Rassegna Stampa
La libertà è terapeutica. A 25 anni dalla morte
di Basaglia
Maria Grazia Giannichedda ci ricorda su il Manifesto di sabato
27 agosto che, alla fine dello stesso mese di 25 anni fa, moriva
lo psichiatra cui dobbiamo la legge 180, ovvero quella legge che
abolisce i manicomi cercando di riformare le istituzioni psichiatriche.
Bene fa Giannichedda ad evocare lo spessore e l'intelligenza del
personaggio Franco Basaglia, ricordandolo per la sua capacità
di pensare tutto quello che potrebbe egualmente essere, e di non
dare maggior importanza a quello che è, che a quello che
non è.
Così com'è necessario rilevare, come viene fatto
nell'articolo, il cambiamento, per tanti aspetti l'involuzione,
avvenuto nelle istituzioni e nella società.
Dell'uomo Franco Basaglia può parlare chi, come Giannichedda,
ci lavorò assieme e ne condivise le esperienze. Di ciò
che rappresenta l'esperienza triestina, delle normative avanzate
e in gran parte inapplicate, delle pratiche sociali derivate,
siamo tutti testimoni e debitori.
Fondamentale fu l'intreccio tra movimenti politici e culturali,
personaggi 'illuminati' interni alle istituzioni, presa di coscienza
dei cittadini che portò a ribaltamenti di prospettive e
di convinzioni molto terapeutici per la libertà di ciascuno
di noi. Il fulcro intorno al quale è avvenuto il rovesciamento
sta nel considerare il malato psichico non come un oggetto buono
solo a trattamenti più o meno autoritari, bensì
come un soggetto con pari diritti e dignità degli altri
cittadini e, soprattutto, portatore di storie e contraddizioni
che ci riguardano, tutti.
Il manicomio non è sparito, esiste sotto varie forme più
o meno medicalizzate. Non possiamo però permetterci di
dire che quella rivoluzione interna alle istituzioni sia stata
inutile. Anzi, è una di quelle esperienze a cui tornare
per capire come avviare e gestire dei processi di trasformazione
che abbiano al centro i diritti e la dignità delle persone.
Troppe volte ci siamo fermati all'empiricità di alcune
esperienze nel sociale, senza riflettere a fondo su quanto un
progetto, sia pur parziale, necessiti di teorie e interpretazioni
condivise, di alleanze e soggetti sociali di riferimento, oltre
che di metodo e capacità pratiche.
Questa breve e confusa riproposizione dell'articolo di Maria Grazia
Giannichedda vorrebbe essere un invito a riflettere su quanto
la sfera della politica sia stata presente nelle esperienze che
sintetizziamo con la figura simbolo di Franco Basaglia e di quanto
sia oggi prioritario costruire una sensibilità politica
che dia spessore di progetto e non, come rileviamo continuamente,
spettacolari personalismi.
Per concludere, così sintetizzava in un suo articolo *
un altro Franco a cui sarebbe utile tornare, Franco Fortini: la
condizione che chiamiamo di libertà - da qualcosa e per
qualcosa - non è terapeutica o lo è solo se contiene
in sé la possibilità di un superamento di se stessa,
ossia una obbligazione e un impegno, quindi un'accettata limitazione
di se stessa per un fine e un orizzonte ulteriori...
* Franco Fortini, "Le minoranze possono farci uscire dal
secolo dell'orrore", il manifesto, 28 ottobre 1986.
(Ettore Macchieraldo)
(Martedì 30 agosto 2005, Social Press)
[articolo inserito il 30-08-2005]
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