta di prestazioni lavorative, vengono offerti ai ragazzi punti di riferimento meno saldi, dalla solidità della famiglia alla sicurezza di un impiego. Cercheremo di approfondire il tutto nel prossimo futuro». Concorda sull'analisi anche l'assessore regionale alla salute e protezione sociale, Ezio Beltrame: «Sono dati noti, il problema è di tipo sociale e riguarda la maniera di vivere. In questo senso, la questione non va medicalizzata e basta. La società nel suo complesso deve farsene carico». Sulla stessa linea pure l'assessore comunale alla promozione e protezione sociale, Carlo Grilli: «Per aiutare le persone alle prese con questi problemi, è importante la cooperazione tra i vari soggetti che compongono il mosaico del sociale. Sono necessari rapporti di sinergia per creare nuove forme e opportunità di lavoro e bisogna stare vicino alle famiglie, senza lasciare a un solo gestore di servizi ogni incombenza». La ricerca ha evidenziato inoltre come, più del «matto», venga considerato pericoloso e anormale chi stupra ed esercita violenza contro i famigliari o le altre persone. «Si è notato – aggiunge ancora Marsili – come la tolleranza e la forte fiducia nelle possibilità di ripresa e d'integrazione siano a Trieste più elevate che in altre parti d'Italia: quasi il 50 per cento degli intervistati ritiene possibile la guarigione per il malato di mente e ben il 93 per cento lo pensa per i depressi». Una visione che viene ribadita infine da Dell'Acqua: «La chiusura del manicomio e il modo differente con cui è affrontata adesso la salute mentale hanno modificato il modo di vivere la malattia. Sono scomparsi quei luoghi comuni che la identificavano con anormalità e pericolosità: quasi nessuno oggi invoca la necessità di tenere rinchiuse le persone con una sofferenza psichica». Le interviste sono durate ciascuna quasi un'ora e i giovani intervistatori, un po' timidi all'inizio - riferisce Marsili - si sono poi dovuti ricredere: «Gli intervistati parlavano e parlavano...». Segno che in questa città c'è molto bisogno di esprimere. E in coda, come ipotesi appena accennata, i medici rilevano anche che al di là delle ansie sociali che turbano i giovani Trieste ha una particolarità che potrebbe indurre appunto quei malesseri aggiuntivi finora mai misurati, ma solo visti in azione: «Trieste - conclude ancora Marsili - è una città troppo a misura di anziano, e lo dico con tutto il rispetto per i nostri genitori, suoceri e nonni che amiamo molto: lo penso, per esempio, quando si danno contributi pubblici per comprare computer agli over-75, e solo dopo si pensa ai ragazzi, ma è solo un esempio...».

(Giovedì 31 maggio 2007, Il Piccolo - Trieste)

[articolo inserito il 11-10-2007]

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