Rassegna Stampa
«Si tratta di dare una prospettiva di sicurezza alle famiglie»
Storace: «Rivedere la legge 180»
Il ministro della Salute: «Dopo 30 anni andrebbero
ripensati alcuni aspetti» - I verdi: «Per fortuna
la legislatura è al termine»
ROMA - «Credo che sia giunta l'ora di mettere mano alla
legge 180 (quella sui manicomi ndr), perché si tratta di
dare una prospettiva di sicurezza alle famiglie. Non metto in
discussione l'impalcatura della legge, probabilmente ci sono cose
che trent'anni dopo vanno ridiscusse». Lo ha detto il ministro
della salute Francesco Storace a margine dell'insediamento del
presidente della Croce Rossa Italiana Massimo Barra.
CONTRARI I VERDI - «Per fortuna il Governo ha i giorni
contati ed i propositi di Storace di rivedere la 180 non possono
essere realizzati, ma quello che preoccupa è il nuovo tentativo
di speculare sul dolore di migliaia di persone che si confrontano
con il disagio mentale con l'obiettivo di rimettere in discussione
la legge 180, conquista basilare della moderna psichiatria, secondo
gli insegnamenti di Basaglia», ha affermato il coordinatore
della segreteria dei Verdi, Paolo Cento, che ha aggiunto: «Il
problema non è tornare al manicheo scontro tra basagliani
e tobiniani, ma andare avanti ed estendere il sostegno alle famiglie
che soffrono questo disagio, potenziare le strutture residenziali
pubbliche e private e la loro integrazione nel territorio come
peraltro prevede una proposta di legge avanzata proprio dai Verdi».
PERPLESSI GLI PSICHIATRI -È «fondamentale mettere
mano alle attuali disfunzioni del sistema, attraverso progetti-obiettivo
mirati, piuttosto che pensare ad un intervento sulla legge 180».
È questa l'opinione del presidente della Società
italiana di psichiatria (Sip) Carmine Munizza che, commentando
l'annuncio del miniastro della Salute Francesco Storace circa
l'intenzione di «mettere mano alla 180», ha rilevato
come «non sarà certamente una nuova legge a garantire
che i servizi nel settore della psichiatria funzionino».
La legge Basaglia sulle malattie mentali, ha affermato Munizza,
«è una legge di civiltà e di principio».
Quanto alla volontà di rivederla espressa dal ministro
Storace, Il presidente Sip avanza delle riserve: «Il punto
- ha spiegato - è sicuramente quello di migliorare la qualità
dei servizi; questo, però, non lo si fa toccando la legge,
bensì stabilendo un nuovo progetto-obiettivo. L'ultimo
- ha precisato - è scaduto nel 2000 e per questo riteniamo
urgente l'emanazione di un nuovo progetto per dare risposta alle
esigenze dei tempi». Insomma, una nuova legge, secondo Munizza,
«sarebbe inutile, mentre più sensato sarebbe realizzare
progetti mirati e prevedere magari dei commissari per le Regioni
che non dovessero applicarli». Così come totale,
ha ricordato il presidente Sip, è l'opposizione alla proposta
di legge Burani che mirava appunto ad una riforma della 180: «In
questo caso - ha concluso Munizza - non si faceva altro che riproporre
sotto altre vesti il vecchio modello manicomiale».
ASSOCIAZIONI DIVISE - Le associazioni dei familiari dei pazienti
psichiatrici si dividono dopo l'annuncio da parte del ministro
della Salute Francesco Storace di «mettere mano alla legge
180»: positivo il commento dell'Arap (Associazione per la
riforma dell'assistenza psichiatrica), una delle maggiori associazioni
dei familiari dei malati di mente che da oltre 20 anni si batte
per la revisione della 180, mentre per l'Unione nazionale delle
associazioni per la salute mentale Unasam l'idea di ritoccare
la legge è «una sciocchezza» probabilmente
motivata da «ragioni elettorali». L'Arap ha affermato
di «salutare con gioia» la notizia che il ministro
Storace ha annunciato l'intenzione di provvedere a una revisione
della legge 180 che «assicuri alle famiglie la sicurezza
personale e l'aiuto cui hanno diritto». «La legge
180, descritta dai suoi fautori come la più avanzata del
mondo - ha commentato l'associazione - secondo i familiari dei
malati ha spesso lasciato nell'abbandono i malati stessi e le
famiglie, aprendo così la strada ad una ridda di violenze
che ha prodotto, a tutt'oggi, varie migliaia di vittime tra i
congiunti dei malati e molte centinaia di suicidi tra i malati
stessi». L'Arap ha assicurato dunque al ministro la «piena
collaborazione dei familiari affinchè, alle assicurazioni
verbali da lui formulate, segua una riforma concreta e rapida
della legge psichiatrica, concordata anche con le famiglie».
Sicuramente, ha spiegato Emilio Covino dell'Arap, «non si
pensa neppure lontanamente alla riapertura di strutture manicomiali,
bensì a garantire il funzionamento di strutture adeguate
all'interno degli ospedali. Altro punto - ha aggiunto - è
poi quello di prevedere anche l'obbligatorietà di cura
per i malati gravi non consenzienti, una situazione che oggi mette
spesso le famiglie in gravissima difficoltà». Definisce
invece una «sciocchezza» l'idea di mettere mano ala
legge 180 il presidente onorario dell'Unasam Ernesto Muggia: «Si
tratta di una stupidaggine - ha detto - soprattutto a un mese
dalla scadenza delle Camere, una manovra elettorale». Secondo
Muggia, infatti, «non ha senso andare a modificare la legge
180 che è una legge quadro e che, addirittura precorrendo
i tempi, riconosce alle Regioni l'autonomia nell'organizzazione
dei servizi di salute mentale, stabilendo semplicemente dei principi
base». Dunque, è la posizione dell'Unasam, «va
semplicemente messo in atto ciò che la legge prevede, ovvero
servizi territoriali diffusi che oggi non sono assolutamente adeguati
alle esigenze. Il punto - ha concluso Muggia - è che i
servizi di salute mentale vanno finanziati meglio e, soprattutto,
vanno garantiti su tutto il territorio nazionale».
(Giovedì 29 dicembre 2005, Corriere
della Sera)
[articolo inserito il 12-01-2006]
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