Rassegna Stampa
Il punto su questa pratica che riunisce varie discipline
in un convegno di due giorni alla Marittima
Musicoterapia contro Alzheimer e disagio psichico
«Interagire a livello sonoro con una persona è molto
più intimo e più profondo che farlo attraverso la
parola e sollecita la capacità che ognuno ha di mettersi
in gioco. A me è servito per riuscire a trovare dei modi
per comunicare oltre le barriere della timidezza e dell'introversione».
Sono le parole di Ivan Ordiner, 30 anni. Anche lui, come molti
altri ragazzi della sua età, ha seguito al passione per
la musicoterapia, una disciplina ancora poco conosciuta in Italia,
di cui si è parlato al sesto congresso nazionale sul tema,
svoltosi alla Stazione Marittima.
«Musicoterapia e musicoterapie» è il titolo
scelto per l'evento che ha lo scopo di confrontare l'evoluzione
di questa disciplina in Italia e nei paesi dell'Est Europa. Il
Friuli Venezia Giulia dispone di due centri riconosciuti in cui
si pratica questa disciplina: l'Artem (Associazione regionale
di musicoterapia) e la sezione triestina della Confiam (Confederazione
italiana delle associazioni e scuole di musicoterapia).
«La musicoterapica è una disciplina complessa –
spiega Bruno Foti promotore del congresso – perchè
è un incontro tra medicina, psicologia, musica e questo
fa sì che il dialogo tra le parti non sia facile. Nel contempo
assistiamo da vent'anni alla pratica musicoterapica in Italia
in diverse applicazioni che vanno dall'infanzia all'età
adulta per problematiche di ogni tipo. Questo fa sì che
molti professionisti utilizzino tecniche musicoterapiche alle
quali non viene dato nessun riconoscimento». In Italia ci
sono circa seicento professionisti, molti dei quali stanno ottenendo
il diploma nelle sessantotto scuole presenti sul territorio mentre
nei Paesi dell'Est la pratica di questa disciplina è nota
già da lungo tempo, ma si è andata diversificando
a seconda degli statuti nazionali. Nel suo intervento Carina Cengelova,
musicoterapista di origine cecoslovacca, ha spiegato il percorso
istituzionale compiuto da paesi come il suo, la Polonia e la Slovacchia.
«La musicoterapia ha una lunga tradizione in Cecoslovacchia
– ha spiegato – ma solo ora comincia ad essere ufficialmente
riconosciuta. Il criterio per diventare un buon operatore non
richiede soltanto una preparazione psico-pedagogia, neuro-fisiologica
e sociale, ma anche una conoscenza approfondita di musica non
solo teoretica ma soprattutto pratica».
Durante gli incontri sono statio trattati tre temi principali:
la psicologia della musica, i modelli di riferimento e le applicazioni
della musicoterapia in Europa dal confronto all'integrazione.
E le esperienze terapeutiche vanno dalla psichiatria, al trattamento
del coma alla neurologia alla cura dell'Alzheimer. «La musicoterapia
è uno strumento di comunicazione — spiega Antonella
Grusovin, insegnante di improvvisazione vocale - e può
aiutare notevolmente sia in casi più gravi di disagio psichico,
come nel caso dei portatori di handicap, o nelle situazioni di
stato vegetativo, sia nelle situazioni meno gravi in forma preventiva
per bambini che hanno problemi di socializzazione o anche nelle
situazioni prenatali aiutando le mamme a comunicare con il loro
bambino».
Claudia Burgarella
(Martedì 26 settembre, Il Piccolo -
Trieste)
[articolo inserito il 28-09-2006]
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