Rassegna Stampa
Dell'Acqua: «Troppo pesante la pressione farmaceutica»
LE CIFRE In media si rivolgono ai Centri di salute mentale 19
triestini ogni 1000, nel 2005 sono stati 3166, mentre nel rinnovato
reparto di Diagnosi e cura con sede all'ospedale Maggiore
si alternano in osservazione temporanea 2000 persone all'anno.
«Nessuno ancora come noi - afferma il direttore del Dipartimento,
Giuseppe Dell'Acqua - ha servizi aperti 24 ore su 24, ha
tante borse lavoro e così intenso sostegno con gruppi familiari,
nonché un progetto con le carceri che fa scuola e verrà
assunto dal ministero di Grazia e giustizia e da quello della
Salute».
Il risultato di cui i medici vanno fieri è che ormai anche
chi ha accertata malattia mentale riesce a completare gli studi,
a lavorare, a governare il disturbo, e l'attenzione sociale
è così alta che «se per esempio un inquilino
dell'Ater manifesta dei problemi - prosegue il direttore
- veniamo convocati per decidere che cosa fare, in altri tempi
si sarebbe sfondata la porta senza complimenti...». Dell'Acqua
nega che oggi vi sia un disagio psicologico più forte (depressioni,
ansie, anoressie, demenze): «Piuttosto ci sono rilevantissimi
interessi dell'industria farmaceutica, si parla perfino
di ''timidezza patologica'', e allora
via con farmaci e psicologi. Una medicina al giorno - conclude
- non toglie il medico di torno, fa solo girare molto denaro...».
(Domenica 23 luglio 2006, Il Piccolo - Trieste)
[articolo inserito il 24-07-2006]
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