Rassegna Stampa
Nuova campagna per prevenire i suicidi
Fino a prima dell'avvio di Amalia-Telefono Speciale, il progetto
nato nel 1997 per prevenire e contrastare il fenomeno dei suicidi
e delle morti solitarie, Trieste godeva di un lugubre primato
di casi di rinuncia alla vita, che la poneva al primo posto in
Italia, con un tasso del 25,49 per 100mila abitanti, contro quello
nazionale del 7,2. Oggi, a dieci anni dal progetto, il tasso dei
suicidi si è dimezzato, e il rapporto è sceso a
12 per 100mila. Sul perché la sindrome di rinuncia alla
vita colpisse proprio la città, si sono scervellati negli
anni psicologi e sociologi, che hanno individuato principalmente
nella solitudine il mal di vivere, che colpisce prevalentemente
la fascia di età attorno ai 65 anni. Naturalmente non sono
solo gli anziani a prendere la definitiva via del non ritorno;
il fenomeno interessa anche i giovani, soprattutto, nella difficile
età dell'adolescenza. Al di là degli sforzi per
studiare il fenomeno, la via da percorrere è la prevenzione,
ed è così che nel gennaio del 1997 parte Amalia,
il programma per la prevenzione delle morti solitarie, studiato
e realizzato in cooperazione dall'Ass n.1 Triestina, i Servizi
Sociali del Comune e Televita SpA, cui si è aggiunta da
poco come partner anche la Provincia. È stata presentata
ieri nella sala Giorgio Costantinides di Villa Sartorio, la nuova
campagna di comunicazione sociale bilingue italiano-sloveno «366
motivi per Non farlo/Tega nikar» del Progetto Amalia, a
cui sono intervenuti l'assessore alle Politiche Sociali della
Provincia, Marina Guglielmi, Carlo Grilli, assessore comunale
alle Politiche Sociali, il direttore generale dell'Ass n.1, Franco
Rotelli, la presidente di Televita, Michela Flaborea. «È
un passo importante per la Provincia - ha detto Guglielmi - perché
era fondamentale che un servizio socialmente utile come Amalia
fosse esteso all'intero territorio provinciale, e che la campagna
fosse anche in lingua slovena, per raggiungere una maggiore utenza».
«Sacche di povertà e isolamento sono facce della
stessa medaglia che contribuiscono al desiderio di farla finita
- ha spiegato Rotelli -. Speriamo che Amalia illumini questi angoli
bui». Il messaggio di speranza deve raggiungere trasversalmente
la popolazione e per fare ciò è stata realizzata
la campagna del «perché no», ossia i 366 motivi
per non rinunciare alla vita, iniziando dal semplice «perché
la vita è una sola». Dai grandi manifesti di 3x6m,
alle locandine e agli opuscoli pieghevoli, dai totem colorati,
che verranno ubicati nei luoghi pubblici maggiormente frequentati,
come scuole, ospedali e centri commerciali, ai cubo-memo, per
cercare - come ha detto Flaborea - di rendere le persone, se non
propriamente felici, quantomeno più serene e in pace con
se stesse.
Patrizia Piccione
(domenica 1 aprile 2007, Il Piccolo - Trieste)
[articolo inserito il 10-05-2007]
Ultimi articoli: [Rassegna Stampa]