Rassegna Stampa
Il ministro della Salute annuncia modifiche per dare sicurezza
alle famiglie
Storace: legge Basaglia da rivedere
ROMA È bastato un annuncio a scatenare le polemiche. A
27 anni dalla sua approvazione, il ministro della Salute Francesco
Storace ha annunciato l'intenzione di «mettere mano»
alla legge 180 per il trattamento e la cura della malattia mentale,
che in Italia coinvolge oltre 600.000 malati gravi (dei quali
50.000 resistenti alle cure). Immediata è stata la reazione
di psichiatri e associazioni delle famiglie dei malati.
In molti, tra medici e familiari, affermano che il problema non
è quello di cambiare la legge quanto di farla applicare
su tutto il territorio nazionale. Ma c'è anche chi considera
la Legge Basaglia, che ha portato per la prima volta alla chiusura
dei manicomi, superata in vari punti e, dunque, da rivedere. In
ogni caso, su un punto le associazioni hanno insistito: prima
di qualunque decisione, sarà necessario ascoltare e consultare
la voce dei diretti interessati, ovvero le famiglie, i malati,
gli specialisti. E in serata è giunta una precisazione
del ministero che apre in tal senso, suonando però come
una sorta di frenata: «Le affermazioni rilasciate sulla
legge 180 si riferiscono evidentemente a ipotesi di programma
per il futuro, che saranno precedute da un'ampia, seria e approfondita
consultazione con tutti i soggetti interessati».
Il governo «metterà mano alla legge 180, perchè
si tratta di dare una prospettiva di sicurezza alle famiglie»,
ha detto Storace, precisando che l'intenzione non è però
«mettere in discussione l'impalcatura della legge».
Tuttavia, ha aggiunto, «ci sono cose che 30 anni dopo vanno
ridiscusse». Il ministro non è entrato nel merito
e non ha spiegato in che modo si potrebbe rivedere la legge 180,
che ha sancito il superamento dei manicomi istituendo i centri
di igiene mentale e indicando nei servizi territoriali le strutture
per il trattamento e il controllo dei malati. Tuttavia, qualche
indicazione era arrivata già a settembre dal ministro per
i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, che aveva illustrato
le intenzioni del ministero in proposito: «Il ministero
della Salute - aveva affermato - si attiverà per realizzare
delle strutture residenziali ad hoc, una per regione o comunque
in rapporto alle evidenze epidemiologiche, per pazienti psichiatrici
gravi; strutture che garantiscano una presa in carico ed una presenza
assistenziale in tutto l'arco delle 24 ore».
D'accordo sulla necessità di rivedere la legge anche i
sottosegretari alla Salute Domenico Di Virgilio ed Elisabetta
Casellati. Di Virgilio si è detto ovviamente contrario
alla riapertura dei manicomi ma ha sottolineato come «sia
necessaria una revisione della 180 per adeguarla alle esigenze
attuali delle famiglie e dei malati» che chiedono maggiore
«protezione e appoggio». Quello che è mancato,
ha inoltre osservato Casellati, «è stato un aiuto
alle famiglie che accoglievano i loro cari all'uscita dall'ospedale;
famiglie impreparate a fornire un adeguato sostegno e sulle quali
esclusivamente pesava il carico assistenziale dei loro malati.
Ha ragione il ministro Storace».
(Giovedì 29 dicembre 2005, Il Piccolo
- Attualità)
[articolo inserito il 12-01-2006]
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