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* Oltre il Parco: dal Ministero della Salute

La salute mentale nel Piano Sanitario Nazionale 2006-2008

 

Il Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 del Ministero della Salute parte da una disamina degli scenari che nei prossimi 3-5 anni caratterizzeranno fortemente il panorama sanitario italiano, sia positivamente che negativamente, in termini di opportunità e di vincoli. Vengono quindi considerate le strategie per lo sviluppo del S.S.N. in 9 ambiti specifici, le strategie operative da mettere in atto nelle linee di attività trasversali al sistema, gli obiettivi di salute e infine le modalità di valutazione delle performance del S.S.N. e del Piano Sanitario Nazionale con l'obiettivo di costruire un apparato valutativo che consentirà di monitorarne lo sviluppo, attraverso elementi di verifica dello stesso.

Il capitolo 5 "Gli obiettivi di salute del Servizio Sanitario Nazionale" dedica il quarto paragrafo alla "Tutela della salute mentale"; di seguito ne è riportato il testo completo.

Ministero della Salute

PIANO SANITARIO NAZIONALE 2006-2008

5. GLI OBIETTIVI DI SALUTE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

5.4 La tutela della salute mentale

Nel nostro Paese, le precedenti azioni programmatiche in tema di salute mentale hanno portato al consolidamento di un modello organizzativo dipartimentale, ed alla individuazione di una prassi operativa mirata a intervenire attivamente e direttamente nel territorio (domicilio, scuola, luoghi di lavoro ecc.), in collaborazione con le associazioni dei familiari e di volontariato, con i medici di medicina generale e con gli altri servizi sanitari e sociali.
La distribuzione quantitativa di tutti i servizi dei DSM soddisfa gli standard tendenziali nazionali, con valori superiori per i Centri di salute mentale, i Centri Diurni e le Strutture residenziali (pubbliche e private convenzionate), mentre disomogenea sul territorio appare la dotazione di risorse umane messe in campo e la qualità degli interventi fra le varie Regioni e all'interno di ciascuna regione.

Per quanto attiene alle attività dei Centri di salute mentale, responsabili per la presa in carico e la continuità terapeutica, sono evidenziabili le seguenti criticità:
a. scarsa conoscenza nella popolazione dell'esistenza dei servizi di cura, delle malattie mentali in generale e delle possibilità di trattamento;
b. forte rischio per molti servizi di non soddisfare le richieste di cura, sia per carenze organizzative sia per scarsità di personale;
c. difficoltà nella presa in carico di pazienti "non consenzienti" e "non collaboranti";
d. interruzioni non concordate del programma terapeutico riabilitativo;
e. primo contatto tardivo di pazienti "gravi" che, in molti casi, arrivano ai servizi già con una storia di "cronicità", con consequenziale diminuzione delle potenzialità di recupero.
Un altro punto critico riguarda le strutture residenziali, per le quali non tutte le Regioni hanno emanato criteri formali per l'accreditamento e per le attività che in esse debbono svolgersi, in rapporto alla tipologia di pazienti.
Altri punti di criticità sono:
- difforme diffusione nei DSM della cultura della valutazione della qualità;
- carente attenzione ai problemi di salute mentale nelle carceri;
- mancanza di un Sistema informativo nazionale, in grado di documentare le attività e le prestazioni fornite dai servizi, in rapporto ai bisogni dei pazienti. Disporre di tali dati è fondamentale per le conoscenze epidemiologiche e per la programmazione degli interventi futuri.
A fronte di problematiche tuttora aperte riguardanti l'accesso all'assistenza a favore dei pazienti psichiatrici, è stata recentemente istituita, presso il Ministero della salute, la Commissione nazionale per la salute mentale che opera in coordinamento con la Consulta nazionale per la salute mentale.
Nel contempo la Commissione igiene e sanità del Senato, ha avviato un'indagine conoscitiva sullo stato dell'assistenza psichiatrica in Italia e sull'attuazione dei progetti-obiettivo per la tutela della salute mentale.
Tale indagine, a partire dalla legge 13 maggio 1978 n. 180, che perseguiva gli obiettivi di tutelare i diritti del paziente; favorirne il recupero sociale e promuovere un modello assistenziale allargato sul territorio, si colloca in un mutato quadro istituzionale e normativo, che affida alle Regioni la gestione dell'assistenza per la salute mentale.

Gli obiettivi da raggiungere
- implementare la qualità dei CSM e la loro capacità di rispondere alla domanda di trattamento per i differenti disturbi mentali, contrastando la stigmatizzazione e riducendo le liste di attesa, razionalizzando le modalità di presa in carico, creando percorsi differenziati per tipologie pazienti, adottando linee guida e procedure di consenso, basati su prove di efficacia;
- migliorare l'adesione alle cure e la capacità di presa in carico dei pazienti "non collaboranti";
- attivare programmi di individuazione precoce delle psicosi schizofreniche;
- migliorare le capacità di risposta alle richieste di cura per i disturbi dell'umore (con particolare riferimento alla depressione in tutte le fasce di età) e i disturbi del comportamento alimentare (con particolare riferimento alla anoressia);
- accreditare le strutture residenziali, connotandone la valenza terapeutico-socio-riabilitativa;
- implementare i protocolli di collaborazione fra servizi per adulti e servizi per l'età evolutiva, per garantire la continuità terapeutica nel trattamento dei disturbi mentali dell'infanzia e dell'adolescenza;
- attivare e implementare interventi nelle carceri in favore dei detenuti con disturbi mentali. Garantire assistenza e reinserimento sociale ai pazienti ricoverati negli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG), con particolare riferimento ai dimessi;
- implementare i programmi di lotta allo stigma e al pregiudizio nei confronti delle patologie mentali;
- realizzare il Sistema Informativo Nazionale per la Salute Mentale.

 

Ministero della Salute
dal sito web: www.ministerosalute.it

[articolo inserito il 31-07-2006]

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