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ANCORA POLEMICHE A 25 ANNI DALLA MORTE

Legge Basaglia, un disastro targato Sinistra

Venticinquesimo anniversario della morte, sono esplose come e più di sempre le celebrazioni solenni e le messe cantate in onore di San Francesco Basaglia, ideatore e promotore della legge psichiatrica 180/833, che i discepoli del venerabile amano presentare come “la più avanzata del mondo”. Ma dietro a questa mistificazione propagandistica è stata nascosta e negata per un quarto di secolo una tragedia nazionale che è costata e costa ai malati, e soprattutto ai loro famigliari, sofferenze indicibili e ignorate.
Così, negli ultimi tempi, il ritmo già alto delle stragi familiari si è ulteriormente intensificato e, mentre sulla stampa sagrestana è ripresa la solita geremiade sulla “decadenza della famiglia”, su quella sinistrese tutti deprecano i guasti del cinismo e dell'egoismo prodotti (manco a dirlo!) dal consumismo capitalista. Ma nessuno indica il vero fattore scatenante dell'orrenda mattanza né, tanto meno, fa nulla per fermarla. Esso però è da vent'anni disperatamente e inutilmente denunciato, da molte Associazioni dei familiari dei malati mentali, appunto nella osannata legge 180.
Io stesso, nella prefazione al libro La tragedia psichiatrica di Maria Luisa Zardini, pubblicato dalle Edizioni Sugarco, già vent'anni fa scrivevo tra l'altro: «La legge 180, smantellando le cliniche psichiatriche e pretendendo di curare la malattia mentale in una miriade di piccoli ambulatori di quartiere dominati dalle solite clientele parassitarie e regolarmente disertati dai malati più gravi (che notoriamente ... rifiutano ogni terapia), era sbagliata alla radice e non poteva che approdare, com'è approdata, a un sostanziale azzeramento dell'assistenza e della ricerca e ad una moltiplicazione delle tragedie a sfondo psichiatrico».
Ciononostante, la legge ha continuato e continua ad essere sfrontatamente esaltata dai suoi fautori e beneficiari, che nel frattempo hanno occupato quasi tutte le posizioni di potere nel mondo psichiatrico italiano, impedendo ogni revisione legislativa e conquistando fama e onori internazionali sulla pelle dei malati e dei loro familiari. Ma si tratta di una legge tanto stolta e sballata nei suoi assunti teorici quanto tragica e criminogena nei suoi effetti pratici. Per quanto riguarda gli assunti teorici, basterà ricordare che Basaglia e gli altri ideatori della legge, da bravi pseudoscienziati della parrocchia comunista, vollero abolire le cliniche psichiatriche perché le consideravano uno strumento di persecuzione voluto dal sistema capitalista e dalla famiglia borghese per sequestrare e imbavagliare i diversi e i dissenzienti. E questa interpretazione molto “progressista” della clinica psichiatrica fu imposta per anni anche nelle nostre università (così spesso prone alle mode politiche) proprio mentre la clinica psichiatrica veniva davvero utilizzata per incarcerare e imbavagliare i dissenzienti nell'Unione Sovietica, cioè in un paese dove capitalismo e borghesia erano stati spazzati via da oltre mezzo secolo. Non meno demenziale fu il comportamento della psichiatria sinistrese nei confronti delle famiglie. Da un lato nelle pubblicazioni basagliane la famiglia veniva denunciata come “fucina della follìa” e, dall'altro, con la chiusura delle cliniche psichiatriche, i malati venivano quasi sempre ributtati nelle famiglie.
