Rassegna Stampa
«180»: LEGGE DA DIFENDERE
IL DIBATTITO Tre anni or sono si è ricordato il 25°
anniversario della legge 180. Nelle iniziative organizzate dall'
Ass e dal Dipartimento per la salute mentale si discusse della
necessità di una piena attuazione della legge con quella
dose di ottimismo dovuta anche al fatto che il movimento di difesa
della 180 era riuscito a bloccare i tentativi della maggioranza
di rimetterla in discussione. Ma oggi le elezioni incombono. E
se tre anni fa da parte del governo ci fu il pudore di affidarsi
a un'iniziativa parlamentare, ora ci riprova direttamente il ministro
Storace con un'uscita del tutto estemporanea, frutto assai di
più di calcolo elettorale che di una qualsiasi riflessione...
Non è, francamente, un bello spettacolo quello di un ministro
che fa campagna elettorale prendendo in ostaggio le sofferenze
delle donne, nel caso della 194, o quelle di chi è afflitto
dalla malattia mentale, in questo caso. Sarebbe stato meglio che,
oltre a visitare, poco tempo fa, il «Burlo», si confrontasse,
su un tema così scottante, con gli operatori del Dipartimento
o dei Centri di salute mentale per conoscere un sistema territoriale
che, pur tra mille difficoltà, ha saputo a Trieste dare
risposte di assistenza, ma anche di libertà e di dignità,
ai concittadini meno fortunati. Ciò è avvenuto perché,
grazie all'opera di Franco Basaglia e dei tanti operatori, medici
e infermieri che hanno condiviso i suoi principi, la cultura è
faticosamente mutata attraverso le esperienze concrete di superamento
del manicomio, e, come ha scritto Franca Ongaro, «si è
vissuta la passione civile, etica e politica del cambiamento e
la convinzione forte della disumanità/inutilità
dell'internamento, di fronte alla trasformazione di persone in
precedenza annientate da una logica di controllo sostenuta solo
dalla forza e dalla sopraffazione». Perciò è
giusto che proprio da Trieste parta un «no» deciso
alla estemporanea idea del ministro, pur nella consapevolezza
delle difficoltà vissute in questi anni da malati e familiari
a causa della totale assenza di governo della riforma, i cui primi
strumenti di attuazione sono stati previsti solo dal 1994 dal
primo Progetto Obiettivo e costantemente rinviati. Difficoltà
di cui il ministro è peraltro corresponsabile perché,
come il suo predecessore, si è ben guardato dall'investire
risorse per dare completa attuazione a una legge che è
di principi e che può essere attuata soltanto attraverso
adeguati investimenti e la programmazione sanitaria ed assistenziale.
Forse al ministro sfugge che solo una psichiatria saldamente ancorata
al territorio è in grado di operare anche in termini di
monitoraggio e prevenzione: come sostiene il direttore del Dipartimento
di salute mentale dell'OMS, che indica nella chiusura dei manicomi
nel nostro Paese uno dei pochi eventi innovativi nel campo della
psichiatria su scala mondiale, «non c'è un punto
dove finisca il sanitario e cominci il sociale, ma il sociale
è sanitario, è cura». Si tratta quindi di
consolidare, nei rispettivi ruoli, da parte di tutti coloro che
si riconoscono nella grande lezione di civiltà della 180,
l'impegno per una battaglia che è politica, civile, culturale
assieme. Una battaglia volta a evitare che la difesa dei soggetti
più deboli esca dai riferimenti culturali di una società
sempre più sensibile ai rapporti di forza e sempre meno
attenta alla solidarietà.
(Franco Belci, segretario generale Cgil Trieste)
(Mercoledì 4 gennaio 2006, Il Piccolo)
[articolo inserito il 18-01-2006]
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