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Inchiesta: "Rebus psichiatrico"

A Trieste invece...

L'Oms ha definito Trieste "capitale mondiale per la cura dei sofferenti psichici".
Come vi si è arrivati? "Abbiamo messo la persona al centro", dice Peppe Dell'Acqua, direttore del Dipartimento di Salute Mentale. "La persona, non il malato. Le porte dei reparti ospedalieri sono aperte dagli anni '70, nessuno vi è rinchiuso né contenuto. Sempre da allora, si è ristrutturato il servizio verso il tessuto sociale. Oggi Trieste, che conta 242 mila abitanti, per la salute mentale è divisa in quattro distretti per altrettanti centri, aperti 24 ore su 24 e dotati di 6-8 posti letto e di un'équipe di quattro psichiatri, due psicologi, due assistenti sociali e 25 tra infermieri, riabilitatori, assistenti sociali, accompagnatori. Ogni centro vede, in un anno, 750 persone. Di queste, un terzo necessita di costante assistenza, un altro terzo di un sostegno forte ma solo per alcuni periodi e all'altro basta una visita ogni tanto. Noi seguiamo tutti dal punto di vista della prevenzione, della cura e della post cura, e il sistema funziona così bene che, in Friuli, non esistono cliniche private. Anche le comunità sono poco usate; il luogo di elezione è il territorio, secondo la legge Basaglia che ha spostato la cura dall'ospedale al contesto sociale, dalla malattia alla persona, dall'individuo-paziente alla collettività intorno".
In pratica? "Difficilmente mi arriva una persona in pieno delirio, perché io vado da lei prima. Neppure i più gravi sono totalmente subordinati alla malattia: se offriamo qualcosa, e dedichiamo tempo, accettano il trattamento. Poi attiviamo una rete con i familiari, gli enti, le cooperative sociali per creare lavoro".

Il risultato è che a Trieste nel 2005 si sono fatti solo sei Tso (Trattamento Sanitario Obbligatorio) ogni centomila abitanti, mentre la media italiana è 30. Le persone in Ospedale psichiatrico giudiziario sono 0,25 per milione, contro una media italiana di 20 (in Sardegna sono 55!). Il Friuli non gode di fondi particolari; anzi, spende un po' meno (il 4,7%) del 5% previsto dalla legge. "Costa molto di più tenere le persone sempre inabilitate, perché bisogna pagare per qualsiasi loro esigenza. Bisogna alimentare le risorse, investire il capitale sociale di cui ogni malato è portatore. Non accorgersi di questo capitale equivale a distruggerlo".

Ambra Radaelli
dall'inchiesta "Rebus Psichiatrico", La Repubblica delle Donne n. 498, pagg. 67-70

(La Repubblica delle Donne, 6 maggio 2006)

[articolo inserito il 06-05-2006]

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