Rassegna Stampa
La nuova ultracentenaria
Domenica sono andata a trovare l'ultracentenaria nonna di un
amico, ricoverata in una casa di riposo in città. Un'ora
di tuffo nel passato remoto: i 4 mariti della signora, le 2 guerre,
il comunismo che è tornato, le domande sullo stato di famiglia
del nipote quarantenne: allora, ti sei sposato? E in pensione
quando ci vai? A malincuore ce ne andiamo, tra baci, abbracci
e raccomandazioni perentorie al nipote: guarda che se non ti sposi,
ti dò tante di quelle sberle che non torni a casa! Raggiungiamo
l'uscita, tasti, pulsanti, leve, ma di aprir la porta non c'è
verso. Un'elegante signora, una parente in visita si direbbe,
indica un display al lato della porta, pigia alcuni tasti, e la
porta si sblocca. Sapete com'è, altrimenti i vecchietti
scappano... Ovvio, è successo e succede, lo sappiamo che
i vecchietti, tanto quanto alcuni bambinetti, fuggono, o semplicemente
se ne vanno, credendosi liberi come in effetti sono, ma poi si
perdono, si fanno male, li ritroviamo in ospedale con qualche
osso rotto, se va bene. Eppure, né il mio amico né
io riusciamo a mandar giù l'idea che potremmo finire i
nostri giorni in una casa di riposo blindata. Del resto, strutture
protette le chiamano. E certo, nessuno qui ha ambizioni di carceriere,
esistono dei rischi reali, che vanno arginati. Ciò non
toglie che faccia un certo senso. La nonna del mio amico, che
per motivi di lavoro vive all'estero, è convinta di esser
ricoverata lì in via del tutto provvisoria e ci ha ripetutamente
chiesto del suo appartamento in via P. Tra non molto lei ci torna,
e di gran carriera, sennò le piante, benedette, e i vestiti,
e la naftalina, e le marmellate, e la polvere. Va da sé
che qualora l'ultracentenaria signora tornasse a casa senza un'assistenza
24 ore su 24, con il nipote a 1000 km di distanza, diventerebbe
una potenziale cittadina a rischio dell'ennesimo "dramma
della solitudine". Potrebbe, come spesso purtroppo accade,
scivolare, non rialzarsi, non essere in condizioni di chiamare
aiuto, e la nera cronaca è presto fatta. Lasciamo stare
ora la nostra nonna augurandole altri 100 di questi, e dirottiamo
la riflessione sul fenomeno che eufemisticamente dicesi «dramma
della solitudine», ma che in parole più crude si
traduce con «morte solitaria». Di quest'ultima si
parla ogniqualvolta un anziano viene trovato dopo giorni, settimane,
talvolta mesi, deceduto solo in casa e qualcuno finalmente se
n'è accorto. E tuttavia, va detto che il più delle
volte se ne parla a sproposito, poiché non ogni persona
deceduta sola in casa propria, è necessariamente un tragico
caso sociale. Il Progetto di prevenzione triestino «Amalia-Telefono
Speciale» (1997) di Comune, Ass 1 e Televita, ha già
da tempo classificato il fenomeno e di morti solitarie cosiddette
doc, laddove cioè la persona era priva di una benché
minima rete sociale: nel primo semestre del 2006 non ce ne sono
state. Ad oggi, dall'inizio dell'anno, gli anziani deceduti soli
sono 2, ma erano persone con riferimenti sufficienti a non considerate
a rischio. Certo, si potrà obiettare che quelle persone
comunque non sono più con noi, ma, pane al pane, prima
o poi ci tocca a tutti, e a chiunque può capitare di trovarsi
solo in quel momento, per quanto assistito, con figli, nipoti,
amici e servizi presenti e vigili. Un noto medico, che preferisce
non essere citato e che da una vita lavora per offrire servizi
adeguati ai cittadini, ha detto che preferirebbe venir trovato
in casa propria, anche dopo 6 mesi, piuttosto che morire in un
ricovero per anziani. Aldilà delle preferenze individuali,
va ricordato che esistono molteplici servizi di prossimità
destinati a nonni e bisnonni, forniti da Comune, Distretti Sanitari
e altri enti preposti, l'assistenza domiciliare ad esempio o lo
stesso Progetto «Amalia». Progetto che in 8 anni e
mezzo ha erogato quasi 15mila servizi e interventi di vario genere
a quasi 2700 anziani di Trieste (età media 84 anni, 82%
donne). Il numero delle morti solitarie è sceso (5 all'anno
contro le 20 e più del periodo precedente ad «Amalia»),
e si è registrato un drastico calo dei suicidi. E' risaputo
infatti come uno dei fattori di rischio più marcati sia
proprio l'età elevata, associata alla solitudine, e il
prendersi cura degli anziani, costruendo reti di socialità,
ha fatto sì che la tendenza al rifiuto della vita si attenui
ulteriormente. Visti i risultati, nel luglio scorso il Progetto
è stato rinnovato per la durata di 6 anni, con una lunga
serie di innovazioni, in termini di obiettivi, energie e contenuti.
Tra queste l'acquisizione della Provincia come quarto partner,
e dei servizi potranno ben presto usufruire anche Muggia, San
Dorligo, Duino Aurisina, Sgonico e Monrupino.
Kenka Lekovich
«Amalia-Telefono Speciale»
(Mercoledì 22 novembre 2006, Il Piccolo
- Trieste)
[articolo inserito il 23-11-2006]
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