Rassegna Stampa
La Stampa.it Dossier | FESTIVAL DI SANREMO 2007
La folle radio che dà voce ai "matti"
Simone Cristicchi, vincitore di Sanremo Campioni
"La canzone di Cristicchi fa credere che in Italia esistano
ancora i manicomi"
GIOVANNI CERRUTI, INVIATO A MANTOVA
A Gianna piace, a Divina così così, Carlo non è
convinto. Luciano, che è l'opinionista di «www.Rete180.it»,
«la voce di chi sente le voci», la radio dei matti
di Mantova, ci pensa su e poi si domanda:«Ma questo Cristicchi
qui è uno che scrive delle rime o ha in testa dei pensieri?».
Enrico Baraldi è anche il responsabile del Centro Psicosociale
dell' ospedale di Mantova. Giovanni Rossi, che è il primario,
è il direttore di «Rete180». Ieri a mezzogiorno,
su Rai3, la redazione ha un poco maltrattato Cristicchi, collegato
via telefono. Ai matti è piaciuto, grazie, grazie davvero.
Però nelle tre stanze della radio, nel sotterraneo dell'«Ambulatorio
Ansia e Depressione», tra computer e cuffie, consolle e
microfoni, ci sono state più discussioni che applausi.
«Dalla sua canzone sembra che i manicomi esistano ancora
- dice Divina - e invece il messaggio deve essere che tutti i
manicomi vanno chiusi».
Gli equivoci
La parlata lenta e dolce di queste terre, 50 anni, alto e pochi
capelli, il direttore artistico dottor Baraldi spiega le contestazioni.
«E' una canzone che può far nascere equivoci sui
manicomi che in Italia non esistono più, e se esistessero
sarebbe uno scandalo. Non esistono storie come quelle di Antonio,
il protagonista di "Ti regalerò una rosa", che
sta da 40 anni in manicomio. E poi il finale con "il volo"
che fa pensare al suicidio. Da una cassa di risonanza enorme come
Sanremo non è un bel messaggio per i malati di mente e
i loro parenti. Insomma, la possibilità di equivoco è
molto grande».
Gianna non è d'accordo. Ha una certa età, e i manicomi
li ha conosciuti. «E io so che è così, che
alla fine c'èil volo come nella canzone. Volevo leggere
una mia poesia dedicata a Paola quando abbiamo fatto il collegamento
con la televisione: "La morte è arrivata come un batter
d'ali / Paola nell'ultimo sorriso volò e divenne immortale"
». Un'altra voce: «Cristicchi canta che "i matti
sono spazzatura, puzzo di piscio e segatura". Non è
vero! Matti sì, sporchi no. Perché dice queste cose
che poi la gente in strada mi guarda male? Io non puzzo di piscio
e non ho mai conosciuto un matto che puzzasse di segatura».
Ecco, applausi a Cristicchi, la telefonata di Veltroni, successo,
consensi, e invece qui si continua a discutere. Perché
«ci riguarda molto da vicino », come ripete Divina,
la più giovane,ieri alle sette di pomeriggio in conduzione
con Carlo. Ma qui nessuno vuole processare Cristicchi, figurarsi,
nessuno lo vuole ingabbiare con etichette o giudizi. «Noi
lo conoscevamo già - racconta Enrico Baraldi - l'avevamo
intervistato per la nostra radio l'anno scorso durante il Musica
Festival. Mentre tutti lo pompano e lo incensano, noi abbiamo
stonato, ma lo stimo e gli voglio bene. E alla sua canzone, sia
chiaro, avrei dato 10 e lode».
Sul sito di «Rete180» questo pomeriggio uscirà
l'editoriale del direttore, il primario Giovanni Rossi. «Simone
Cristicchi è nato nel '77 – scrive -. Era l'anno
in cui esplodeva la creatività delle radio libere. Quando
Simone aveva un anno, nel 1978, prima un referendum popolare e
poi la legge di riforma sanitaria pretesero la chiusura dei manicomi.
Visitando un manicomio quasi del tutto abbandonato ha compreso
che lì, dove i matti vivevano chiusi, c'era uno "Stato"
a parte». La prende con garbo, usa l'imperfetto per non
usare il passato. E per dire che il mondo dei matti di Cristicchi
non esiste più, per fortuna non esiste più.
Al telefono, ieri mattina su Rai3, Cristicchi si è detto
prontissimo a raggiungere la redazione di «Rete180»
per parlarne. Lo aspettano già. «Caro Simone - scrive
ancora il direttore - ora, dopo Sanremo, sei diventato ambasciatore
dei matti e di chi con loro vive sia presso i giovani che come
te non c'erano e che hanno un grande, grandissimo bisogno di conoscenza,
che presso il grande pubblico nazionalpopolare. Trovo di grande
significato che ai giovani parli di matti un giovane, così
come è importante per noi di "Rete180" far sentire
le voci di chi sente le voci. La tua canzone va dritta contro
il pregiudizio ». Evviva, dunque. Nel sotterraneo dell'ambulatorio
di viale della Repubblica i dieci redattori di questa radio nata
il 10 ottobre 2003, «giornata mondiale per la salute mentale»,
andranno avanti a discutere per tutta la settimana, appuntamento
alle quattro del pomeriggio con la rubrica «Pillole».
Si sentono protagonisti e, come radio, si sentono grandi, cresciuti,
bravi. Nata da un'idea del professor Rossi sul modello di «Radio
La Colifata», che vuol dire «Pazzerella», l'emittente
del manicomio di Buenos Aires, ha un futuro assicurato dalla Regione
Lombardia e da tre anni di lavoro e performance nei Festival di
Mantova. I matti, qui, fanno «radioterapia». Parlano,
si fanno sentire, si fanno capire.
La cura
E andrà così anche con Cristicchi. Il professor
Rossi, 55 anni, barbetta grigia e occhialini, le prime esperienze
a Trieste con Franco Basaglia e la battaglia per la legge 180,
giusto come il nome della radio, in fondo al suo editoriale ha
messo due però. «Mi riferisco alla sedia gialla.
Nella tua storia serve ad Antonio per spiccare il volo, forse
- come sembra ai più – per suicidarsi, forse - come
direbbe Jovanotti - per il desiderio di volare. Però proprio
quella sedia può divenire un formidabile strumento di cura.
Basaglia ci si sarebbe seduto, ovunque la trovasse. E avrebbe
cominciato a fare quello che tu hai scoperto...».
Avrebbe cominciato ad ascoltare. «Perché da una
sedia, dall'ascolto comincia la cura». Il primario Rossi
ha cercato invano una sedia gialla come quella di Cristicchi,
voleva portarla in redazione. «La cura è Antonio
che da quella sedia scrive a Margherita. La cura siamo noi che
apriamo la sedia, ci sediamo e ascoltiamo. Vorrei, caro Simone,
che tu ti facessi ambasciatore dell'ottimismo con cui oggi possiamo
guardare alla malattia mentale e alla sua cura. Perché
a volte una sedia fa la differenza». Cristicchi vincitore
a Sanremo e benvenuto nella radio dei matti. «E con te possiamo
dire che abbiamo vinto».
(Martedì 6 marzo 2007, La Stampa.it)
[articolo inserito il 09-03-2007]
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