Rassegna Stampa
Case di riposo: serve una commissione che verifichi la qualità
Controllare le case di riposo pubbliche e private con particolare
cura al trattamento che vi ricevono le persone anziane (attualmente
3000), specie sui metodi di contenzione. Disincentivare il ricorso
stesso alla casa di riposo. Promuovere concretamente l'assistenza
domiciliare facendo base sulle leggi regionali e sulla nuova cultura
assistenziale. Che deve restare pubblica. E infine domandarsi
se il nuovo istituto Gregoretti nel parco di San Giovanni, prossimo
ad accogliere persone non autosufficienti, non sia «sovradimensionato
e perciò uno spreco di denaro pubblico». È
questa la sintesi di tre documenti autonomi ma convergenti sull'importantissimo
argomento della «protezione sociale» per la fasce
deboli della terza e quarta età. Li firmano il consigliere
comunale dei Ds, nonché responsabile del quarto distretto
dell'Azienda sanitaria, Maria Grazia Cogliati Dezza, il consigliere
regionale e capogruppo in consiglio comunale della Margherita,
Sergio Lupieri, e il presidente del Collegio infermieri di Trieste,
Flavio Paoletti. La Cogliati fa specifico riferimento all'indagine
svolta di recente dall'Azienda sanitaria secondo la quale su 1119
persone nelle 44 case di riposo visitate su 100 erano state dichiarate
81 persone in contenzione, frequente assenza di telefono pubblico
e porte chiuse a chiave di giorno e di notte. Richiamando la responsabilità
del sindaco in tema di salute, la Cogliati chiede che alla prima
commissione consiliare sia attribuita «una speciale funzione
di osservatorio permanente sulle condizioni di vita degli anziani»,
che si punti a una sperimentale riduzione dei ricoveri almeno
in una delle strutture comunali sviluppando alternative forme
di assistenza domiciliare, e infine domanda «se sia oggi
opportuno e appropriato allestire al Gregoretti 92 posti letto
per non autosufficienti che se attivati configurano un eccesso
di offerta non appropriata e dunque uno spreco di denaro pubblico».
Lupieri altrettanto chiede l'istituzione di una «commissione
di controllo sui servizi erogati nelle case di riposo formata
da consiglieri di maggioranza e minoranza e da tecnici specializzati
dell'Azienda sanitaria». Finalità: fornire un quadro
della situazione utile al processo regionale di riclassificazione
delle strutture cui stanno lavorando da tempo gli uffici regionali.
Paoletti invece critica duramente il Comune di Udine per aver
del tutto privatizzato l'assistenza domiciliare: «Scegliere
di pagare prestazioni affidate al privato significa buone prestazioni
ma nessuna rete assistenziale integrata con gli altri enti, nessuna
valorizzazione della persona assistita». Tutto ciò,
dice Paoletti, va contro le raccomandazioni dell'Organizzazione
mondiale della sanità, le leggi regionali, l'impegno professionale
degli infermieri e «blocca la riforma in atto, butta via
esperienze positive maturate dopo gli anni '90 e incrementa la
spesa pubblica».
(Domenica 3 settembre, Il Piccolo - Trieste)
[articolo inserito il 11-09-2006]
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