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Tripcovich, tre giorni di musical

Gli spettacoli sono a cura dell'Accademia della Follia

L'arte ha bisogno della follia... e viceversa. Così la pensa l'Accademia della Follia, che dal 2 al 4 febbraio dalle 20.30 in poi alla Sala Tripcovich organizza «Danza La Follia», una tre giorni di musical inscenati da tre compagnie composte da ballerini, musicisti e coreografi professionisti affiancati da disabili con disturbi psichici.

Si parte giovedì 2 febbraio con «DiverCity@040», un musical tutto triestino tratto dalle poesie d'amore dello psichiatra inglese David Ronald Laing, che presenta l'amore «in tutti i suoi folli aspetti». Del resto, «come si fa ad amare senza follia – si chiedeva Laing – se l'amore fa uscire dalla razionalità?». Per Laing dunque, «solo chi ama capisce che l'amore è follia». Di qui, l'Accademia della Follia porta quest'idea sul palco con la coreografia di Sarah Taylor e musiche di Georg Friedrich Händel, Camille Saint Saëns, Brian Eno, Pink Martin, Elvis Presley e Yello. E detto questo, chi è l'Accademia della Follia? È una compagnia teatrale triestina composta da dieci ballerini professionisti e nove assistiti dal dipartimento di Salute Mentale di Trieste che il loro regista Claudio Misculin chiama con affettuosa ironia «mattatori»... anche se a Trieste saranno otto, perché dei problemi a una gamba terranno lontano dal palco il loro capocomico Livio Struja, che due estati fa si era fatto conoscere in Piazza Unità nello spettacolo autobiografico «Teste Perse», centrato sulla chiusura dei manicomi in Italia.

Un simile lavoro d'integrazione è stato fatto dai quindici fiati belgi del Creahm (Creatività e handicap mentale) sul palco venerdì 3. Formatisi a Liegi nel 1996, ora suonano in giro per il mondo jazz, swing, rap, techno e musica da fanfara in «À Bout Soufflé, un brass band originale». Diretti da Jean-Luc Massaux, portano sul palco pittura, scultura, disegno, musica, teatro e danza tra improvvisazioni ritmiche al di là dell'accademismo ma anzi amplificate dalle spontanee pulsioni dell'artista disabile.

Sabato 4 è invece la volta di «Una altra Mirada» di Gloria Rognoni, spettacolo sulla diversità apparente. Quella che, appunto, ci sembra a seconda di come guardiamo le cose. Così, cambiando il punto di vista, anche oggetti freddi e comuni come una sedia o dei fogli manipolati da mani e da corpi, si convertono negli esseri da noi più amati, suggerendo diverse prospettive e nuove sensibilità attraverso cui osservare l'altro. Qui, la danza si fonde ai versi del «Viaje a Itaca» di Kavafis. Sul palco saranno quelli del progetto barcelloneta «Teatro Social». Fondato nel 1997 e diretto dalla regista-attrice di teatro Gloria Rognoni, comprende quaranta lavoratori del Centro Especial de Empleo (Centro speciale di lavoro) di Barcellona rivolto a persone con problemi psichici.

(Walter Specogna)

(Lunedì 30 gennaio 2006, Il Piccolo)

[articolo inserito il 02-03-2006]

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