Rassegna Stampa
A 25 anni dalla morte di Franco Basaglia, il padre della legge
180
A Trieste Giuseppe Dell'Acqua ricorda Basaglia a 25 anni dalla
sua scomparsa
"Sono trascorsi 25 anni dalla morte di Franco Basaglia, un tempo
storico ormai non piu' affidato alle cronache, per cui mi sembra
sbagliato collocarlo solo accanto alla legge 180 e alla riforma
che ha portato alla chiusura dei manicomi in Italia": lo dice
Giuseppe Dell' Acqua, direttore del Dipartimento di salute mentale
di Trieste, erede, con Franco Rotelli, di quell"unica rivoluzione
pienamente riuscita' - come la defini' Norberto Bobbio - che proprio
da Trieste parti' per poi 'invadere' il mondo.
"La riforma infatti - spiega Dell'Acqua - e' qualcosa di estremamente
limitato rispetto a quello che Basaglia aveva saputo introdurre
come contraddizione e tensione nel campo della malattia mentale
e delle istituzioni totali. Un passaggio ineludibile - aggiunge
- qui e in tutto il mondo nel momento in cui qualcuno voglia affrontare
i problemi della salute mentale e non solo. Nulla e' come prima
- racconta - perche' Basaglia ha restituito al 'matto', la soggettivita',
la dignita', il diritto di cittadinanza e la liberta' non da qualcosa
(i manicomi, le istituzioni) ma per qualcosa e cioe' la possibilita'
di svilupparsi come identita' irripetibile. E' stata l' Utopia
della realta' - come si intitola l'antologia di scritti di Basaglia
pubblicata di recente da Einaudi - perche' Basaglia non si e'
accontentato del dato, ma ha lavorato con urgenza costante per
il cambiamento e perche' quel sogno, quell'utopia si realizzassero
nella pratica quotidiana. Oggi, per me, e' questo il segno incancellabile
di questa fortunata esperienza professionale".
"Oggi, rapportarsi con chi soffre - sottolinea - non puo'
prescindere da quello che e' stato, cosi' come si puo' denunciare
cio' che e' oppressivo perche' sono cose che Franco Basaglia ha
messo in luce una volta per tutte". "Trentacinque anni
fa il fatto che una persona - uomo o donna - passasse la sua vita
in manicomio, in un tempo e in uno spazio finiti, era un qualcosa
- dice ancora Dell' Acqua - che faceva parte della naturalita'
della vita degli uomini. L' arrivo di Basaglia e la messa in pratica
della sua utopia fecero capire subito che questa situazione era
un artefatto istituzionale e che era inaccettabile che un essere
umano potesse vivere in un tempo 'arrestato'. Così - sottolinea
- e' cambiato radicalmente il mondo di vedere la follia: uomini
e donne che soffrono sono soggetti titolari di diritti che possono
esperire tutte le possibili strade che non potranno piu' chiudersi
alla liberta' e alla speranza".
"Le leggi, le riforme - conclude - hanno tempi e metodi che
sono relativi alle amministrazioni, alle politiche, alle economie,
mentre Basaglia ha costruito un linguaggio e una visione del mondo
completamente nuovi. Su questo stimolo il movimento per la salute
mentale ha ripreso vigore attraverso la costituzione del Forum
nazionale per la salute mentale che in ogni regione sta promuovendo
partecipazioni ed azioni che tendano a ridurre l'insopportabile
dissociazione tra i grandi cambiamenti culturali ed istituzionali
e le pratiche misere, stupide e violente che ancora persistono".
(Martedì 30 agosto 2005, Vita.it)
[articolo inserito il 30-08-2005]
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