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* Rassegna Stampa

Dal 4° congresso nazionale UNASAM le proposte delle famiglie

«Ora andiamo avanti. In nome della 180»

Quest'anno abbiamo scelto di tenere questo Congresso in Sardegna, per testimoniare l'apprezzamento dell'Unasam verso una Regione che ha scelto di riconoscere alla questione “salute mentale” l'attenzione e la priorità che meritava, dicendo no a un progetto di neo manicomializzazione voluto dalla Giunta precedente e avviando un processo globale di cambiamento che investe tutti i servizi e tutti gli operatori. Il titolo del congresso “Senza salute mentale la salute non è possibile” è la sfida che la Conferenza di Helsinky del gennaio 2005 lancia per il futuro: per i cittadini la salute mentale è una risorsa che consente di realizzare il proprio ruolo nella società, nella scuola e nel lavoro. Per le società una buona salute mentale contribuisce a prosperità, solidarietà e giustizia sociale.

Accanto alle affermazioni di principio occorrono le azioni politiche concrete. In Italia lo Stato garantisce a tutti i cittadini il diritto universalistico dell'assistenza sanitaria e afferma il principio dell'eguaglianza. Ma nei fatti, non sempre è così. Nella salute mentale le persone che si trovano nelle situazioni di maggiore gravità e bisogno sono per lo più abbandonate. Alcune volte per la scarsità di risorse messe in campo dal sistema sanitario, altre volte dal fatto che si utilizzano male, non si sa lavorare in rete, si privilegiano cattive pratiche.

Come ho scritto al Ministro della Salute, Livia Turco, abbiamo affrontato questo Congresso con maggiore serenità rispetto ai mesi scorsi in cui si ipotizzava di rimettere mano alla Legge 180. Riprendere il confronto istituzionale con una posizione già chiara da parte del Governo ci pare confortante.

Nel documento programmatico del premier, Romano Prodi sono definiti i punti fondamentali: applicare per intero la Legge 180; chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari; eliminare la contenzione fisica e farmacologia; abolire l'elettroshock; favorire la diffusione in tutte le regioni dei dipartimenti di salute mentale; realizzare un sistema integrato di servizi radicato nei territori; assicurare la presa in carico, la continuità terapeutica e assistenziale; valorizzare il protagonismo delle persone affette da disturbo mentale; sostenere la partecipazione delle associazioni dei familiari con aiuti concreti alle famiglie; riattivare il ruolo della cooperazione sociale nei progetti di vita delle persone; promuovere l'inserimento lavorativo e il recupero della contrattualità sociale.

Vogliamo ribadire a Prodi (ma anche al Parlamento e alle Regioni), che noi siamo pronti da tempo. Non è stato facile in questi 30 anni resistere e andare avanti, ma questa è la strada giusta: non c'è democrazia se sopravvivono pratiche lesive della dignità e libertà delle persone. Proprio le cattive pratiche, oggi come 30 anni fa, portano alcuni familiari e rappresentanti di associazioni a dichiararsi contro la Legge 180. Noi possiamo comprendere il loro dolore ma non condividiamo le loro posizioni: non si può attribuire ad una buona legge quadro la responsabilità personale e politica di amministratori inadempienti che hanno gravemente danneggiato migliaia di persone non garantendo il sistema di intervento (indicato dalla legge 180 e ripreso dai Progetti Obiettivo) che poteva assicurare misure alternative alla segregazione e all'abbandono. Laddove si è voluto e potuto i risultati si vedono.

Cinque anni fa l'OMS ha avviato la campagna “Fermiamo l'esclusione e abbiamo il coraggio di curare”. E noi, in Italia, che la legge innovativa l' abbiamo da trenta anni, non siamo stati capaci di difenderla fino in fondo. L'ospedale psichiatrico è ancora la risposta egemone in quasi tutti i paesi industrializzati pur sapendo che costa molto, non cura niente e fa male a tutti. Si calcola che nel mondo, le malattie mentali colpiscono circa 450 milioni di persone. Si spende in media per la salute mentale meno del 2% della spesa sanitaria. L'OMS considera la psichiatria pubblica italiana un punto di riferimento di eccellenza per tutto il mondo grazie alla 180 e alle pratiche innovative che da Basaglia in poi hanno contaminato il Paese. Grazie a lui nel 1980 è avvenuta a Trieste la chiusura del primo ospedale psichiatrico del mondo. Grazie a lui e al lavoro di tanti, oggi possiamo dire: l'Italia ripudia la guerra e i manicomi!

