Rassegna Stampa
La storia
Fiamme Gialle, troppi suicidi
In 10 anni 74 casi. E il comandante generale
scrive ai finanzieri: 'La vita è bella, sempre'
ROMA - troppi suicidi fra le «fiamme gialle»: 74
in dieci anni. Il generale della guardia di Finanza, Roberto Speciale,
si scopre capofamiglia e scrive ai suoi uomini una lettera aperta
intitolata «vivere è bello, sempre e comunque».
Quindi, per fronteggiare il Male Oscuro che ha contagiato il Corpo,
ha ordinato a tutti i comandi regionali di organizzare corsi di
formazione fra il personale con «incarichi di comando»
per «infondere la sensibilità necessaria al fine
di prevenire il fenomeno dei suicidi». Proprio in questi
giorni si stanno svolgendo i primi corsi sulla «sindrome
del finanziere». Stamattina, ad esempio, a Torino presso
il Comando di corso IV Novembre il cappellano militare, monsignor
Jean Pierre Ravotti, terrà agli ufficiali una «testimonianza
diretta» sul tema dei «comportamenti autolesivi in
ambito militare». Due psichiatri, invece, Annibale Crosignani
(ex primario delle Molinette), ed Enzo Bosco (consulente del tribunale),
parleranno dei «disturbi più frequenti nel contesto
delle istituzioni gerarchiche: nevrosi depressive e ansiose. E
disturbi di adattamento». A preoccupare il comandante delle
Fiamme gialle è stato il dato numerico dei suicidi negli
ultimi 10 anni. «Dal gennaio del 1996 a oggi - scrive il
generale nella sua lettera aperta - 74 militari si sono tolti
la vita, nella maggior parte dei casi utilizzando la pistola d'
ordinanza. è un dato impressionante, sul quale non è
possibile non soffermarsi a riflettere. Come voi tutti mi sono
chiesto "perché"?». Per dare una risposta
a questo interrogativo, Roberto Speciale ha istituto nei mesi
scorsi un gruppo di studio «chiedendo l' aiuto di un esperto
"esterno" al Corpo, lo psichiatra Vittorino Andreoli».
Scopo dell' analisi, «cercare di comprendere le possibili
motivazioni connesse all' ambiente lavorativo e alla collocazione
del singolo nell' ambito dell' Amministrazione». Il risultato
di questa commissione sul «disagio psicologico» in
caserma è segreto. Ma deve essere stato davvero preoccupante
se il numero uno delle «fiamme gialle» ha ordinato
i seminari di formazione per la prevenzione dei suicidi. Le statistiche,
del resto, parlano da sole: la percentuale dei suicidi fra gli
uomini in divisa (7,4 all' anno su 63 mila finanzieri), è
pressoché pari alla media nazionale italiana, 10 ogni 100
mila abitanti. Con una sostanziale differenza: mentre nella società
civile la maggior parte delle persone che si toglie la vita sono
malati di mente, alcolisti, tossicomani, anziani e malati terminali,
fra i finanzieri - scrive il comandante - «il fenomeno colpisce
in modo significativo persone che sono nel pieno delle capacità
umane, uscite dalla fase di crescita e consolidate sul piano della
personalità». Non è possibile che le due percentuali
coincidano: «Ciascun uomo, e a maggior ragione un finanziere,
deve essere in grado di trovare le motivazioni per andare avanti,
comunque». «Cosa spinge - si chiede Speciale nella
sua lettera - a interrompere il cammino della vita "Persone"
spinte da ideali di giustizia e libertà, individui unici,
irripetibili, ricchi di energie e competenze, alla ricerca di
affermazione, di dignità personale e professionale?».
«Questi eventi luttuosi - ha aggiunto - mi hanno profondamente
scosso e turbato». Nel suo appello anti-suicidio rivolto
ai 63 mila militari della guardia di finanza, il comandante paragona
i suoi finanzieri agli ingranaggi di un motore. Ancora Speciale:
«Ove le vostre iniziali motivazioni si siano affievolite
o, peggio, siano venute meno, riflettete sul fatto che anche una
'semplice' vite in un motore ha il suo fondamentale compito. Una
macchina complessa come la guardia di finanza ha bisogno di tutti
i suoi uomini». Il generale di corpo d' armata, per convincere
i suoi a vincere il Male Oscuro, cita anche un verso del poeta
inglese John Donne «nessun uomo è un' isola».
«Non siamo mai soli, abbandonati a noi stessi. C' è
sempre qualcuno disposto ad aiutarci». Quindi, esorta i
suoi comandanti ad «ascoltare i vostri uomini: siate loro
vicini, aiutateli. Non abbandonateli mai, rappresentano la "Vostra"
forza». Roberto Speciale, comandante di un Corpo spesso
travolto in passato da scandali giudiziari, affronta la questione
morale citando un passo di Madre Teresa di Calcutta: «L'
onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile: non
importa, sii onesto e sincero». Per risultare più
convincente, alla sua lettera aperta ne ha allegata un' altra.
Quella del «mio carissimo amico cappellano militare, don
Antonio Cameran, al quale anni fa mi rivolsi come capo di Stato
maggiore dell' Esercito per affrontare il disagio fra i militari
di leva, 'giovani che si tolgono la vita solo dopo aver perso
le ragioni di viverla». L' ultima riflessione sul disagio
fra le Fiamme gialle Speciale l' ha dedicata a se stesso. «Innanzitutto
- ha detto di sé - il comandante è un "Uomo".
Senza i suoi uomini, senza i suoi soldati, è 'Nulla' .
Non ha ragione di esistere. Credetemi, proprio per questa ragione
ho a cuore la sorte e il benessere dei miei dipendenti».
Ma è quando si rivolge a tutti finanzieri che da generale
si trasforma in capofamiglia: «Una raccomandazione: ricordatevi
sempre che la guardia di finanza è una grande famiglia,
un grande "paracadute" su cui è sempre possibile
contare nei momenti in cui ci si sente "in caduta libera"».
Alberto Custodero
(Lunedì 20 novembre 2006, La Repubblica
- Prima Pagina)
[articolo inserito il 27-11-2006]
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