Rassegna Stampa
Quattro passi, tanta aria per ricordare Basaglia
La mia Trieste
Vorrei, insieme ai pensieri e alle cronache che mi hanno accompagnato
una vita, camminare, indifferente dove: in un viale, in un corso,
in una strada a fondo cieco, andrebbe bene anche una minima scalinata,
e sopra quel transito, provare la sensazione di un abbraccio.
Vorrei, mentre mescolo la sconfitta con la vittoria, l'angoscia
con l'euforia, il rammarico con la speranza, alzare ogni
tanto la testa, e per la gioia dell'animo, scorgere nell'indicazione
incisa sul marmo il nome di: Franco Basaglia. Ripeto, basterebbe
la strettoia di un vicolo, quattro passi in un'androna,
dieci scalini per salire e scendere. Insomma, qualcosa per non
continuare a inciampare nell'ingratitudine, e concedersi
finalmente l'opportunità di frequentare un rispetto.
Mi sono sempre chiesto: perché non infilare, tra gl'eroi
caduti in guerra, i cittadini benemeriti, e i grandi uomini che
hanno mosso una storia, il ricordo, anche minimo, di chi per una
vita con la sola arma del pensiero, ha cancellato dalle sofferenze
l'abitudine della smorfia, disegnandoci sopra la sorpresa
di un sorriso. Una strada, quattro passi, e tanta aria. Tanta
aria per non dimenticare la cattiverie dei portoni, e la storia
di una folla umana marchiata con la vergogna del «pubblico
scandalo» da nascondere dentro. Dentro il manicomio di San
Giovanni! Quattro passi per non scordare l'insulto degli
elettrochoc, l'offesa delle docce ghiacciate, poi le gabbie,
le camicie di forza, i letti di contenzione, e le stanze imbottite
affinché agli internati non fosse consentito di distruggersi,
obbligandoli così a vivere la loro «colpa»
fino all'ultimo fiato. Quattro passi, a testa alta e braccia
sciolte, per abbracciare e capire quanto sia preziosa la libertà,
la libertà di essere «diversi», e con lei,
anche il sacrosanto diritto di stare male. La libertà terapeutica
è una rivoluzione che non dovrebbe avere colori, ma solo
l'onestà della coscienza. Coscienza sociale, che
vieta ai più deboli l'umiliazione della sopravvivenza,
riconoscendogli la dignità della vita. A Trieste, questo
scoppio è avvenuto, e qualcuno ha avuto la bontà
di provocarlo. Una strada, quattro passi in via Franco Basaglia,
per tutti quelli che hanno beneficiato di un'attenzione.
Quattro passi per frequentare il ricordo di studenti e giovani
medici, che con il loro fiato hanno fatto respirare una grande
passione. Quattro passi per rammentare il passaggio di un grosso
movimento culturale, soprattutto giovanile, e di un entusiasmo
che oggi si lascia sospirare nel rimbalzo di un vecchio ricordo.
Passa Dario Fo, canta Gino Paoli, passa Rafael Alberti, canta
Franco Battiato, passa Marco Cavallo, canta Alberto Camerini,
e canta anche Demetrio Stratos regalando un brivido che non ha
ancora smesso di girare. Una piccola strada, dieci scalini, quattro
passi per il piacere di ricordare, e leggendo il nome, anche di
rammaricarsi. Franco Basaglia: uomo nato troppo tardi e morto
troppo presto!
(Pino Roveredo)
(Domenica 30 ottobre 2005, Il Piccolo - Trieste)
[articolo inserito il 30-10-2005]
Ultimi articoli: [Rassegna Stampa]