Il bellissimo libro di Nico Pitrelli “L'uomo che restituì la parola ai matti” è pieno di testimonianze ancora attuali. Insistiamo a raccontarle perché c'è ancora tanta voglia di manicomio. Ci sono forze politiche ed economiche che strumentalizzano il dolore dei familiari, canalizzano le risorse verso altri settori, avviano indagini conoscitive inutili e fuorvianti. Forze che hanno interesse a mantenere larghe fasce di popolazione in condizione di bisogno perenne.
Noi abbiamo individuato i nostri interlocutori da tempo e dobbiamo recuperare anche gli impegni assunti durante la Conferenza Governativa del 2001. Ecco le questioni principali del nostro programma:
- La destinazione di non meno del 5% dei fondi sanitari regionali alla salute mentale (impegno già assunto dalla Conferenza delle Regioni) e la destinazione degli utili ricavati dalla dismissione degli ex ospedali psichiatrici alla salute mentale;
- L'elaborazione di Progetti Obiettivo Regionali per la tutela della salute mentale nell'età evolutiva;
- L'assunzione di precise linee guida che impediscano qualunque pratica coercitiva e lesiva della dignità della persona e l'istituzione di un “ufficio reclami” in cui segnalare gli abusi;
- La garanzia che in tutte le regioni vengano definiti i dipartimenti di salute mentale con i centri di salute mentale aperti 24 ore su 24 con alcuni posti letto per evitare il più possibile i ricoveri ospedalieri;
- Il coinvolgimento degli utenti dei servizi di salute mentale nel funzionamento dei centri come facilitatori e accompagnatori o nella gestione di alcuni servizi del CSMM, trasformati in spazi di aggregazione ed espressione artistica aperti a tutti;
- Punto centrale del lavoro nei centri deve essere l'umanizzazione dei rapporti con gli utenti e il sostegno forte e qualificato alle famiglie, il loro coinvolgimento nella definizione di programmi e percorsi di guarigione;
- Una diversa concezione della residenzialità, per cui non più “istituti di lunga degenza” ma case di piccole dimensioni (6/8 persone massimo) nel contesto urbano, a diversa intensità di protezione secondo i bisogni;
- La prevenzione del ricorso ai trattamenti sanitari obbligatori attraverso il non abbandono dei casi più problematici (mantenendo un costante contatto, ad esempio, con i medici di medicina generale): i Tso vanno comunque effettuati nel pieno rispetto della Legge 180;
- Il completamento del processo di deistituzionalizzazione. Ogni Regione deve verificare attentamente le situazioni locali;
- L'attivazione da parte delle Regioni di protocolli di intesa con il Ministero della Giustizia per il graduale svuotamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari;
- L'istituzione di misure alternative personalizzate al carcere;
- Il coinvolgimento degli operatori della salute mentale (pubblici e privati) nel processo di cambiamento, anche attraverso riqualificazione e formazione continua;
- Il riconoscimento delle famiglie, delle reti amicali e delle associazioni come risorsa importante nei processi di cura ed emancipazione, promotrici di progresso civile;
- La promozione di rapporti di collaborazione tra i servizi di salute mentale e la cooperazione sociale e le Onlus;
- L'elaborazione da parte delle Regioni, dei piani sociali attuativi della Legge 328/2000 e il sostegno all'obiettivo della piena occupazione per prevenire situazioni di disagio sociale.

Gisella Trincas
Presidente UNASAM

(Il Sole-24 Ore - Sanità - Settimanale 13-19-giugno 2006)

[articolo inserito il 28-06-2006]

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