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Il vecchio Terlis rivisitato diventa modello Lister

 

In tema di uniformi il rione di Valmaura è un vero e proprio paradiso. A evocarne il lato mondano e giocoso c'è il grande stadio di calcio. La Ferriera, poco più in là, rimanda invece alla concretezza quotidiana degli abiti da lavoro mentre dalla Risiera si leva un monito contro il potere feroce di quell'uniforme che si fa strumento di sopraffazione e violenza. E nel giro di pochi metri, a riportarci sul terreno delle abitudini più familiari, ecco invece il grande ipermercato, dove addetti e cassiere vestono tutti eguali a tinte allegre.

È partita da qui, da questa originale lettura del quartiere, il progetto intitolato Lister, dall'anagramma della parola terlis, che indica la tenuta di lavoro dell'operaio. Frutto del corso per addetto ai lavori di sartoria, finanziato dal Fondo sociale europeo e dalla Regione e realizzato dall'Enaip in collaborazione con l'Azienda per i servizi sanitari (Dipartimento di salute mentale, delle dipendenze e Distretto 3), l'iniziativa si è conclusa l'altra sera nel cortile delle Case rosse di Valmaura con un'affollata e applauditissima sfilata di presentazione dei nuovi modelli.

Ecco dunque in passerella divise giacca e pantaloni che somigliano un po' a quelle dei militari, tutte in tessuto terlis originale (di pesantezza quasi insopportabile, con il grande caldo di questi giorni). E poi ancora una sfilza di altre divise, ma più femminili nelle tinte, che per la sera si fanno nere e dorate o rievocano, nelle fantasie, improbabili tappezzerie old english. Ad accomunare tutti i completi è il taglio che, come sempre nelle divise, è rigorosamente identico per tutte le versioni. L'obiettivo del corso era infatti quello di acquisire le competenze professionali di base sperimentandole poi nell'ideazione di una specifica linea stilistica. «A questo scopo – spiega Pino Rosati, direttore artistico del progetto - gli allievi si sono cimentati, oltre che con ago e filo, con il contesto sociale, culturale e storico di Valmaura. A guidarli sono stati docenti di grande esperienza nel tessile e nella sartoria, con cui si è risaliti alla conoscenza del costume popolare, in particolare di quello servolano, all'identità delle genti e all'appartenenza dei luoghi». Il risultato di questo lavoro è il modello Lister, divisa eguale per tutti che si declina solo nei colori e nella personalità di chi l'indossa.

Daniela Gross

(Venerdì 28 luglio 2006, Il Piccolo - Trieste)

[articolo inserito il 31-07-2006]

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