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* Rassegna Stampa

Il responsabile dell'Azienda sanitaria: «L'Itis è una delle strutture migliori»

Rotelli: «Finestre blindate? Non è un carcere»

 

«Se io stesso fossi in una casa di riposo mi sarei già suicidato tremila volte». Sa che sono parole di sfida, ma Franco Rotelli, direttore dell'Azienda sanitaria, interpellato come medico e responsabile della sanità territoriale sulle ultime vicende accadute all'Itis, decide che queste sono le prime da dire. «Se avessi 85-87 anni, se la famiglia mi avesse messo a vivere lì, se sapessi di non avere altre soluzioni...». E tuttavia con altrettanta prontezza Rotelli aggiunge che «l'Itis è una delle case di riposo meglio organizzate, che risponde a bisogni di natura eccezionale, e assiste migliaia di persone ogni anno», e che pertanto «è straordinario e meraviglioso che si verifichi un suicidio solo ogni due o tre anni. Ciò che lascia sbalorditi - aggiunge - non è che ciò accada, ma la rarità estrema con cui accade». È notorio che Rotelli culturalmente e programmaticamente avversa il concetto e la concreta realtà della casa di riposo come soluzione di vita per l'età anziana, considerandola una sorta di luogo di reclusione. Ma in questo caso ci sono anche quesiti tecnici che purtroppo i fatti accaduti portano in evidenza, e che ognuno potrebbe essere pronto a commentare secondo il proprio personale profilo. Finestre: blindarle o rischiare che una persona ne possa fare un uso autolesionistico? Questo per il caso della prima donna che ha perso la vita all'Itis. Varechina in bagno pur stando in un luogo collettivo: libertà di disporre di ciò che si vuole o necessità di cautele e curatele? E questo per la seconda, che comunque ufficialmente è stata vittima di un arresto cardiaco, essendo il liquido chimico solo sparso per il bagno. Anche qui Rotelli dà una risposta netta: «Pur non conoscendo esattamente i fatti, e non essendo abituato a commentare ciò che accade in casa non mia, a chi parla di ”blindare'' rispondo che nelle carceri ci sono le sbarre e anche suicidi ogni giorno, e che più si aumentano le sbarre più la gente si ammazza; in secondo luogo è veramente improbabile morire a causa della varechina, perfino se uno si bevesse tutta la bottiglia non avrebbe una morte improvvisa, si brucerebbe lo stomaco, ma farebbe in tempo ad arrivare all'ospedale, quindi è meglio stare alle cose». Livia Bicego, dirigente infermieristica del Dipartimento di salute mentale che ha svolto l'indagine sulla contenzione nelle case di riposo dà un'indicazione altrettanto chiara: «Il rispetto per il desiderio di una persona di conservare le proprie abitudini, e di usare come a casa il proprio detersivo, dev'essere superiore al rischio che eventualmente si corre. Costruire la domiciliarità con la sua piccola dimensione è giusto, e appunto comporta rischi che fanno parte del lavoro di chi si occupa di queste cose. Quanto alla finestra non blindata: non sono le finestre a creare il suicidio, la signora certamente avrà dato segnali di disagio, prima. È il vivere così, fra consuetudini e automatismi, che lancia le persone dalle finestre. Comunque - conclude Bicego - mi dispiace per l'Itis, è malasorte».

di Gabriella Ziani

(Mercoledì 15 novembre 2006, Il Piccolo - Trieste)

[articolo inserito il 23-11-2006]

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