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* Rassegna Stampa

Sarà inaugurata giovedì "Viola", la mostra che racconta per immagini l'esperienza dello psichiatra veneziano a Trieste

Le cronache dal manicomio negli anni di Basaglia

È in programma questa mattina (21/06) alle ore 11 presso la Sala Mosaico del palazzo della giunta regionale (via Carducci 6) la presentazione del libro e della mostra "Viola - Cronache dal manicomio negato. Gli anni di Franco Basaglia a Trieste", che sarà inaugurata giovedì alle 18 presso il padiglione Sai, parco di San Giovanni, via Edoardo Weiss. L'iniziativa è a cura dall'Azienda Servizi Sanitari n. “Triestina” e del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia.

"Cominciammo nel 1971 da un manicomio di 1200 persone e oggi, dopo otto anni di lavoro, non c'è quasi più nessuno in questa struttura. Non pensate che li abbiamo uccisi...".

Nel 1979, un anno prima della prematura morte avvenuta il 29 agosto 1980, Franco Basaglia è in Brasile per una serie di conferenze. E racconta così, con un velo di ironia, l'esperienza triestina che l'ha visto protagonista di una riforma epocale, l'unica che l'Itala abbia conosciuto. "Ci avete insegnato il coraggio di pensare una società senza manicomi" ripete oggi il presidente del Brasile Ignazio Luia da Silva. "Viola - cronache dal manicomio negato" racconta per immagini gli anni di Franco Basaglia a Trieste. E' la prima mostra che documenta per immagi-ni il superamento del mani-comio. Il periodo è quello che va dal 1971, quando lo psichiatra veneziano assunse la direzione dell'Opp e il 1980, l'anno della sua morte. Tutte le fotografie escono per la prima volta dall'archivio del giornalista del Piccolo Claudio Emè e sono state scattate negli anni Settanta all'interno dell'ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste e dei centri di salute mentale della provincia. La selezione è stata compiuta all'interno di un "corpus" di oltre 2.000 negativi e diapositive, tra cui sono state scelte cento immagini più alcuni disegni e manifesti di Ugo Guarino. L'originale allestimento è fìrmato dall'architetto Luciano Celli. Alla mostra sono collegati il libro (200 pagine) e il catalogo "Viola", editi dallo studio emme&emme, con un'antologia di frasi di Franco Basaglia e i contributi originali di Peppe Dell'Acqua, direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste e stretto collaboratore di Fran-co Basaglia, e Franco Rotelli, strettissimo collaboratore dello psichiatra veneziano e oggi al vertice dei servizi ter-ritoriali dell'Azienda servizi sanitari triestina.

"Sono stato un testimone quasi involontario dì un passaggio epocale - racconta Emé -. Ora a più di 25 anni di distanza ho ripreso quegli antichi negativi dall'archi-vio. E sono riemersi nomi e circostanze. Giampiero, Rossana, Ljubo, Franco, Ugo, villa Renner, via Gambini, Barcola, Marco, Giuliano, Gino, Mario, la festa delle castagne, i concerti, ma anche i processi, gli articoli di giornale, l'alloggio popolare Gaspare Gozzi, il reparto P. Le porte aperte, i cancelli che non ci sono più come oggi non esiste più l'ospedale di San Giovanni. C'è una collina con scuole, istituti dell'Università, bar, appartamenti, una linea d'autobus. Sfrecciano automobili, gridano bambini. Per conquistare tutto questo ci sono voluti più di trent'anni".
Il percorso espositivo si snoda lungo i viali del parco di San Giovanni in modo da coinvolgere l'intero com-plesso di spazi, aperti e chiu-si, in un continuo rimando alle memorie storielle che questi luoghi continuano tuttora ad evocare. Il filo conduttore è il colore viola che compare in ampi stri-scioni di stoffa appesi alle balconate, alle finestre, ai parapetti delle terrazze: scritte, slogan, simboli sono serigrafati sulle stoffe. Davanti al padiglione Sai, troverà posto Marco Cavallo, colore azzurro è collocato nella piazzola semicircolare. All'interno dell'edificio inizia il percorso della mostra fotografica allestita su cavalletti e lamiere di ferro. "Gli interni - spiega l'architetto Celli - non sono mai allestiti in modo asettico (come una sala di esposizione), ma conservano l'atmosfera esistente, i mobili, i colori, i totem in legno: memorie di esperienze qui consumate più di vent'anni fa. Si entra quasi in punta dì piedi, badando a non alterare gli equilibri consolidati". La mostra con-tinua nell'atrio dell'edificio di piazzale Canestrini e poi all'interno del Centro di Salute Mentale; qui il profilo di Marco Cavallo di ferro viene messo in evidenza da un fondale di nastri viola che allacciano le alberature. La scalinata che porta al padiglione dei Laboratori e di Radio Fragola è incorni-ciata lateralmente da una strisciata di lamiere su cui è serigrafata una frase simbolica,che accompagna il visitatore nella salita. Come un racconto. Il percorso si conclude al Posto delle fragole.

(21 giugno 2005, inCittà - Trieste)

[articolo inserito il 21-06-2005]

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