Rassegna Stampa
I numeri dell'assistenza
Così mezz'Italia perde la rete dei servizi pubblici
Il rapporto del 2001 del ministero della Sanità confermava
la presenza della rete di servizi per la tutela della salute mentale:
707 centri di salute mentale , 321 servizi psichiatrici di diagnosi
e cura negli ospedali generali e 17.000 posti residenziali diversamente
distribuiti in tutte le regioni, 56 case di cura private e accreditate
e 23 cliniche psichiatriche universitarie. Per quanto una rete
di servizi sia ormai presente in ogni provincia e in ogni azienda
sanitaria italiana, le risorse messe in campo soffrono di molte
approssimazioni e si mostra insufficiente la distribuzione delle
componenti organizzative dei D.S.M. nelle regione promotrici del
Forum rispetto al resto del paese.
Nel Centro Sud un DSM ha mediamente 80 mila abitanti in più
rispetto al suo equivalente nel Nord Italia.
Il territorio di competenza di un CSM è più popoloso
nel meridione (86.000 abitanti vs i 76.000 di un CSM del Nord
Italia). Nel rapporto del 2001 non erano rilevati ma sono presenti
e di recente sono aumentati i centri di salute mentale con p.l.,
aperti 24 ore su 24, sette giorni su sette, solo in Campania se
ne contano 10. La qualità dell'assistenza resta in
generale scadente: non diffusi dappertutto i centri di salute
mentale (dal censimento risulta che nel Molise vi è un
C.S.M. per 350 mila abitanti) e tranne i 14 citati gli altri sono
aperti per non più di sei giorni alla settimana e accolgono
l'utenza a fasce orarie (6 – max 8 ore) invece delle
12 ore previste dal Progetto Obiettivo Tutela Salute Mentale.
Nel Centro Sud c'è un p.l. in SPDC ogni 20 mila abitanti
contro i 2 p.l. ogni 30.000 abitanti del resto dell'Italia.
Come rileva una ricerca recente dell'Istituto superiore
della sanità (Progres Acuti) la segregazione delle persone
ricoverate è consuetudine e la negazione del diritto abituale.
Il 67,7% dei servizi (S.P.D.C., CPU, CSM 24 ore) ha abitualmente
la porta d'ingresso sbarrata, nel 77,5% dei servizi si legano
le persone ricoverate, nel 24,5% delle strutture i ricoverati,
anche se le loro condizioni lo permetterebbero, non possono uscire
dal reparto neppure per frequentare l'area ospedaliera e
nella metà delle strutture non possono utilizzare tutti
i tipi di posate per i pasti.
Per le strutture residenziali questi dati peggiorativi sono confermati
dal fatto che nel nord Italia ogni 20.000 abitanti ci sono 7 p.l.
dispo-nibili nelle residenze mentre al sud i p.l. utilizzabili
sono 5 ogni 20.000 abitanti. Le strutture residenziali finiscono
spesso per essere luo-ghi pietrificati, se non realtà neomanicomiali
con una sovrabbondanza di posti residenziali specie sulle 24 ore
a fronte della scarsità quali-quantitativa dei servizi
pubblici.
Accanto alla rete dei servizi messi in campo dai DSM nel centro
sud sono diffuse le case di cura convenzionate e/o private.
I servizi per la tutela della salute mentale hanno un territorio
di competenza definito, accolgono senza selezionare tutta la domanda
pro-veniente da esso, compresi i ricoveri obbligatori (T.S.O.),
a differenza delle case di cura che non hanno solitamente un territorio
definito, non accolgono le persone sottoposte a T.S.O. e selezionano
la domanda. Anche l'utenza è diversa, nei S.P.D.C.
il gruppo più numero-so sono i giovani uomini tra i 25
– 44 anni (25,8%) mentre nelle case di cura convenzionate
le donne con più di cinquantacinque anni sono il gruppo
più rappresentato (30,0%).
Dall'analisi delle informazioni raccolte nella ricerca Progres
Acuti si scopre che nel centro sud solo il 31,3% dei p.l. appartengono
alle rete dei servizi pubblici (S.P.D.C., CPU, CSM 24 ore) mentre
ben il 68,7% afferisce alle case di cura convenzionate. Nel resto
dell'Italia tale rapporto di 1:2 si riduce, il 45,8% del
p.l. si trova nei servizi pubblici mentre il 54,2% nelle strutture
convenzionate. Mediamente in un SPDC ci sono 12 p.l (14 nelle
CPU, 4 nei CSM 24 ore) contro i 98 delle case di cura convenzionate
nelle quali l'elevato numero di p.l. rimanda ad un'idea
obsoleta di reparto psichiatrico La durata del ricovero varia
a seconda del tipo di struttura in cui esso avviene. I SPDC si
caratterizzano per un turn over più accentuato, Nord o
Sud in meno di due settimane si è dimessi, 10 gg a Milano
13 a Bari. Nelle case di cura del Centro Sud di devono preventivare
sei settimane di degenza (41 gg.) mentre nel resto del paese la
degenza scende a 30 gg. I ricoveri nelle case di cura convenzionate
sono finanziati a giornata di degenza nella maggior parte dei
casi per cui è possibile che sulla durata media più
ridotta del Nord influiscano le penalizzazioni tariffarie introdotte
ad esempio dal Veneto nel caso in cui la degenza si prolunghi
oltre una finestra temporale definita. Il fatto che in alcune
regioni del centro sud (Lazio, Campania, Calabra) i p.l. nel settore
privato superino il 75% dell'offerta complessiva fa si che
il grosso delle risorse finanziarie delle ASL vada a sovvenziona-re
il settore privato. Per questi motivi i DSM languono spesso abbandonati
a se stessi o in condizioni di pesante marginalità senza
esse-re in grado di coordinare ed integrare l'offerta dei
privati.
(Renata Bracco)
(Domenica 11 ottobre 2005, Il Sole-24 Ore
– Settimanale Sanità)
[articolo inserito il 13-10-2005]
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