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Legge 180: a 25 anni dalla morte di Basaglia, l'utopia ha vinto

(ANSA) - TRIESTE, 30 AGO - "Sono trascorsi 25 anni dalla morte di Franco Basaglia, un tempo storico ormai non più affidato alle cronache, per cui mi sembra sbagliato collocarlo solo accanto alla legge 180 e alla riforma che ha portato alla chiusura dei manicomi in Italia": lo dice Giuseppe Dell' Acqua, direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste, erede, con Franco Rotelli, di quell' 'unica rivoluzione pienamente riuscita' - come la definì Norberto Bobbio - che proprio da Trieste partì per poi 'invadere' il mondo. "La riforma infatti - spiega Dell' Acqua - è qualcosa di estremamente limitato rispetto a quello che Basaglia aveva saputo introdurre come contraddizione e tensione nel campo della malattia mentale e delle istituzioni totali. Un passaggio ineludibile - aggiunge - qui e in tutto il mondo nel momento in cui qualcuno voglia affrontare i problemi della salute mentale e non solo. Nulla è come prima - racconta - perché Basaglia ha restituito al 'matto', la soggettività, la dignità, il diritto di cittadinanza e la libertà non da qualcosa (i manicomi, le istituzioni) ma per qualcosa e cioé la possibilità di svilupparsi come identità irripetibile. E' stata l' Utopia della realtà - come si intitola l'antologia di scritti di Basaglia pubblicata di recente da Einaudi - perché Basaglia non si è accontentato del dato, ma ha lavorato con urgenza costante per il cambiamento e perché quel sogno, quell'utopia si realizzassero nella pratica quotidiana. Oggi, per me, è questo il segno incancellabile di questa fortunata esperienza professionale". "Oggi, rapportarsi con chi soffre - sottolinea - non può prescindere da quello che è stato, così come si può denunciare ciò che è oppressivo perché sono cose che Franco Basaglia ha messo in luce una volta per tutte". "Trentacinque anni fa il fatto che una persona - uomo o donna - passasse la sua vita in manicomio, in un tempo e in uno spazio finiti, era un qualcosa - dice ancora Dell' Acqua - che faceva parte della naturalità della vita degli uomini. L' arrivo di Basaglia e la messa in pratica della sua utopia fecero capire subito che questa situazione era un artefatto istituzionale e che era inaccettabile che un essere umano potesse vivere in un tempo 'arrestato'. Così - sottolinea - è cambiato radicalmente il mondo di vedere la follia: uomini e donne che soffrono sono soggetti titolari di diritti che possono esperire tutte le possibili strade che non potranno più chiudersi alla libertà e alla speranza". "Le leggi, le riforme - conclude - hanno tempi e metodi che sono relativi alle amministrazioni, alle politiche, alle economie, mentre Basaglia ha costruito un linguaggio e una visione del mondo completamente nuovi. Su questo stimolo il movimento per la salute mentale ha ripreso vigore attraverso la costituzione del Forum nazionale per la salute mentale che in ogni regione sta promuovendo partecipazioni ed azioni che tendano a ridurre l'insopportabile dissociazione tra i grandi cambiamenti culturali ed istituzionali e le pratiche misere, stupide e violente che ancora persistono".

(Martedì 30 agosto 2005, ANSA)

[articolo inserito il 30-08-2005]

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