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* Rassegna Stampa

Gli esperti dell'Azienda sanitaria: «Incidenti che possono verificarsi»

 

La carrozzella come alternativa ai metodi di contenzione fisica degli anziani, assolutamente banditi dall'Azienda sanitaria. Anche la casa di riposo Arianna, teatro del drammatico incidente che ieri ha visto la morte di Virginia Candotti, si attiene alle regole dettate dall'Ass provinciale, che lo scorso giugno, nel corso di un'indagine, aveva denunciato diversi casi di contenzione fisica e farmaceutica in numerose strutture cittadine. Diciotto case sulle 44 interpellate, infatti, avevano ammesso di usare «metodi di contenzione», e trentadue di fare ricorso a farmaci sedativi. Al momento dell'indagine c'erano 81 persone variamente «contenute», 398 persone sottoposte a sedazione (il 35 per cento, una su tre), mentre 395 dormivano con le bandine al letto. A ribadire l'assoluto rifiuto verso ogni metodo di contenzione fisica è la dottoressa Maila Mislej, dirigente infermieristica dell'Azienda sanitaria : «Non so se la carrozzella della signora Candotti fosse a norma o meno, non sta a me giudicarlo. Sono cose che possono succedere. L'importante, comunque, è non legare mai nessuno, perché si tratta di una condizione che non solo crea sofferenze psichiche, ma non riduce nemmeno gli incidenti». Dopo l'indagine svolta dal Dipartimento salute mentale sulla presenza o meno di questi metodi messi al bando , l'Azienda sanitaria sta ora svolgendo un monitoraggio delle case di riposo pubbliche e private per verificare il livello di assistenza in generale. I controlli, effettuati da un'equipe del Dipartimento di prevenzione nell'ambito del programma aziendale «Aggiungere vita agli anni e non solo anni alla vita», stanno mettendo in luce un quadro molto variegato della situazione locale, in cui si passa da situazioni estremamente felici ad altre nettamente da migliorare. «Finora abbiamo monitorato circa 30 strutture polifunzionali private e altre 10 pubbliche - spiega la responsabile assistenze sanitarie dell'Azienda sanitaria Daniela Bais - e sono emerse realtà molto diverse tra loro: si passa da punti in cui l'assistenza è curata e di buon livello ad altri in cui il livello è decisamente più basso. Negli interventi fatti finora, comunque, non abbiamo mai trovato situazioni di rilievo penale, come maltrattamenti, ma abbiamo comunque la percezione che ci siano. Ci serve tempo per far luce su alcune situazioni. Con questo, però, non vogliamo assolutamente demonizzare l'intero settore, dove ci sono anche realtà molto positive». I controlli effettuati dall'azienda sanitaria vanno dal rispetto delle norme igieniche di base all'adeguatezza della struttura, dal controllo delle mense a quello del personale, sia a livello qualitativo che quantitivo. Il problema, però, è dettato principalmente dalla grande carenza legislativa in materia della nostra Regione, come conferma la dottoressa Mislej: «Il fatto è che non esiste nessuna normativa regionale che preveda determinati standard per le case di riposo, che regolino il tipo di attrezzature da utilizzare, il numero di operatori minimi da garantire e via dicendo. Il tutto è lasciato all'iniziativa dell'imprenditore». Uno dei principali problemi delle strutture per anziani cittadine, infatti, è proprio la carenza di personale e di formazione: «Non voglio entrare nel merito di quanto accaduto ieri alla casa di riposo Arianna perché ci penseranno gli inquirenti a capire cos'è accaduto - continua la dottoressa Bais - Di certo, però, è innegabile che nella nostra città, a livello generale, ci sono pochi operatori rispetto al fabbisogno: di notte, spesso, ce n'è uno solo, anche nelle strutture su più piani. Queste persone, poi, sono solitamente soggetti deboli dal punto di vista lavorativo: sono spesso starnieri, senza nessuna formazione o professionalità, con contratti part-time e a tempo determinato. Anche qui, però, sarebbero necessari degli standard regionali, che, attualmente, mancano». Un altro passo avanti che la normativa regionale dovrebbe fare a favore della popolazione anziana residente nelle case di riposo, a detta della dottoressa Mislej è quello di «mettere come standard futuro la stanza singola per ogni anziano, che ora si trova costretto a dividere la camera con altre persone: siamo l'unico Paese in Europa a non prevederlo - conclude - e credo che ora sia arrivato il momento di allinearci ai nostri vicini».

Elisa Lenarduzzi

(Martedì 22 agosto, Il Piccolo - Trieste)

[articolo inserito il 11-09-2006]

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