Rassegna Stampa
Il caso dell'anziano morto gettandosi dal quinto piano in corso
Italia
Dell'Acqua: «Disagio mentale e depressione,
le strutture d'assistenza non ci consultano»
LA DENUNCIA Da anni ormai il Dipartimento di salute mentale ha
avviato una campagna per le persone troppo sole («Amalia»)
e per la prevenzione del suicidio (con un numero verde speciale:
800.510510).
Il caso dell'uomo che non per incidente, ma volontariamente, a
93 anni, ha deciso di interrompere la sua vita aprendo la finestra
della casa di riposo porta a una domanda: per il disagio psicologico
gli psichiatri vengono mai interpellati da queste strutture che
esistono per dare spazio vitale e assistenza all'età più
fragile? Si può dare sostegno a chi diventa troppo triste?
Qualcuno lo vede, e se ne preoccupa?
«No, non ci viene mai chiesta una consulenza dalle case
di riposo - risponde Giuseppe Dell'Acqua, direttore del Dipartimento
di salute mentale -, anzi direi che quando veniamo chiamati non
è perché la persona ha dei problemi, ma perché
crea dei problemi alla struttura, il sostegno viene richiesto
non per terapia, ma come aiuto per situazioni ingestibili da parte
del personale, nell'interesse della struttura stessa, affinché
non ci siano intoppi al lavoro quotidiano».
Ospiti agitati, ribelli, disobbedienti, confusi o che non riescono
a dormire: si chiama lo psichiatra. Spesso anzi, dice Dell'Acqua,
viene chiamato il 118 per un ricovero nel reparto di Diagnosi
e cura «dove la maggior parte dei pazienti in osservazione
temporanea è molto, molto avanti con l'età».
Così sul triste caso dell'uomo di 93 anni Dell'Acqua ha
una reazione doppia, una più immediata e una più
meditata. «Molto anziano, forse stava anche molto zitto,
ed esprimeva in questo modo il suo stato di tristezza - dice -,
ma se avesse urlato, se fosse stato agitato, se avesse disturbato,
qualcosa certamente sarebbe successo...».
Che cosa fare, però, è la seconda parte del discorso.
«I nostri progetti agiscono sui grandi numeri - prosegue
lo psichiatra - poi ogni vita è una singola vita, unica
e misteriosa. Noi non potremmo avere un rapporto organico, continuo,
strutturato con le case di riposo, sarebbe difficile arrivare
a tutti, sapere perché si interviene, per quali problemi
e mandati da chi, potremmo invece dare consulenza e sostegno,
senza renderci ricovero alternativo a un ricovero: su questo dobbiamo
molto lavorare ancora».
Resta il fatto che finora la maggior parte di richieste di consulenza
dalle case di riposo riguarda la prescrizione di sedativi, oppure
la necessità di spostare l'ospite da un'altra parte.
Essendo quasi 3000 le persone in casa di riposo, e oltre 80 le
strutture esistenti in città, gli eventi accadono, fanno
impressione e fortemente dispiacciono, oltre ad avere talora risvolti
giudiziari. All'Itis una donna cadde con la carrozzella giù
dalle scale, in una struttura privata in centro un'altra donna
è morta di recente scivolata sul fondo della carrozzella,
e soffocata dai supporti.
g. z.
(Martedì 26 settembre, Il Piccolo -
Trieste)
[articolo inserito il 28-09-2006]
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