Rassegna Stampa
Incaricati di effettuare l'autopsia i medici legali
Fulvio Costantinides e Giovanni Del Ben
Rasman, fra due mesi la verità sulla morte
Due mesi. Tanto sarà necessario attendere per conoscere
le cause della morte di Riccardo Rasman, stroncato venerdì
scorso a 34 anni di età nel suo monolocale di Borgo San
Sergio da un probabile collasso cardiocircolatorio innescatosi
nell'ultima fase dell'intervento di quattro agenti
del 113. Francesca Gatti, Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe
De Biasi, sono indagati dai pm Pietro Montrone e Michele Stagno
per due ipotesi di reato in alternativa tra loro: l'omicidio
colposo e il più grave omicidio preterintenzionale. Ieri
i magistrati inquirenti hanno incaricato i medici legali Fulvio
Costantinides e Giovanni Del Ben di effettuare l'autopsia
del corpo di Riccardo Rasman. Entro sessanta giorni riferiranno
ai due pm l'esito del loro lavoro. Saranno effettuati anche
accurati esami tossicologici per verificare se il giovane ha eventualmente
ingerito dei farmaci nelle ore precedenti al decesso. Frequentava
da anni il Centro di salute mentale di Domio e i contatti con
i medici e gli infermieri era quasi giornalieri. «Una persona
gentile, metodica, disponibile; stava vivendo un buon periodo
da quando aveva ottenuto in affitto dall'Ater un monolocale
in via Grego». In quel monolocale Riccardo Rasman è
morto. Poco prima che subentrasse la crisi respiratoria era stato
ammanettato e gettato sul letto dai quattro agenti che avevano
sfondato con l'aiuto dei pompieri la porta della sua abitazione.
«Gettava dalla finestra petardi sui passanti e uno scoppio
aveva lesionato il timpano a una ragazza. Il botto le era esploso
a poca distanza dal volto» hanno raccontato i vicini di
casa, gli stessi che otto gironi fa avevano sollecitato l'intervento
del 113. Prima una pattuglia, poi una seconda. Lui si era barricato
nel monolocale e aveva staccato l'interruttore generale
delle luce. Aveva gridato, aveva minacciato di morte i poliziotti.
Loro avevano fatto irruzione alla luce delle torce ed era stata
una mischia protrattasi, secondo le testimonianze, per almeno
cinque minuti. Lui pesava 120 chili era alto un metro e 85 e lavorava
ogni giorno nel campo che la famiglia possiede a Log. «Si
sentivano le voci degli agenti che gli intimavano di non muoversi.
Poi abbiamo visto dalla finestra i poliziotti che lo immobilizzavano,
non senza difficoltà. Lo hanno messo sul letto e ammanettato.
Alla fine abbiamo percepito una decina di rantoli fortissimi».
Al conferimento dell'incarico hanno preso parte due legali:
Paolo Pacileo, difensore dei quattro agenti di polizia e Alessandro
Cuccagna cui si è rivolta la famiglia di Riccardo Rasman.
di Claudio Ernè
(Venerdì 3 novembre 2006, Il Piccolo
- Trieste)
[articolo inserito il 23-11-2006]
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