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* Rassegna Stampa

Nodi insoluti della «180»

1978, l'anno in cui leggi come la 180 sulla riforma psichiatrica, la 833 sulla riforma sanitaria e la 194 sulla legalizzazione dell'aborto, mette la famiglia - e soprattutto la donna - al centro e sotto il pesante fardello di profondi mutamenti nelle problematiche sociali. È l'anno in cui nasce il Movimento donne Trieste per i problemi sociali, proprio per volontà di un gruppo di donne che sentono l'esigenza di tutelare i loro diritti e la salute dei cittadini, non soltanto con il sostegno materiale o morale, ma con una partecipazione attiva al controllo di tutte le norme che sovrintendono alla formazioni di leggi e alla loro attuazione.

Giustificata quindi la nostra presenza su una scena dove la sofferenza, che un tempo era legata solo alla persona segregata in manicomio, diventa improvvisamente, per effetto esplosivo, la sofferenza di tutta una famiglia. Una scena dove la parola ricorrente è dolore: dolore di logorarsi per la persona amata, dolore dei genitori per il «dopo di noi», dolore per tante vite «amputate» nella dedizione agli ammalati, dolore per i tanti «attori di un dramma che rasenta la tragedia». Una vera e propria rivoluzione che sorprende politici e amministratori impreparati, divisi, confusi da discussioni, clamori, rancori che accompagnano il brusco recupero del mondo separato della follia alla sua visibilità, in una fase di globale rinnovamento dell'intera cultura psichiatrica italiana. Sono passati quasi trent'anni da allora, molto si è fatto e molto c'è ancora da fare. La disomogeneità dei risultati nelle diverse realtà locali, che del resto si verifica anche nella sanità in generale, dimostra tuttavia come la «demanicomializzazione» sancita con una legge di poche righe, non abbia tenuto conto delle realtà cliniche delle malattie mentali di media e lunga scadenza, negando il carattere specialistico dei disturbi di mente (schizofrenia, depressione, bulimia, anoressia, ansia ecc.), abbia trascurato la ricerca, il potenziamento della neuroscienza, il rapporto con il mondo accademico e universitario, la didattica, né abbia dettato linee guida per l'individuazione precoce dei disturbi mentali e quindi la prevenzione. Prevenzione che può partire prestando attenzione all'evoluzione del bambino, che è un bene infinito, dotando i medici di medicina generale della dovuta conoscenza (solo il 40% delle malattie mentali vengono scoperte dai Mmg) con una preparazione specifica per dare risposte adeguate, sensibilizzazione, informazione, evitando l'abuso degli psicofarmaci nei bambini, negli adolescenti, negli anziani, affiancando la psicoterapia alla farmacoterapia. Ebbene, d'accordo, la psichiatria è un settore improduttivo dal punto di vista aziendale, ma non dimentichiamo che investendo nella sanità investiamo in capitale umano. Si discute tanto del pericolo dell'inquinamento ambientale, ma non poniamo sufficiente attenzione all'«inquinamento dell'anima», che è altrettanto grave in una società che cambia, alla luce degli anni nuovi. La nostra associazione continua e continuerà a battersi soprattutto per dar voce alle famiglie, sostenendole affinché non si consumino della loro «disperazione silenziosa». L'emergenza psichiatrica è mondiale: 400 milioni di persone soffrono di disturbi mentali e solo il 10% di questi vengono presi in cura. Nel nostro Paese, bene o male, è la legge 180 che dovrebbe regolare la cura della salute mentale, ma i temi della salute mentale non sono soltanto una questione nazionale, ma anche europea, di interesse quindi del governo, del Parlamento italiano ed europeo, della Conferenza stato-regioni, delle città, delle Autonomie locali, che devono, oltre a condividere i principi della 180, trovare strategie e pratiche comuni che garantiscano a tutti prevenzione, continuità di cure, riabilitazione e diano alle famiglie la certezza del «dopo di noi». Gennaio 2004: «Una forte tensione emotiva aleggiava nella sala gremita, dove i 350 posti disponibili prenotati da mesi erano risultati assolutamente insufficienti, creando una lunga coda in attesa sotto la pioggia davanti a Palazzo Marini, a Roma, dove si svolgeva il convegno "La famiglia e il disagio psichico - solitudini, necessità e nuovi percorsi"». Così scrivevamo a testimonianza del clima rovente che si era venuto a creare con i diversi interventi che ribadivano con vigore i problemi ignorati o lasciati insoluti dalla 180, quando l'onorevole Guidi, rivolto ai famigliari degli ammalati di mente non come sottosegretario, non come medico, non come psichiatra, ma come uomo, interruppe l'incessante crescendo esclamando: «Urlate, urlate la vostra rabbia, perché io non solo l'accetto, ma la condivido. La vostra indignazione è la mia!»

(Lori Gambassini, Movimento donne Trieste per i problemi sociali)

(Lunedì 9 gennaio 2006, Il Piccolo)

[articolo inserito il 18-01-2006]

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