Rassegna Stampa
Il diritto alla civiltà
Un intervento recentemente ospitato dal giornale ha parlato
della legge 180 come di una legge troppo perfetta e ne ha criticato
sia una sua presunta appartenenza ideologica sia la sua applicazione
ritenuta impossibile. Ebbene io ritengo che tutte e due queste
considerazioni sono sbagliate. La legge 180 che fu approvata nelle
tumultuose giornate del rapimento Moro, è tutt'altro che
una legge perfetta. Basaglia e i suoi sodali e collaboratori ritenevano
che la sperimentazione delle metodiche alternative al ricovero
manicomiale, all'epoca proposta a Trieste, Perugia ed Arezzo,
dovesse essere continuata e maggiormente diffusa prima di essere
trasferita in legge. Su questa posizione eravamo anche noi dell'Unione
delle province italiane (di cui allora presiedevo la Commissione
sanità ed assistenza). Ci fu invece, una - come altre volte
del resto - improvvida iniziativa dell'on. Giacinto Pannella,
detto Marco, che aveva lanciato la campagna per un referendum
abrogativo della vecchia legge manicomiale del 1904 e tutti erano
convinti che l'esito de referendum avrebbe confermato la legge
perché la cultura comune della gente non aveva avuto il
tempo di conoscere ed apprezzare l'alternativa al manicomio e
così si sarebbero cancellate le possibilità di una
riforma. Fu allora che in tutta fretta fu redatto il testo della
futura Legge 180 e si ricorse ad una rapida approvazione di esso
per vanificare l'iter referendario già avviato. Peraltro
la legge che ne uscì fu molto buona nell'impianto di principio
tanto che essa fu definita dal grande filosofo e senatore a vita
Norberto Bobbio la sola vera riforma dell'intero dopo guerra,
se per riforma si fosse voluto intendere un profondo e totale
cambiamento di ordinamento e non - come in genere avviene nel
linguaggio politico e legislativo - una mera razionalizzazione
ed un aggiornamento con parziali modifiche di una qualsiasi materia.
Ciò che manca alla legge è un regolamento di attuazione
del quale era invece provvista la legge del 1904, un regolamento
che individui le risorse, le procedure ed i tempi per realizzarla,
ed infatti ancora oggi ci sono regioni ove l'applicazione delle
legge 180 è molto approssimativa. La seconda è peraltro
ricorrente critica riguarda una per così dire coloritura
ideologica della legge e la risposta ad essa vale anche per il
terzo rilievo. La legge, come detto, che è frutto del periodo
piuttosto breve del c.d. "compromesso storico", ma a
me pare difficile sostenere che i principi in essa affermati appartengano
ad una sola parte politica od ad una corrente ideologica. Sono
forse appannaggio di una sinistra più o meno estrema il
rifiuto del manicomio, uno stabilimento nominalmente definito
di cura in realtà soltanto di segregazione? Così
pure l'obbligo di affidare l'iniziativa e quindi il controllo
di un trattamento sanitario disposto senza e contro la volontà
di chi lo riceve ad una autorità civile e democraticamente
eletta qual è il sindaco? Ed è proprio di un ideologia
partigiana affermare ed il difendere la libertà e la dignità
di chi si trova in una situazione di sofferenza? Ma c'è
di più, perché l'ideologia è visione astratta
che si vuole applicare forzosamente alla realtà mentre
tutto il pensiero e il credo di Franco Basaglia aveva riferimento
prevalente ed esclusivo alla pratica, con esplicito rifiuto dell'ideologia
che egli vedeva lucidamente espressa nelle istituzioni totali
quali appunto il manicomio. La sua azione pratica, e quella dei
suoi successori, ha avuto successo e l'aver dimostrato in concreto
che l'alternativa era ed è possibile sposta il campo del
confronto e della critica dall'ideologia alle persone e alle cose,
cioè ai tecnici deputati alla cura ed alle buone o meno
buone pratiche per prendere in carico il disagio mentale. Come
spesso avviene anche per altre malattie, è vano perseguire
o peggio promettere improbabili guarigioni che pure talvolta avvengono:
si sa bene quale massa di sofferenza e di dolore produca il disagio
mentale in chi lo subisce e nei suoi familiari, nonché
come tutto ciò permanga indelebilmente nella vita e nel
cuore di coloro che ne sono colpiti. E' giusto ed al tempo stesso
possibile intervenire con i migliori metodi di prevenzione, cura
e riabilitazione e così aiutare i nostri concittadini che
ne soffrono a gestire tali situazioni. Ed è anche una bella
cifra e misura di civiltà che ciò sia possibile
nel massimo rispetto delle libertà e dei diritti della
persona.
(Michele Zanetti)
(Giovedì 12 gennaio 2006, Il Piccolo)
[articolo inserito il 25-01-2006]
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