Rassegna Stampa
Piani sanitari / Un «libro verde» per affrontare
le malattie mentali
La salute dell'Europa inizia dalla testa
La sola depressione brucia fino al 4 per cento del Pil
Da Bruxelles sale forte un grido di allarme: le malattie mentali
sono diventate il nemico pubblico numero uno della salute degli
abitanti del Vecchio Continente. Lo dicono le cifre: ne soffre
un europeo su quattro, con la depressione che colpisce 18 milioni
di persone e il numero dei suicidi che supera quello dei morti
per incidenti stradali. E poi c'è il conto salato per l'economia:
l'Unione europea brucia fino al 4% del suo Pil tra perdita di
produttività e costi sanitari e sociali.
Di fronte a queste cifre la Ue ha deciso di non perdere più
tempo. Un «libro verde» sulla salute mentale - al
centro di un lungo dibattito che si è concluso nei giorni
scorsi - ha accesso i riflettori sul fenomeno con l'obiettivo
di mettere a punto una ricetta per l'Europa che potrebbe trasformarsi
in una nuova direttiva. E che avrà alcuni ingredienti indispensabili:
tanta prevenzione, a tutte le età, e una certezza inossidabile.
Per curare le malattie mentali la risposta non dev'essere il ricorso
indiscriminato al ricovero coatto negli ospedali psichiatrici
- il vecchio manicomio, per intenderci - ma deve passare per il
rispetto della dignità e dei diritti dei malati. Una strada,
questa, che l'Italia ha imboccato con decisione con la legge 180/1978,
la famosa «legge Basaglia» che chiuse per sempre ai
manicomi ma che, dopo oltre 25 anni di vigenza, resta applicata
solo in parte.
Allarmi e strategie. Ogni anno, sottolinea il «libro verde»,
oltre il 27% delle persone dai 18 ai 65 anni soffre di qualche
forma di disturbo mentale. La depressione colpisce oltre il 6%
degli europei, spesso i giovanissimi: ne soffre il 4% degli adolescenti
e più del doppio (il 9%) dei diciottenni. Il triste bollettino
dei suicidi conta, ogni anno, l'incredibile cifra di 58mila vittime
contro le 50.700 per incidenti stradali. Il numero più
alto di suicidi è in Lituania con 44 vittime ogni centomila
abitanti, ma tassi alti si segnalano anche in Estonia, Lettonia,
Ungheria e Finlandia. Il nostro Paese conta invece "solo"
6 suicidi ogni 100mila italiani.
Per promuovere la salute mentale la Ue punta tutto sull'arma della
prevenzione che dovrà difendere i soggetti più a
rischio a tutte le età. A cominciare praticamente dalla
culla: Bruxelles chiede infatti di assistere le neo-madri e i
futuri genitori attraverso visite domiciliari d'infermieri che
evitino, tra l'altro, la pericolosa depressione post-partum. Per
poi monitorare gli ambienti scolastici con personale formato.
Da non sottovalutare anche i rischi negli ambienti di lavoro contro
i quali l'Europa suggerisce condizioni di lavoro che riducano
lo stress, a cominciare a esempio da orari più flessibili.
Per finire con gli anziani, la "categoria" più
a rischio, che ha bisogno di reti di sostegno, promozione dell'attività
fisica e volontariato.
Ma la Ue chiede a gran voce anche la "de-istituzionalizzazione
dei servizi psichiatrici": un no deciso, insomma, ai "grandi
ospedali psichiatrici". «Un principio, questo, - spiega
l'europarlamentare Giovanni Berlinguer (Pse) - che s'ispira alla
legge Basaglia e all'esperienza italiana, che riconosce piena
dignità al malato e punta alla creazione di servizi territoriali».
«Purtroppo - avverte ancora Berlinguer - restano molte le
risorse destinate a mantenere i manicomi».
I ritardi del "modello Italia". Sono passati oltre 25
anni dalla rivoluzione voluta dalla legge Basaglia, che chiuse
a chiave per sempre i manicomi. Ma da allora - avvertono molti
esperti - la legge imasta in buona parte sulla carta. «In
alcune zone del Paese si ricorre troppo facilmente ai trattamenti
obbligatori - avverte Peppe dell'Acqua, uno degli eredi di Basaglia
che dirige il Dipartimento di salute mentale a Trieste -, la qualità
dell'assistenza cadente, i centri di salute mentale sono raramente
aperti 24 ore al giorno, mentre i servizi psichiatrici si trovano
in luoghi indecenti, con porte sbarrate e dove legare le persone
na consuetudine». Accusa, questa, condivisa dall'Unasam
- l'Unione delle associazioni per la salute mentale - che recentemente
ha chiesto al neo-ministro della Salute, Livia Turco, di «dare
piena attuazione alla legge 180».
Marzio Bartoloni
(Il Sole-24 Ore, 12 giugno 2006)
[articolo inserito il 04-07-2006]
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