Rassegna Stampa
Dell'Acqua: Basaglia non è passato invano
TRIESTE «Trent'anni non sono passati invano, la legge ormai
fa parte della vita del nostro Paese»: lo ha affermato il
professor Giuseppe Dell'Acqua, allievo di Franco Basaglia, direttore
del Dipartimento di salute mentale di Trieste e fondatore del
Forum nazionale per la salute mentale, commentando la vittoria
al Festival di Sanremo dela canzone di Simone Cristicchi, dedicata
ai «matti», «Ti regalerò una rosa».
«Siamo tutti molto contenti - dice Del'Acqua - prima di
tutto del fatto che un ragazzo di 30 anni, 30 anni dopo, abbia
portato in scena a Sanremo la salute mentale, la follia, le persone,
gli operatori, ed è straordinario soprattutto per quella
platea e quella scena». Secondo lo psichiatra «è
altrettanto straordinario pensare che dopo 30 anni di ragionamenti
assurdi sulla contrapposizione tra "legge si" e "legge
no" avevamo dimenticato Antonio e Margherita. Simone Cristicchi
- aggiunge - dimostra che è possibile parlare di questo,
che i ragazzi vogliono sentire queste storie di persone. Cristicchi
se le è andate a cercare, nei manicomi e nei musei, e ha
dimostrato che le persone vogliono parlare di questo, di una storia
- ha puntualizzato - che è formidabile». Dell'Acqua
ha tuttavia espresso alcune perplessità sulla conclusione
della canzone, che parla del suicidio del protagonista. «Io
mi occupo anche di prevenzione del suicidio, e questo è
un tema pericoloso. Suggerisco solo a Cristicchi che "imparare
a volare" significa anche imparare a uscire, a muoversi,
a sentire gli altri. Sono comunque contento che questo ragazzo,
con un linguaggio tutto suo abbia detto queste cose». E
non c'è solo la canzone vincitrice del Festival di Sanremo
a parlare del problema della follia. Perchè Simone Cristicchi
ha voluto raccontare quest'esperienza di «un cantautore
tra i matti» anche in un libro: «Centro di igiene
mentale», pubblicato da Mondadori (pagg. 245, euro 15).
Un viaggio tra manicomi e centri di salute mentale, tra Firenze,
Siena, Pistoia, Volterra, Genova, in cui prendono forma personaggi
umanissimi e tragici. Ognuno legato a una storia tutta da raccontare:
fatta di sofferenza, di speranza, di una «diversità»
che commmuove Cristicchi tanto da spingerlo a definire queste
persone «i Santi silenziosi».
(Lunedì 5 marzo 2007, Il Piccolo)
[articolo inserito il 09-03-2007]
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