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Disturbo mentale, malattia seria

Si, non è francamente un bello spettacolo essere ancorati da quasi trent'anni a una legge, vecchia e statica, i cui fautori approfittano in ogni circostanza di ribadirne la validità con la frase: «La 180 non si tocca!».

Le famiglie sono compresse e si ribellano contro questa legge inadeguata e inoperante, che in questi trent'anni ha fatto più male che bene. Essa non è un dogma da sostenere ad occhi bendati, ma va riformata perché la psichiatria in Italia, così come a Trieste, ha bisogno di qualità, di prestazioni moderne e di misurarsi con risultati concreti e visibili. Il disturbo mentale è una malattia seria che va curata bene, senza ideologie precostituite, ma puntando sulla ricerca e su finanziamenti adeguati, così come avviene in altre parti del mondo. Guardare e imparare come operano nel settore psichiatrico le altre nazioni europee non guasterebbe, così come non guasterebbe un po' d'umiltà da parte dei nostri pschiatri. Forse il segretario della Cgil di Trieste, tanto generoso di elogi verso gli operatori, si è dimenticato dei malati e dei familiari. Questi ultimi, colonna dolente e portante dell'attuale sistema psichiatrico italiano, sono le vere vittime, perché con un malato di mente in famiglia le condizioni di vita sono insostenibili, la convivenza infernale, le difficoltà infinite e non sempre controllabili. La cronaca nera si preoccupa di informarci costantemente. Ciò nonostante, l'amore che si porta al congiunto non viene meno e ci si preoccupa del presente e del «dopo di noi».

Una considerazione dolorosa: il disturbato psichico è una persona bisognosa di aiuto, di affetto, degna di rispetto e di umanità, anche se difficile da trattare. Ma da quando è stata promulgata la 180 il sofferente viene sedato con una dose pesante di psicofarmaci e rispedito a domicilio. Questa monotona cura dà i suoi frutti: i malati finiscono in tribunale, in carcere, si ubriacano, frequentano ambienti infamanti, preda di sfruttatori senza scrupoli. I Centri di diagnosi e cura sono diventati porti di mare che accolgono sbandati di ogni genere. Con tali esempi non esiste recupero e il declino è costante e inevitabile. E, ancora, viste le pensioni e le «borse lavoro», assolutamente insufficienti, i familiari oltre alla custodia devono farsi carico anche del mantenimento materiale del malato, malgrado che le nostre proposte per venire incontro agli ammalati e alle famiglie siano note, da anni nessuno fa niente. Se proprio il segretario vuol fare una cosa utile e solidale, prenda a casa sua un malato di mente per un periodo di tempo, sollevando così una famiglia affinché per quel periodo (che ne sono certa sarà sicuramente breve) possa condurre una vita normale. Questa sarà una sua libera scelta e non una imposizione calata dall'alto.

(Bruna Cerni responsabile dell'Arap di Trieste)

(Martedì 17 gennaio 2006, Il Piccolo)

[articolo inserito il 25-01-2006]

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