Gli effetti tragici e criminogeni di questa ottusa e arrogante ideologia psichiatrica cominciarono subito a farsi sentire. Nei primi cinque anni di applicazione della 180, cioè dal 1978 al 1983, i decessi per disturbi psichici rilevati dall'Istat aumentarono del 43,5% ed in particolare i suicidi per disturbi psichici aumentarono del 20%, mentre i ricoverati negli ospedali psichiatrici giudiziari (cioè gli autori di azioni delittuose giudicati “incapaci d'intendere e di volere” e spinti al delitto dalla mancanza d'ogni cura psichiatrica) aumentavano complessivamente quasi del 60% e tra i giovani (l'età tipica d'insorgenza della schizofrenìa) quasi dell'80%. Purtroppo in seguito, probabilmente per ordine delle nostre autorità psichiatriche basagliane, la raccolta di questi dati è cessata e la mattanza di malati e familiari prodotta dalla legge 180 ha potuto essere a lungo occultata. Ma nel 2003 un'Associazione femminile ha commissionato ad una nota organizzazione di ricerche e sondaggi demoscopici, l'Eurispes, una ricerca sulle stragi familiari. Ed è stata così scoperta una prima “fossa comune” degli eccidi basagliani.
L'indagine Eurispes ha dunque svelato che nel 2000, 2001 e 2002 vi sono stati in media 180 delitti familiari ufficialmente denunciati, mentre da un'analisi dei dati della ricerca è emerso che il 70% di questi delitti (circa 125) è consumato da soggetti squilibrati. Ciò significa che, da quando è stata approvata la legge 180, oltre 3.000 familiari sono stati assassinati da loro congiunti psicotici cui, grazie alla nostra avanzatissima legge, era mancata la necessaria terapia e vigilanza psichiatrica. E, se si applicano alle lesioni le stesse percentuali degli omicidi, si può concludere che i familiari feriti dai loro congiunti malati sono stati 6.000 l'anno per 25 anni, cioè la bazzecola di 150 mila. Ma con ogni probabilità si tratta sempre di dati molto errati per difetto. È noto infatti che la follìa viene considerata una vergogna in molti ambienti e che essa viene spesso occultata nelle dichiarazioni rese agli inquirenti.
Purtroppo, sebbene il capogruppo leghista alla Camera, Alessandro Cè, abbia proposto la revisione della 180 con un valido progetto di legge, la mattanza è continuata indisturbata anche col Ministro della Sanità Sirchia e col suo Sottosegretario Guidi. Dopo 23 anni di ininterrotta egemonia sinistrese in campo psichiatrico, i familiari dei malati e milioni di cittadini avevano votato nel 2001 per la Casa delle Libertà confidando che il centro-destra avrebbe finalmente voltato pagina. Ma tanto Sirchia quanto Guidi hanno ignorato, come i loro predecessori sinistresi, le attese disperate dei due milioni di familiari dei malati. Sirchia ha dichiarato che la 180 è tutto sommato un'ottima legge che esige solo “qualche ritocco”, mentre Guidi è andato anche più in là, dichiarando tra gli applausi del pubblico addomesticato del Costanzo Show che “chi toccherà la 180 si farà del male”. Minaccia per minaccia, vorremmo dire al Sottosegretario Guidi che, se la mattanza della 180 continuerà, a farsi del male saranno i politici che hanno tradito il voto e le speranze dei familiari e dei cittadini in materia di assistenza psichiatrica. E si tratta di una massa sterminata di elettori: una recente indagine di Tv7 ha infatti rivelato che l'80% degli italiani ritiene urgente una profonda modifica della 180.
Sia chiaro: le famiglie e gli oppositori della legge non chiedono affatto il ritorno ai vecchi manicomi, come i dogmatici del basaglismo danno a credere, ma la creazione di cliniche specializzate, come per ogni altra malattia, e umanizzate, come la malattia mentale particolarmente esige, nonché servizi agili di pronto intervento, come quelli britannici, e forme protette di reinserimento sociale. E se la Lega, questa forza politica che ha sempre saputo sfidare il conformismo cultural-politichese, farà della radicale modifica della 180 un punto irrinunciabile del suo programma, alle prossime elezioni politiche si assicurerà la maggioranza schiacciante dei due milioni di voti dei familiari dei malati psichiatrici nonché un'altra cospicua massa di voti tra i 30 milioni di cittadini favorevoli alla modifica di questa legge nefasta.

(Luigi De Marchi)

(Domenica 28 agosto 2005, La Padania)

[articolo inserito il 28-08-2005]

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